14 novembre 2019
Aggiornato 08:00

Manovra, Luigi Di Maio difende le partite Iva: «Sono la classe operaia di oggi, vanno protetti e aiutati»

Il capo politico del MoVimento 5 Stelle: Il «Pos non diventerà obbligatorio se le banche non ridurranno i costi»

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BASTIA UMBRA - «Le partite Iva sono la classe operaia dei giorni d'oggi, soprattutto quelle sotto i 65mila euro è una categoria debole che va protetta, aiutata e incentivata»: Lo ha detto Luigi Di Maio, capo politico del M5s a Bastia Umbra. Credo molto importante sostenere sia Partite Iva che commercianti e imprenditori che hanno forti preoccupazioni, non è colpa loro se banche fanno pagare su pos spese esorbitanti, prima di tutto abbassiamo costi e poi attiviamo obbligatorieta carte di credito. «Abbiamo ottenuto il rinvio di sei mesi» sull'obbligatorietà del Pos, ha spiegato Di Maio «ma non è che tra sei mesi con gli stessi costi per carte e Pos entra in vigore la norma, sono sei mesi per parlare con le banche e dire chiaramente: o abbassate i costi o non sarà mai obbligatorio con le multe quel sistema».

Di Maio: «Il regime forfettario resterà»

Il ministro ci tiene a rassicurare anche sul «regime forfettario» che «resterà. Stiamo limando i dettagli ma per me è sacrosanto: se un anno fa lo Stato ha detto vi faccio pagare 15% non può cambiare». Secondo Di Maio inoltre «il lavoratore dipendente ha più garanzie di welfare di uno autonomo. Perciò questa discussione sarà centrale nella discussione con il governo e il M5s sarà garanzia per commercianti e Partite Iva. Nei prossimi giorni lavoreremo a sciogliere le intese sulla manovra e questo sarà uno dei punti più importanti».

Bonafede: «Svolta epocale il carcere per i grandi evasori»

Il decreto che prevede il carcere per i grandi evasori «è una svolta epocale», secondo il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5S). «Io rivendico che dal punto di vista anche solo culturale la norma che prevede pene da 4 a 8 anni per chi evade cifre superiori ai 100.000 euro rappresenti un grande cambiamento», afferma il Guardasigilli in una intervista al Corriere della sera. «La soglia minima di quattro anni fa sì che non si acceda automaticamente a misure alternative alla detenzione, anche se poi toccherà sempre ai magistrati valutare i singoli casi e decidere». La riforma «riforma è uno dei tasselli della lotta all'evasione fiscale, fra i più importanti. I cittadini devono sapere che lo Stato fa pagare il dovuto a tutti, e ciò consentirà a tutti di pagare meno. I grandi evasori sono parassiti che camminano sulla testa dei cittadini onesti, un fenomeno che non può rimanere impunito. Governo e maggioranza compatti hanno dato un segnale chiarissimo e netto».

«Risultato di un lavoro di squadra»

Bonafede non condivide la preoccupazione di chi teme il rischio di ingolfare i tribunali con migliaia di nuove inchieste e processi: «Si parla di una soglia minima di 100.000 euro, non di tutte le evasioni fiscali. Il decreto è stato votato nei suoi contenuti dopo un'attenta interlocuzione con tutte le forze politiche che sostengono il governo. Ho fatto parlare e ho ascoltato tutti, anche i rappresentanti di Italia viva, e alla fine questo è il testo concordato. E' il risultato di un lavoro di squadra, perciò non mi aspetto ripensamenti né trappole in Parlamento», afferma il ministro della Giustizia.