12 maggio 2021
Aggiornato 20:00
Centrosinistra

Il PD mette da parte i timori e assicura pieno sostegno a Mario Draghi

La linea illustrata già dal segretario Nicola Zingaretti - e ribadita ieri al comitato politico - ottiene un consenso unanime dai vertici del partito e anche dai segretari regionali

Nicola Zingaretti, Segretario del PD
Nicola Zingaretti, Segretario del PD ANSA

Il Pd mette da parte i timori e assicura pieno sostegno a Mario Draghi, addirittura una «cessione di sovranità» all'ex presidente della Bce su ministri e perimetro della maggioranza, come riferisce più di uno dei partecipanti alla riunione del comitato politico di ieri. La linea illustrata già dal segretario Nicola Zingaretti - e ribadita ieri al comitato politico - ottiene un consenso unanime dai vertici del partito e anche dai segretari regionali, nonostante i malumori per la presenza della Lega tra i sostenitori del governo e le ansie dei ministri uscenti e di chi spera di entrare nel nuovo esecutivo. «Draghi - spiega chiaramente uno dei partecipanti al comitato politico - ha detto chiaramente che sui ministri decide lui, non ha dato indicazioni sui nomi».

Certo, raccontano, la partita dei ministri crea qualche agitazione tra gli uscenti e anche tra le possibili «new entry», molti avrebbero voluto una vera e propria trattativa con il premier incaricato su questo, come avviene normalmente. Ma Zingaretti anche oggi ha ricordato a tutti le parole del capo dello Stato, ha ribadito che questo è appunto un «governo del presidente» e che il Pd appunto si affida al premier per la definizione della squadra. Come ha detto anche Andrea Orlando in serata: «Zingaretti ministro? Perché no, noi abbiamo detto a Draghi di valutare lui quali sono le persone più adatte. Non daremo nomi secchi ma la disponibilità del Pd a dare una mano, ci saranno altre consultazioni informali, a telefono».

La stessa «cessione di sovranità» vale per il «problema Lega». Dice Orlando: «Noi siamo pronti ad accogliere l'appello del Capo dello Stato. Sta al presidente incaricato valutare la compatibilità delle posizioni politiche tra le forze che hanno recepito questo appello». Il Pd è convinto che Matteo Salvini possa rappresentare un fattore di instabilità per il governo, «ora fa l'europeista - dice uno dei componenti del comitato politico - ma chi ci assicura che manterrà questa posizione? Però per noi sta a Draghi valutare questi rischi».

Di sicuro, Zingaretti ha anche ribadito la necessità di consolidare l'alleanza con M5s in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Anche perché, è stato il ragionamento, la destra sarà pure divisa rispetto a Draghi, ma poi alle amministrative saranno uniti.

Orlando: «Lega? Valuta Draghi compatibilità»

«Noi siamo pronti ad accogliere l'appello del Capo dello Stato. Sta al presidente incaricato valutare la compatibilità delle posizioni politiche tra le forze che hanno recepito questo appello». Lo ha detto il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, rispondendo, nella puntata di questa sera di Porta a porta, a una domanda sulla possibilità della convivenza al governo tra il Pd e la Lega.

«Se Salvini continua su questa strada potrà competere per il premio Altero Spinelli, nel senso che nell'arco di dodici ore è diventato da acerrimo nemico a sostenitore dell'Ue. Io ero alle consultazioni e ho sentito come Draghi ha messo giù le cose e non ci ha girato intorno: ha detto che il governo deve essere europeista e spingere ulteriormente sul processo di integrazione e la dimensione sovranazionale» e «rivendicare» i passi fatti dall'Ue.

«Non ce la possiamo cavare così, dobbiamo avere attenzione e cautela perchè la conversione politica di Salvini produca poi delle scelte politiche» ha aggiunto Orlando.

Marcucci: «Adesso bisogna partire»

Il capogruppo del Pd al senato, Andrea Marcucci spera che il nuovo governo di Mario Draghi possa partire «prima della fine della settimana». «Abbiamo messo sul tavolo 32,5 miliardi e va fatto subito il decreto ristori, aiutare i cittadini in difficoltà e riprendere un percorso virtuoso», ha commentato in un'intervista al quotidiano la Stampa.

Marcucci ha spiegato di non sentirsi «imbarazzato» ad appoggiare un governo che avrà al centro del proprio programma «rapporto con l'Europa, riforma fiscale, taglio del costo del lavoro e una politica economica che va verso lo sviluppo e la redistribuzione del reddito».

Quanto ai Cinquestelle, cosa succederebbe se restassero fuori? «Preferisco non prendere in considerazione questa ipotesi. Mi auguro ci siano e siano organici a questo governo», ha precisato.