20 settembre 2020
Aggiornato 13:00
La sentenza

Enrico Letta: «L'alternativa all'Europa semplicemente non c'è»

L'ex Presidente del Consiglio: «Deve essere anche chiaro ai tanti che guardano alla Cina, alla Russia o magari agli Stati Uniti, che senza l'Europa l'Italia non ce la farà. Mes? Davvero non capisco il problema»

L'ex Presidente del Consiglio, Enrico Letta
L'ex Presidente del Consiglio, Enrico Letta ANSA

ROMA - «Si profila una crisi economica e sociale drammatica, con un aumento della povertà e delle disuguaglianze: l'allarme rosso sta suonando, nessuno domani potrà dire di non averlo sentito. Gli alibi sono finiti per tutti». Lo dice Enrico Letta, presidente del Consiglio di un governo di larghe intese nel 2013, oggi professore e direttore dell'Istituto di studi politici di Parigi, parla in un'intervista a La Stampa.

«La Bce fa tre scenari economici, il migliore di questi dice che ci vorranno almeno tre anni per recuperare il livello pre-epidemia. E quella dello studio ovviamente è una media europea, noi del Sud siamo quelli messi peggio», dice «il problema è che la classe dirigente italiana, in primo luogo la politica, non mi sembra avere la consapevolezza sufficiente del disastro che ci si prepara. Attenzione, non è come il 2011: è molto, molto peggio. Stavolta l'immagine che sta davanti a nostri occhi è quella dell'abisso che ci può inghiottire. Una classe dirigente all'altezza deve sapere che stavolta non ne usciamo senza uno sforzo di unità e solidarietà, anzitutto al nostro interno».

«L'alternativa all'Europa semplicemente non c'è»

«Rispetto alla lentezza europea della crisi di dieci anni fa non ci sono paragoni - dice a proposito della reazione dell'Unione europea -. Tra Bce, Sure, Bei e Recovery Fund, in poche settimane possiamo disporre di una panoplia di strumenti che prima della crisi sarebbero stati inimmaginabili. Ma deve essere anche chiaro ai tanti che guardano alla Cina, alla Russia o magari agli Stati Uniti, che senza l'Europa l'Italia non ce la farà. L'alternativa all'Europa semplicemente non c'è e chi in questi giorni dice che l'Ue fa schifo e non sta facendo nulla, vuole solo il male dell'Italia».

«Mes? Non capisco il problema»

Cosa si dovrebbe fare sul Mes? «Usarlo, perché davvero non capisco il problema», dice l'ex premier secondo il quale «la sorveglianza rafforzata è un non-problema, esiste a prescindere dal Mes. Sono regole già applicate che fanno parte del cosiddetto trattato 'two-pack', quell'insieme di nuovi poteri che la Commissione Ue ha avuto in dote dalla crisi del 2008-2012, ma non c'entrano nulla con la condizionalità che venne imposta alla Grecia. Ricordo poi che il titolare di quei poteri è un italiano e si chiama Paolo Gentiloni».

«Serve liquidità alle imprese»

Questa settimana si riunisce l'Eurogruppo proprio per discutere di Mes e Recovery Fund. Cosa dovrebbe fare l'Italia? «Ci dovremmo porre due obiettivi. Il primo tecnico: i prestiti europei dovrebbero avere una maturità lunga, a 10 o meglio ancora 20 anni, non i 2-3 anni che vogliono gli olandesi. Il secondo è politico: è molto importante che si lavori affinché tutti i nostri alleati europei, dalla Francia alla Spagna, utilizzino il Mes e non lascino sole l'Italia e la Grecia. Perché in questa vicenda anche il messaggio che si manda ai mercati è importante». E poi «i soldi del Recovery Fund devono essere trasmessi all'economia reale immediatamente, senza burocrazia. Perché le imprese stanno vivendo un drammatico bisogno di liquidità. C'è bisogno di un vero piano per la difesa e il rilancio della nostra industria come ha proposto ieri Prodi. Poi c'è la questione del debito?».

«Chi sfascia il paese oggi...»

La risposta del governo fin qui com'è stata? «Conte ha chiesto scusa per i ritardi e ha fatto bene. Ma non è questo il momento delle critiche a chi guida. L'Italia deve andare unita in Europa», osserva Letta preoccupato dalla reazione della la politica che «non sembra capire che la crisi economica potrebbe anche provocare un malessere sociale profondissimo. L'opinione pubblica è spaventata, devono stare attenti e soprattutto stare uniti», e conclude: «Mi fa piacere che un protagonista di lungo corso come Silvio Berlusconi lo abbia capito. Chi sfascia il paese oggi non può candidarsi a guidarlo domani».