2 giugno 2020
Aggiornato 00:30
MoVimento 5 Stelle

Vito Crimi: «Da Conte nessuna apertura su MES»

Il capo politico del MoVimento 5 Stelle: «Su criteri meccanismo per ora nulla di nero su bianco. Noi abbiamo proposto forte discontinuità ma al governo ci sono 4 forze politiche»

Il capo politico del MoVimento 5 Stelle, Vito Crimi
Il capo politico del MoVimento 5 Stelle, Vito Crimi ANSA

ROMA - «Chi non ha idee può sempre cambiarle, perché vale tutto e il suo contrario. Chi come noi le ha può vincere o perdere delle battaglie, ma senza per questo cambiare le proprie idee. Come ha detto il presidente Conte il Mes è uno strumento inadeguato. A questo noi aggiungiamo che è anche pericoloso, perché apre le porte al commissariamento del nostro Paese. A questo siamo nettamente contrari». Lo ha ribadito il capo politico reggente del Movimento 5 Stelle Vito Crimi in una intervista al Corriere della Sera.

Ieri c'è stata in aula in Parlamento una mezza apertura di Conte sul Mes...«Non è stata una apertura - ha chiarito Crimi - è stata una esposizione dei fatti e della realtà. Ovvero, ipotesi che potranno avere risposte circostanziate solo a fronte di fatti concreti. Stiamo parlando di cose rispetto alle quali non c'è ancora nulla nero su bianco. Il Mes oggi è lo strumento che conosciamo, non esiste senza condizionalità o condizionalità light».

«Sbaglia e mente chi ha descritto M5s spaccato»

«Chi ha affermato che sul tema delle nomine nel Movimento 5 Stelle Stelle ci sarebbero spaccature sta sbagliando, o mentendo. Perché le spaccature avvengono nel momento in cui si hanno visioni diverse, e non è questo il caso. Il punto di vista mio e del Movimento era e resta lo stesso. Da sempre riteniamo che le nomine dei vertici delle società partecipate debbano basarsi su criteri di competenza e professionalità ed è questo criterio che abbiamo seguito, nell'interesse esclusivo del Paese, proponendo per le altre posizioni rinnovate, soggetti di comprovata esperienza e che rispondessero anche ai rigidi criteri di incompatibilità e alle caratteristiche previste dalla legge e dai vari statuti delle stesse società».

«Voglio ricordare - ha affermato - che il rinnovo dei consigli di amministrazione di alcune società partecipate dallo Stato, tra le più grandi e strategiche sia in Italia che a livello internazionale, sono scelte che competono al Governo che è composto da quattro forze politiche. Noi abbiamo proposto, fin dall'inizio e con chiarezza, una forte discontinuità, esprimendo contrarietà rispetto alla conferma di alcune figure chiave. Nel frattempo si è cominciata ad abbattere sull'Italia e sul mondo l'emergenza Coronavirus, che ha imposto a tutti la revisione delle urgenze. Alla luce di questa circostanza eccezionale, il governo ha dovuto rivedere le priorità e riformulare le scelte sistemiche, anche riguardo a settori come quello energetico, industriale e dei servizi. Il cambio ai vertici di alcune società partecipate avrebbe determinato, come effetto immediato, una fase di stasi e di riorganizzazione aziendale che il Paese in questo momento non si sarebbe potuto permettere. Per questa ragione, al termine di un percorso di confronto, è stato deciso di ridurre quanto più possibile i processi di discontinuità nell'amministrazione di alcune società strategiche».

«La scelta conclusiva, di cui mi sono assunto la responsabilità, - ha concluso il reggente M5s - è stata quella di anteporre l'interesse nazionale rispetto a possibili ricadute negative in questa fase estremamente delicata. La presenza, nei posti chiave di ciascuna azienda, di diversi professionisti autorevoli e qualificati rappresenta indubbiamente un elemento di novità rispetto al passato. Essere alla guida dell'Italia è un onore, ma anche un grande onere che prevede l'assunzione di decisioni difficili. Con le altre forze politiche che sono al governo è indispensabile condividere gli obiettivi, anche se si hanno opinioni diverse sul come raggiungerli. Dobbiamo sempre tenere in considerazione le conseguenze delle decisioni che assumiamo, nella consapevolezza che la stella polare è, e resta, l'interesse del Paese».

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