12 agosto 2020
Aggiornato 20:00
Lettera al Corriere

Mario Monti, la telefonata a Giorgia Meloni «per complementarsi»

La conferma dell'ex Presidente del Consiglio: «Il 15 gennaio la chiamai, per dirle che per la prima volta mi trovavo d'accordo su una delle posizioni da lei espresse sull'Europa»

Mario Monti
Mario Monti ANSA

«Nel suo interessante e gustoso articolo sul Corriere della Sera di ieri ('La sindrome dei centouno') Francesco Verderami scrive che Giorgia Meloni avrebbe rivelato in una riunione di partito di avere ricevuto una mia telefonata di apprezzamento per alcune sue dichiarazioni. Confermo che il 15 gennaio la chiamai, per dirle che per la prima volta mi trovavo d'accordo su una delle posizioni da lei espresse sull'Europa». Lo scrive Mario Monti, senatore a vita, ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo alla Concorrenza, in una lettera al Corriere della Sera.

«Nell'intervista di due sere prima a Non è l'arena, la presidente di Fratelli d'Italia aveva infatti sostenuto la necessità, anche nell'interesse dell'Italia, che in politica estera l'Unione europea sia messa in grado dagli Stati membri di esprimersi con una voce unica. Oltre a dirmi d'accordo con lei su quel punto, ricordai alla Meloni i due campi in cui già avviene quello che entrambi auspichiamo per la politica estera: la politica della concorrenza e la politica monetaria. In essi l'Europa è già «sovrana», anche di fronte alle più grandi potenze mondiali. Ogni Stato membro partecipa efficacemente all'esercizio di quella sovranità, mentre ciascuno Stato sarebbe inefficace se in quei campi tentasse di esercitare da sé una sovranità che non si concilia più con la dimensione nazionale. Al termine di quei cinque minuti al telefono, Giorgia Meloni e io osservammo che, quando si discute nel concreto, posizioni che sembrano lontane anni luce nei dibattiti di principio possono anche trovare spiragli di convergenza».

Della Vedova: «Senza Mes Italia in labirinto alibi e rinvii»

«Conte doveva chiedere il Mes in modo rapido, lineare e comprensibile in Italia e fuori. Ma per farlo, avrebbe dovuto esercitare una leadership sul M5S, ostaggio di fisime ideologiche, che non può o non sa esercitare. Per questo, oltre che ritardare investimenti urgenti sulla sanità e per la riapertura delle scuole, ha infilato l'Italia in un labirinto di alibi e rinvii che danneggiano la credibilità negoziale in sede europea». Lo afferma il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova.

«La responsabilità di questo stallo da teatro dell'assurdo è totalmente condivisa dal PD, anch'esso succube dell'egemonia grillina sulla maggioranza», conclude il segretario di Più Europa.