29 ottobre 2020
Aggiornato 22:30
Governo

Romano Prodi: «Dopo il voto situazione stabile, ora conta la legge elettorale»

L'ex Presidente del Consiglio: «Ora è il momento delle scelte su come impiegare le risorse del Recovery Fund, e io ho qualche pensiero, per non dire qualche perplessità»

L'ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi
L'ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi ANSA

«Tutto è relativo, basta un piccolo incidente e io ne so qualcosa, ma il voto in sè ha stabilizzato il governo. I due partiti di governo si sono riequilibrati, le elezioni non si sono certo avvicinate». È l'opinione di Romano Prodi, ospite a «Mezz'ora in più» su RaiTre.

Prodi, che aveva annunciato di voler votare No al referendum, spiega: «Ai referendum si vota seconda coscienza, mica per vincere o per perdere. Se avesse vinto il No non avrebbe destabilizzato niente lo stesso, ma mi fa paura che si tranquillizzi tutti dicendo che le riforme sono state fatte perchè si è diminuito il numero dei parlamentari... Io sono a favore della riduzione dei parlamentari, ma questo è l'aspetto finale delle riforme, l'importante è la stabilità. Quindi ora l'importante è la riforma elettorale».

«Perplesso su scelte Next Generation, subito orientamenti»

«Ora è il momento delle scelte» su come impiegare le risorse del Recovery Fund, «e io ho qualche pensiero, per non dire qualche perplessità». Lo ha detto l'ex Premier invitando il governo italiano a dare subito, entro il 15 ottobre, le linee guida e l'orientamento sui progetti di riforma che i vari ministeri dovranno presentare.

«Leggendo le indicazioni europee - ha spiegato Prodi - si vede che i progetti verranno valutati per lo sviluppo futuro che ci possono dare. La mia critica base è questa: abbiamo 208 miliardi, se chiedi ai ministri è normale che ti chiedono per il loro ministero, per i loro elettori, per quelli che vengono rappresentati. Ma in questo modo le richieste sono per una somma che è il triplo, e non vorrei arrivassimo a dividere ogni progetto per tre, come si fa in questi casi».

E invece «avrei preferito che premier e ministro dell'Economia mettono in fila le esigenze e i progetti vengono indirizzati in quella direzione. Abbiamo tempo fino ad aprile, per l'Europa, ma il 15 ottobre vogliono gli orientamenti e credo che la scelta del metodo debba essere fatta oggi. Questa è la mia osservazione».

Sala: «Zingaretti entri nel governo, servono ministri all'altezza»

«Non credo che si debba parlare di rimpasto di governo per come sono andate le elezioni, ma dico da mesi che il compito è così difficile che è il caso di creare una compagine governativa di ministri all'altezza, con grande esperienza e una grande storia. In questo momento difficilissimo non troverei sbagliato che i leader dei partiti che sostengono il governo, siano nel governo. Poi Zingaretti dice che non vuole nulla e fa benissimo, ma io non lo vedrei sbagliato. Al di là del ruolo, secondo me dovrebbe essere parte attiva del governo». Così il sindaco di Milano Beppe Sala, ospite di a Otto e mezzo Sabato su La7.