27 novembre 2021
Aggiornato 09:30
Assemblea M5s

«Draghi per noi è come il lupo di Cappuccetto Rosso»

Mario Draghi divide il Movimento 5 stelle. Nell'assemblea Deputati e Senatori si confrontano con la sfida che l'incarico all'ex presidente Bce rappresenta per il partito di maggioranza relativa in Parlamento

Vito Crimi e Luigi Di Maio
Vito Crimi e Luigi Di Maio ANSA

Mario Draghi divide il Movimento 5 stelle, ma non troppo. Nell'assemblea Deputati e Senatori si confrontano con la sfida che l'incarico all'ex presidente della Bce rappresenta per il partito di maggioranza relativa in Parlamento. Nella relazione Vito Crimi ricostruisce le mosse del M5S nella crisi e ribadisce il no al governo tecnico, ricorda le esperienze passate con il premier Mario Monti e la ministra Elsa Fornero, ma avverte che anche senza appoggiare Draghi (l'astensione, non nominata esplicitamente, resta una opzione possibile) «possiamo però essere determinanti nelle scelte, su qualunque cosa».

A Crimi replicano molti interventi che appoggiano la linea del no. Del resto, dice a margine della riunione un deputato di lungo corso, «Draghi per noi è come il lupo di Cappuccetto rosso». Minoritarie ma presenti anche voci di parlamentari che chiedono di andare a vedere le carte, di non opporre un no pregiudiziale alla scelta che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato, quella di un governo nel pieno delle funzioni per affrontare l'emergenza in corso. Ancora non pervenuto Luigi Di Maio, molto atteso perché in silenzio da ieri.

Per il no ad esempio si pronuncia a inizio riunione il deputato calabrese Francesco Forciniti, che propone di «avversare con tutte le forze Draghi». Sono sulla linea del no anche la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, «dimaiano» ma amico storico anche del grande assente Alessandro Di Battista, capo dell'ala ortodossa molto critica già sul governo Conte, e Luigi Gallo, che fa un appello a ritrovare l'unità «così si spaccheranno gli altri e potremmo tornare a tentare la strada del governo politico». Contraria, ma lo aveva fatto già sapere via social network, la vicepresidente del Senato Paola Taverna, finora schierata pancia a terra a difesa di Giuseppe Conte. Senatrici vicine a Taverna la seguono nel no: come Laura Bottici, che parla apertamente di possibili elezioni e Giulia Lupo, anche lei convinta che «se restiamo uniti possiamo ancora puntare a un governo politico».

Netto il no di Nicola Morra, presidente della commissione antimafia, che ricorda la vicenda della Grecia, sottoposta a condizioni durissime quando è andata in difficoltà sul suo debito pubblico. Fra i più duri l'ex ministro Danilo Toninelli, che ricorda il suo scontro con la famiglia Benetton dopo il crollo del ponte Morandi: «Draghi - accusa - rappresenta le lobby. Autostrade con me perdeva in Borsa, con lui ha già preso il 5 per cento...».

Fra i possibilisti Filippo Gallinella, propone di andare «a sentire» senza «chiudere a priori». Marta Grande, già presidente della commissione Esteri a Montecitorio, sottolinea che Mattarella ha parlato di «governo di alto profilo, quindi anche politico» e si schiera per il dialogo come Gallinella. Federica Dieni si affida al classico «mai dire mai. Prima di parlare - suggerisce - andiamo a sentire cosa dice Draghi, pretendiamo che vengano portati avanti i nostri temi. Portiamo avanti i temi e non le persone». Si schiera per un'apertura di credito anche Sergio Battelli: «Dobbiamo spendere - ricorda - 200 miliardi, l'austerità non c'è pi e il Recovery Plan ci consente di lavorare a una crescita della green economy. Non possiamo perdere tutto». Battelli chiede chiarezza che sullo scenario politico, sulle intenzioni di Giuseppe Conte «Vuole fare un partito? Entra nel M5S?». Originale la posizione di Jessica Costanzo, firmataria a inizio dicembre della lettera contro la riforma del Mes, il cosiddetto fondo salva-Stati. Se Draghi ci offre qualche ministero perché dovremmo dire di no, si chiede la deputata.

L'assemblea prosegue, qualcuno chiede chiarimenti. Gabriele Lorenzoni vuole sapere se Crimi ha detto un no o ha proposto una astensione su Draghi. Alessio Villarosa, schierato per il no al governo tecnico, chiede di votare in assemblea. Per il sottosegretario all'Economia a Draghi mancano 27 voti al Senato e 50 alla Camera. Ma sul voto interviene a metà riunione lo stesso Crimi, parlando di un possibile pronunciamento degli iscritti sulla piattaforma Rousseau «ma solo quando avremo qualcosa da votare». La riunione prosegue, la giornata è ancora lunga, alle 19 c'è la riunione on line dei vertici M5S-Pd-LeU. La sensazione è che non sarà oggi per il Movimento il momento della scelta definitiva.