8 dicembre 2021
Aggiornato 07:30
La crisi di governo

Zingaretti al PD: «Proviamo con Conte», ma il rilancio di Matteo Renzi crea allarme

Uno scenario che rischia di complicare molto il lavoro di Sergio Mattarella, nei prossimi giorni. Il gruppo dei «responsabili» per ora non garantisce a Conte l'autosufficienza rispetto a Italia Viva

Il Segretario del PD, Nicola Zingaretti
Il Segretario del PD, Nicola Zingaretti ANSA

Adesso al «piano B» che tutti nella maggioranza negano bisognerà cominciare a pensare. Matteo Renzi non molla la presa, il leader di Italia Viva non mette veti su Giuseppe Conte, come fa ripetere ai suoi in continuazione, ma colpisce con violenza proprio il pilastro sul quale il premier dimissionario vuole costruire il suo terzo mandato, quel gruppo di «responsabili» messo su in Parlamento con parecchia fatica. Un gruppo che ha lo scopo dichiarato di rendere marginale il peso di Matteo Renzi nell'eventuale nuovo governo, anche se al momento l'unico vero nuovo arrivo è quello di Luigi Vitali, Forza Italia, che proprio in serata ha annunciato la decisione di unirsi ai responsabili. Il leader di Iv non esclude il sostegno a un «Conte-ter», lascia una porta aperta, ma di fatto sferra una nuova offensiva in un momento cruciale, scatenando la reazione risentita del Pd.

«Dopo aver aperto una crisi al buio in piena pandemia - dice Michele Bordo - ora Italia Viva prova a destabilizzare i partiti della maggioranza con la Bellanova che candida Di Maio a Palazzo Chigi e la Boschi che propone Gentiloni. Nel frattempo dicono pure di non porre nessun veto su Conte. Quanto dobbiamo aspettare ancora perché Italia Viva la smetta di giocare per cominciare seriamente a pensare all'Italia?». Che Renzi abbia in mente un altro premier non è un mistero, in Parlamento molti Pd assicurano che «lui va dicendo in giro che Conte non avrà i numeri e che si arriverà a un governo istituzionale».

Del resto, basta ascoltare Maria Elena Boschi, al Tg4. Risponde con malizia quando le viene chiesto di commentare l'ipotesi di Gentiloni premier: «Il problema è in casa del Pd, mi pare che il segretario Zingaretti abbia detto che si presenteranno con il nome unico di Conte. Mi sembra anche strano che al Pd non possa andare bene una persona perbene e competente come Paolo Gentiloni». E la Bellanova, appunto, spiega: «Non poniamo veti su Conte, non poniamo veti su nessuno, non subiamo veti. E, sicuramente, non c'è solo Conte».

Uno scenario che rischia di complicare molto il lavoro di Sergio Mattarella, nei prossimi giorni. Il gruppo dei «responsabili» per ora non garantisce a Conte l'autosufficienza rispetto a Iv. E i renziani sembrano convinti che per il capo dello Stato possa essere anche un po' imbarazzante dover legittimare un'operazione «fatta appositamente per sostenere Conte», con il Pd che «presta» una senatrice ai «responsabili» per arrivare alla soglia dei dieci richiesta dal regolamento di palazzo Madama.

Timori che lo stesso Nicola Zingaretti ha in qualche modo esplicitato durante la direzione del partito. Il leader democratico ha certamente detto che il Pd ha «una sola parola ed esprime un nome come possibile guida di un nuovo governo di cambiamento. Quello di Giuseppe Conte». Ma per quattro volte, durante la relazione, il segretario dice «proviamo»: è un tentativo, quello di costruire un nuovo governo, ma appunto tutt'altro che scontato. «Io dico proviamo. Certo senza veti ma al tempo stesso dico chiarezza. Lealtà. Trasparenza. Misura». E ancora: » Proviamo perché noi non abbiamo mai voluto o auspicato elezioni politiche anticipate e non le vogliamo ora».

Ma anche Zingaretti alla fine ha precisato che ci sono dei limiti al pragmatismo: «Non abbiamo nessuna intenzione di chiuderci nelle nostre stanze a cercare un governo a qualunque costo. Non è questa la nostra storia e non è questo che serve alla nazione». E anche se Conte è l'unico nome, «sarebbe insufficiente affidarsi ad un nome se in questi giorni tutti, sottolineo tutti, non compiono un atto di generosità nei confronti dell'Italia facendo un passo in avanti». Anche perché, appunto, il leader Pd ha più volte detto di non essere disponibili a governi tecnici o istituzionali e certo suona come un campanello di allarme la mossa di Matteo Salvini che si dice «pronto a ragionare» se Conte farà un passo indietro. Non è certo questo il «nuovo governo con ampia base parlamentare, al riparo dai ricatti e da azioni improvvise dei singoli partiti» citato da Zingaretti alla direzione.

(con fonte Askanews)