30 luglio 2021
Aggiornato 10:00
Maggioranza

Il PD prova a stoppare Renzi ma incalza anche Conte: «Non bastano le dirette TV»

Nicola Zingaretti è preoccupato, dopo l'ultimo strappo dell'ex Premier e insieme al suo stato maggiore decide di assestare chiaramente il partito a difesa del Governo

Nicola ZINGARETTI, Segretario del Partito Democratico
Nicola ZINGARETTI, Segretario del Partito Democratico ANSA

Le parole di Matteo Renzi sono «sbagliate», il Pd vuole una «verifica sul programma di governo» mentre il leader di Iv sta mettendo in scena una «cavalleria rusticana», ma anche il presidente del Consiglio deve cambiare passo. Nicola Zingaretti è preoccupato, dopo l'ultimo strappo dell'ex premier e insieme al suo stato maggiore decide di assestare chiaramente il partito a difesa del governo, affidando ad Andrea Orlando il compito di mandare un messaggio chiaro: «Spero che la vicenda di queste ore non produca un Papeete natalizio, diciamo. Se però dovesse essere così, è chiaro che dovremmo utilizzare la legge elettorale che c'è. Non è che potremmo inventarci molto altro...».

Insomma, il Pd non ci sta a partecipare al cannoneggiamento di del governo di cui fa parte, ma al tempo stesso - sempre attraverso Orlando - fa capire che nel merito molte critiche al premier le condivide. «La fase precedente (la prima ondata dell'epidemia, ndr) si gestiva molto col ricorso alla comunicazione, in questa serve il metodo. Non basta fare la diretta, bisogna coinvolgere le forze sindacali, le varie forze politiche. E' molto più faticoso». Di fatto, è il senso, Conte avrebbe bisogno più di un Gianni Letta, che non di uno staff di comunicazione: «Sì - risponde Orlando - Conte deve avere persone di sua fiducia in grado di tenere insieme un lavoro così complicato».

Perché il Pd teme - e lo dice da settimane - lo stallo su tutti i principali dossier, da Alitalia alle riforme. Inoltre, anche i democratici certo non hanno apprezzato le mosse del premier sul Recovery fund: «Quello su cui ha sbagliato Conte secondo me - ha detto Orlando - è di non aver detto che questa task force si colloca perfettamente nell'assetto istituzionale».

Ma, appunto, un conto è «spronare» il governo a fare meglio, altra cosa è lavorare per «distruggere». Su questo il Pd non intende seguire Renzi, consapevole anche che il Colle ha già fatto sapere che non consentirà crisi al buio che lasciano il Paese nella paralisi in una fase così complicata. Né, peraltro, il Pd intende assecondare le spinte per il rimpasto che potrebbero portare lo stesso Renzi al governo.

Zingaretti, dunque, replica con Renzi il copione andato in scena qualche giorno fa per convincere i ribelli M5s: occhio, che se crolla tutto si va al voto. «Poi - ammette un esponente Pd - quanto questa minaccia sia credibile per Renzi è un altro discorso. Ma noi non siamo un partito del 2%, non ci mettiamo a sparare sul governo mentre il premier è impegnato in un difficile Consiglio europeo».