26 febbraio 2021
Aggiornato 01:30
Trattativa in salita

La partita della crisi va ai tempi supplementari

Al momento l'accordo tra i partiti non c'è, anzi sembra che i lavori della mattinata abbiano segnato ancora di più le distanze. Al centro della discussione c'è stato il nodo della giustizia

Il Presidente della Camera, Roberto Fico
Il Presidente della Camera, Roberto Fico ANSA

La partita della crisi di governo va ai tempi supplementari e appare aperta a tutte le soluzioni. Il tavolo in corso alla Camera, che si sarebbe dovuto chiudere alle 13, andrà avanti fino alle 18. Dopo il presidente della Camera Roberto Fico dovrebbe svolgere un rapido giro di consultazioni tra i leader di partito e salire al Quirinale in serata, per riferire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella sugli esiti della sua «esplorazione».

Al momento l'accordo tra i partiti non c'è, anzi sembra che i lavori della mattinata abbiano segnato ancora di più le distanze. Al centro della discussione c'è stato il nodo della giustizia, uno di quelli che maggiormente dividono M5s, Pd e Leu da Italia viva, che non fa mistero di volere la testa del Guardasigilli Alfonso Bonafede. Matteo Renzi all'ora di pranzo ha riunito i gruppi, assicurando che Italia viva è «favorevole» a un accordo di governo, ma aggiungendo che da parte delle altre forze politiche non c'è «nessuna mediazione» sui temi rilevanti.

In particolare sulla giustizia, «siamo allo zero assoluto», ha accusato, suscitando la reazione del vice segretario del Pd Andrea Orlando: «Apertura su riforma penitenziaria, modifica prescrizione, intercettazioni... Non sprechiamo questa possibilità!», twitta, spalleggiato da Piero Grasso (Leu) secondo cui il senatore fiorentino cerca «pretesti per rompere e non soluzioni per arrivare a un'intesa». Un muro contro muro che non sarà facile superare nelle prossime ore.

Anche perchè, a dispetto delle parole ufficiali, i nomi dell'eventuale nuovo governo non sono una variabile assolutamente secondaria. Renzi preferirebbe evitare il ritorno a Palazzo Chigi di Giuseppe Conte per il «ter» e potrebbe tentare di forzare la mano, pronto però ad accettarlo ma con una notevole «discontinuità» dell'esecutivo. Discontinuità che vuol dire via Bonafede, Azzolina, magari anche Gualtieri (su cui il Pd non cederà di un millimetro) e 2-3 ministeri di peso ai suoi. Si parla di Ettore Rosato all'Interno e Maria Elena Boschi o Teresa Bellanova al Lavoro. Graziano Delrio del Pd tornerebbe alle Infrastrutture. Intoccabili sarebbero Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri e Lorenzo Guerini, che garantirebbero una continuità nei settori chiave di esteri, economia e difesa.

Se l'accordo andrà in porto, Fico potrà tornare da Mattarella con una proposta concreta, con il suggerimento di un premier da incaricare per formare il governo. Altrimenti il Colle dovrà trovare una nuova soluzione, un governo istituzionale, o del Presidente. Intanto il capo dello Stato, nell'attesa che Fico termini la sua esplorazione, oggi ha diffuso una nota in occasione dell'anniversario della nascita di Antonio Segni che è stato letto in ambienti dem come un rinnovato stop a una sua eventuale rielezione al Colle ma soprattutto, nel passaggio sul semestre bianco, come un promemoria ai partiti sul fatto che il governo che nascerà deve avere una base forte perché dalla prossima estate il capo dello Stato in scadenza non avrà più la possibilità di sciogliere le Camere e far tornare il paese al voto.

(con fonte Askanews)