31 maggio 2020
Aggiornato 08:00
L'analisi

Matteo Renzi e le colpe dei populisti: «Ci hanno venduto un mondo da sogno, sta prendendo forma uno scenario da incubo»

Il leader di Italia Viva: «Rischiamo un crollo del pil del 15 per cento. Questo significa una carneficina di posti di lavoro. Sono cose che un politico può prevedere e cercare di evitare, un virologo no»

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi ANSA

ROMA - «Il mondo che i populisti ci avevano venduto come un mondo da sogno è un mondo che sta prendendo forma in uno scenario da incubo ed è un mondo che può essere guarito rinunciando alle peggiori tesi delle dottrine populiste. E a tutti coloro che oggi con una fare un po' da sciacallo cercano di dimostrare che i paesi non democratici sono quelli che riescono a dare le migliori risposte per uscire dalla crisi dico due cose: non fatevi accecare dalla propaganda e ricordate che le democrazie liberali che in una stagione di crisi non riescono a dare risposte veloci sono democrazie che hanno scelto di essere più che molto democratiche semplicemente poco decidenti». Lo afferma il leader di Italia Viva Matteo Renzi in una intervista al Foglio.

«Ascoltare le proposte alla Beppe Grillo o alla Gunter Pauli» ragionando su una sorta di reddito di esistenza da destinare a tutti a tempo indeterminato «significa condannare l'Italia alla non esistenza. Mario Draghi, nella sua bellissima lettera al Financial Times, lo ha detto con chiarezza: la priorità non deve essere solo offrire un reddito di base a chi perde il lavoro; dobbiamo proteggere la gente dalla perdita del lavoro; e se non lo facciamo emergeremo dalla crisi con una permanente occupazione più bassa», ha aggiunto.

«Il punto è proprio questo. L'Italia, quando tutto finirà, sarà un paese che avrà un debito pubblico molto alto, se va bene sarà del 150 per cento sul pil se andrà male sarà del 180 per cento del pil, e sarà un paese che rischia di avere un crollo del pil che gli esperti stimano tra un meno 10 per cento o un 15 per cento. Questo significa una carneficina di posti di lavoro. Sono cose che un politico può prevedere e cercare di evitare, un virologo no», ha concluso.

Faraone: «No derby emergenza sanitaria ed economica»

«Dobbiamo in questa fase mantenere un atteggiamento responsabile ed unitario: ognuno mette in campo le idee più utili per il Paese ma non è un derby tra chi difende l'emergenza sanitaria e chi quella economica. Ci vogliono misure equilibrate che fronteggino entrambi gli aspetti delle conseguenze del virus. Non siamo stati prontissimi nel contrastare l'emergenza sanitaria nei primi 20 giorni del contagio : sono mancati i dispositivi di sicurezza per i medici e gli operatori sanitari, sono mancati respiratori , tamponi , ossigeno e letti di terapia intensiva». Così il presidente dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone, intervenendo ad Agorà, su Raitre.

«Abbiamo rincorso nella prima fase, adesso non dobbiamo farci trovare impreparati anche sull'economia: abbiamo anticipato un tema vero mettendo sul campo diverse soluzioni su cui molti hanno convenuto, dai test sugli anticorpi alla riapertura a blocchi e per diverse fasce di età . Insieme alle misure di supporto economico per gli indigenti vanno aperti i cantieri nelle città deserte per riparare strade e scuole e mobilitare risorse e lavoro, naturalmente garantendo le protezioni per tutti i lavoratori. Ma si faccia tutto a burocrazia zero, sostenendo economicamente le imprese», conclude.

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