21 ottobre 2019
Aggiornato 12:00

Matteo Salvini negli USA per sfidare la Ue: «Io comunque abbasso le tasse»

Se l'anno scorso era stato Giuseppe Conte a rivendicare un rapporto privilegiato con Trump, dopo la visita negli Usa, oggi Salvini prova a scavalcare anche il suo presidente del Consiglio.

Matteo Salvini negli Stati Uniti
Matteo Salvini negli Stati Uniti ANSA

ROMA - Italia e Usa «mai così vicini», con Roma che rappresenta «l'interlocutore più valido» per Washington e che è «un'alternativa all'asse franco-tedesco». Da qui il rilancio rispetto alle richieste di Bruxelles sui conti pubblici italiani: «Non sarà una manovra economica per tirare a campare. Io metto la mia faccia su una manovra che abbassa le tasse, non a tutti ma a tanti italiani, e non prendo neanche in considerazione l'ipotesi che non ci sia permesso di farlo». La visita di Matteo Salvini negli States serve a questo: a sfidare la Ue in un momento in cui è «più fragile»; a dettare la linea al governo su questo tema, perchè «il voto degli italiani di due settimane fa significa che vanno tagliate le tasse» e «tagliare le tasse alle imprese è questione di vita o di morte» e con il premier Conte «ci sentiremo prima di mandare la risposta»; e a dettare la linea all'esecutivo anche su tante altre questioni: il rapporto con la Cina, la posizione sul Venezuela, e finanche gli F35, uno dei temi più cari al M5s, visto che «i contratti sottoscritti non si rimangiano».

Contiamo sul buonsenso di Bruxelles

Se l'anno scorso era stato Giuseppe Conte a rivendicare un rapporto privilegiato con Trump, dopo la visita negli Usa, oggi Salvini prova a scavalcare anche il suo presidente del Consiglio: «Mi sono permesso di ricordare che la notte della vittoria di Trump eravamo gli unici in Italia che tifavamo per l'attuale presidente...». E anche ora, la sintonia è «sul 99%» dei temi: tolto il rapporto con la Russia, con Salvini che insiste nel voler «superare l'impianto sanzionatorio» verso Mosca, su tutto il resto - assicura il leader leghista - c'è piena condivisione. A partire dalla Cina: «Per la sicurezza e per l'intero impianto occidentale, il business si ferma dove iniziano i diritti», dice nonostante il suo governo abbia firmato - unico in Occidente - il protocollo sulla Belt and Road Initiative. Anche questo tema Salvini provo a declinarlo in chiave anti-Ue: «Se Bruxelles allenterà i suoi vincoli per noi sarà più facile dire no» alle sirene cinesi. «Se invece Bruxelles ci lascia alla fame è più difficile dire dei no, che noi diremo comunque: ma sarebbe più facile». Dunque, dice esplicitamente, «contiamo sul buonsenso di Bruxelles e contiamo di avere negli Usa un alleato importante. Dopo anni di strapotere franco-tedesco, forse anche a Washington hanno capito che c'è un'alternativa allo strapotere franco-tedesco».

Non mi basta una crescita delle zero virgola

In ogni caso Salvini, grazie anche alla «carica bestiale» che la visita negli States gli ha regalato, assicura che andrà avanti sulla sua strada: «L'Italia ha un governo stabile che ha come priorità di abbassare le tasse. Se ce lo permettono nel rispetto dei vincoli siamo felici, sennò le abbassiamo comunque. In deficit? Noi le abbasseremo. Con le buone o con le buone». Perchè «l'unico modo per ridurre il debito è abbassare le tasse» e perchè «non mi basta una crescita dello zero virgola, e se ci sono regole europee che mi impediscono di uscire dalla gabbia, faccio di tutto pe r cambiare queste regole. Comunque l'Italia dalla gabbia ci esce: si rassegnino, l'Italia alla crescita dello zero virgola non si rassegna. Non sarà facile, ma l'unico modo per avere una crescita dell'1, del 2 o del 3, è abbassare le tasse» con la flat tax su cui «stiamo lavorando giorno e notte».