9 dicembre 2019
Aggiornato 06:00

Marattin segue Renzi: «Nel PD serve chiarezza tra opzioni diverse»

Il Deputato del PD: «Farlo all'atto di nascita del Governo è la migliore garanzia possibile che non si intende mettere a rischio questa esperienza»

L'ex Segretario del PD, Matteo Renzi
L'ex Segretario del PD, Matteo Renzi ANSA

ROMA - Nei nuovi gruppi parlamentari «alla Camera ci aggiriamo sulla ventina di Deputati, al Senato più o meno la metà. Sia il termine centro che il termine moderati non vogliono dire più molto, sicuramente c'è l'esigenza di avere chiarezza fra le offerte politiche. In questi anni chi si è riconosciuto in Matteo Renzi ha provato ad affermare concetti come quelli che nella scuola gli insegnanti migliori vanno pagati di più, che il mercato del lavoro non funziona più come quello del secolo scorso, che il lavoro autonomo ha la stessa di dignità di quello dipendente, che non si può fare redistribuzione senza crescita e che le tasse devono scendere. Tutte le volte questi concetti sono stati visti come patrimonio estraneo a quello tradizionale del centrosinistra e il risultato è stato un messaggio confuso del Pd che ha contribuito a scarsi risultati elettorali. È arrivato il momento di fare chiarezza tra opzioni politiche distinte, che possono collaborare ma che hanno opzioni culturali diverse». Lo ha detto a Sky TG24 il deputato del PD Luigi Marattin commentando la decisione di lasciare il Partito Democratico.

Manca amalgama culturale vera

«L'Italia ha bisogno di opzioni politiche chiare - ha spiegato Marattin - purtroppo l'esperienza di avere grandi partiti con dentro varie opzioni alternative è fallita, poteva funzionare solo in presenza di una sana democrazia dell'alternanza. Matteo Renzi nel PD ha vinto due volte i congressi con il 70%, ma entrambe le volte non è riuscito ad affermare i suoi concetti proprio perché non c'era un amalgama culturale vera. Questo ha creato confusione e disorientamento nei militanti e negli elettori. Nell'interesse del Paese è arrivato il momento di avere messaggi chiari e univoci».

Operazione nasce per rafforzare il Governo

Quanto alle tempistiche della scelta «rappresentano l'unica assicurazione possibile che questa operazione nasce per rafforzare il Governo. Se fosse stata fatta fra un mese o sei mesi, chiunque avrebbe avuto il legittimo sospetto che qualcosa si stesse muovendo. Invece farlo all'atto di nascita del Governo è la migliore garanzia possibile che non si intende mettere a rischio questa esperienza che è necessaria per stabilizzare l'Italia e possibilmente darle le regole di una democrazia matura ed efficiente. È l'unica tempistica che garantisce il sostegno leale al Governo e questo garantiamo».

Luca Lotti: «Resto nel partito»

«Resto nel Pd, senza problemi». Lo ha detto il parlamentare Luca Lotti lasciando il tribunale di Roma, dopo aver presenziato all'udienza preliminare del processo Consip in cui è accusato con altre 6 persone, tra cui l'ex comandante generale dell'Arma, Tullio Del Sette. «Resto nel Pd, lo confermo e lo ribadisco - ha continuato - Il perché? Lo scoprirete più tardi».