10 agosto 2020
Aggiornato 05:00
Centrosinitra

PD, lite social tra Andrea Orlando e Giorgio Gori

A Orlando che definiva «astuzia» parlare di cambio di leaderhip in questa fase risponde il Sindaco di Bergamo: «L'ultimo sondaggio Swg dà il Pd al 19% al livello del disastroso risultato del marzo 2011

Nicola Zingaretti e Giorgio Gori
Nicola Zingaretti e Giorgio Gori ANSA

Botta-e-risposta tra Andrea Orlando, vicesgretario del Pd, e Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, sull'ipotesi, lanciata da quest'ultimo, di un congresso del partito. «E' scritto nei manuali», scrive Orlando su Twitter. «Se dopo una pandemia (forse non ancora conclusa) nel pieno di una crisi economica e dopo due scissioni un partito riesce quasi a raggiungere la principale forza avversaria la cosa migliore da fare è una discussione su un congresso che non c'è. #astuzia».

Gli risponde sempre su Twitter Gori: «L'ultimo sondaggio SWG dà il Pd al 19%, 4 punti sotto le Europee, al livello del disastroso risultato del marzo 2018, il peggiore di sempre Nel frattempo la destra si è rimescolata (ma è sempre vicina al 50%). I 5Stelle si sono dimezzati. Ma il Pd non ha guadagnato nulla. Vedi tu».

La controreplica di Orlando: «Scissioni? Comunque vedrai dopo questo dibattito aperto così (c'è stata una direzione pochi giorni fa) e in questo momento (nel pieno della manovra economica più difficile della storia recente) che balzo in avanti!».

L'intervista di Gori a Repubblica

E' un «cambio di marcia» deciso, quello che invoca Giorgio Gori. Nel Pd, che considera troppo «accondiscendente» e «rassegnato» verso gli alleati 5 Stelle. Nel governo, dove vorrebbe vedere ministri Dem nei ruoli chiave per il lavoro e lo sviluppo. Per questo il sindaco di Bergamo ribadisce le critiche all'attuale linea del partito e indica la necessità di un congresso. Il prima possibile: «Perché in autunno potrebbe essere troppo tardi per salvare il Paese», afferma in una intervista a Repubblica.

«La questione della leadership arriva dopo. In questa fase così difficile serve un Pd molto più determinato e incisivo. Il punto è quello posto dal governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco: quest'anno avremo un crollo del Pil, tra il 9 e il 13 per cento, e rischiamo di perdere tra 1,2 e 2 milioni di posti di lavoro. È arrivato il momento di accelerare le riforme di cui il Paese ha bisogno. I sussidi servono per tamponare l'emorragia, ma non bastano. Dobbiamo tornare a far crescere l'Italia, di almeno l'1,5 per cento all'anno, o saremo travolti. E il Pd, come forza di sinistra e di governo, ha il dovere di fare, non solo di enunciare, le cose che servono per ottenere quel risultato». E perché non potrebbe farlo Nicola Zingaretti? «Sarei felice se lo facesse. Ma non mi pare si stia facendo».

Stefano Bonaccini? «Non ho candidati. L'unico 'non candidato' è il sottoscritto. Per il resto, chiunque interpreti con coraggio questa impostazione per me è un buon candidato"

Bettini: «Da Gori su Zingaretti ingenuità dei tempi scelti»

«Il gruppo dirigente del Pd mai è stato coeso come ora. Invece Gori, all'improvviso, ha posto la questione assai destabilizzante di una presunta insufficienza di Zingaretti. Tutto legittimo. Ma c'è un'evidente ingenuità rispetto ai tempi che ha scelto: siamo nel mezzo di una fase drammatica e al tempo stesso non priva di possibilità di riscatto». Così Goffredo Bettini (Pd) in una intervista a Repubblica.

Per Bettini, «c'è anche una gigantesca questione di merito: Zingaretti ha preso il Pd con i sondaggi al 15%, diviso, senza linea politica e antipatico alla gran parte degli italiani. Lo ha unito, rafforzato elettoralmente e ne ha fatto il pilastro di un governo che ha emarginato la destra sovranista e affrontato finora la pandemia con dignità e serietà».

«Per me ogni atto di responsabilità democratica di FI è benvenuto», afferma Bettini. «Se si manifesta nei settori moderati del centrodestra un fastidio verso Lega e FdI si consolida una prospettiva di stabilizzazione democratica del sistema politico italiano».