15 agosto 2022
Aggiornato 18:00
L'intervista

Forciniti: «Draghi ha tentato l’ennesimo ricatto. E così è saltato tutto»

L’onorevole Francesco Forciniti, deputato di Alternativa, commenta al DiariodelWeb.it la fine del governo Draghi e la campagna elettorale in arrivo

Il Governo Draghi al completo in Senato
Il Governo Draghi al completo in Senato Foto: Palazzo Chigi

La parabola del governo Draghi e, con esso, di tutta la legislatura si è andata chiudendo. Il prossimo 25 settembre si andrà ad elezioni anticipate, al termine di una campagna elettorale estiva e con un panorama molto diverso da quello dell’ultima tornata: Fratelli d’Italia domina il centrodestra, il centrosinistra si è frammentato in molti partitini e il Movimento 5 stelle è ridotto ai minimi termini. Ma nell’arco costituzionale è spuntato anche un gruppo di forze antisistema, che sono rimaste all’opposizione dell’esecutivo dell’ex banchiere della Bce e che ora cercheranno di presentarsi unite al voto. È il caso di Alternativa, il gruppo dell’onorevole Francesco Forciniti, che così ha analizzato la situazione ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Onorevole Francesco Forciniti, si aspettava che gli eventi della crisi di governo precipitassero così all'improvviso?
Era difficile fare previsioni. Ogni epilogo poteva verificarsi. Ma quando, mercoledì mattina, Draghi si è presentato in Senato provando ad asfaltare ogni forma di contraddittorio democratico, mettendo in scena l'ultimo ricatto della sua carriera, lì ho capito che poteva saltare tutto.

Come mai?
Perché a quel punto, perfino il parlamento più servile, asservito, sbilanciato numericamente della storia della Repubblica non ha potuto fare altro che tirare fuori una reazione d'orgoglio. E lasciare solo l’ex premier, facendo cadere nel vuoto il suo ultimo appello. Quello che lui stava chiedendo alle forze parlamentari era davvero democraticamente insostenibile.

Quindi si è trattato di un sussulto della politica nei confronti della tecnocrazia?
Un pentimento tardivo, poco credibile e poco sincero. Più che altro finalizzato a ricollocarsi elettoralmente e a provare a rinnegare questa esperienza disastrosa di un anno e mezzo.

Ma Draghi ha sbagliato oppure, come dice qualcuno, in realtà la sua intenzione era proprio quella di andarsene?
Questo lo sa soltanto lui. Ma, se avesse voluto andarsene, avrebbe fatto meglio a non porre la fiducia sulla famosa risoluzione Casini e a dimettersi direttamente. In questo modo ha fatto una figuraccia: ha posto le sue condizioni e si è preso le sberle in faccia da parte del parlamento, perché il Senato lo ha bocciato. Anche se non hanno avuto il coraggio di dire di no e sono usciti dall'aula, comunque lo hanno lasciato malinconicamente solo.

Possiamo leggerla come una sconfitta per i poteri forti che sostenevano l'ex premier?
Secondo me sì. Draghi garantiva la conservazione di alcune rendite di potere e alcuni interessi, e la sua caduta è motivo di allarme per un certo sistema. Non a caso stanno già iniziando a terrorizzare gli italiani con lo spread, l'invasione delle cavallette e altre piaghe bibliche. Anche se, va detto, lo scenario che si va delineando probabilmente non è di discontinuità e di cambiamento. Ci sarà pochissimo tempo per comporre le liste e presentare una proposta alternativa alle elezioni.

Le forze antisistema, di cui lei fa parte, come si presentano a questa campagna elettorale? Pensa che riusciranno a comporre un'unità?
C'è pochissimo tempo e in queste ore sono in corso delle interlocuzioni, quindi non mi posso sbilanciare. Ma il mio auspicio è che si riesca a costituire un'unica area del dissenso, un fronte il più ampio possibile tra quelle forze che hanno rifiutato le politiche di distruzione creativa. Capace di unire le forze e di essere considerato anche dai cittadini come un'alternativa, serie, credibile e di spessore al pensiero unico di una classe politica che si è fatta commissariare per un anno e mezzo da Draghi. E che sicuramente sarebbe prontissima a farsi commissariare di nuovo dopo il 25 settembre.

Immagino che in questo fronte non ci sia più spazio per il Movimento 5 stelle, anche senza Di Maio.
Per quanto mi riguarda il M5s ormai non è più credibile come forza antisistema. Ha fatto una scelta di campo. È diventato apparato, una forza moderata che non ha battuto ciglio di fronte al dramma sociale che Draghi stava mettendo in piedi: le discriminazioni, i ricatti, gli impoverimenti, le svendite di Stato. Salvo poi provare ad ergersi di nuovo come paladino della questione sociale, fuori tempo massimo, a tre mesi dalle elezioni. A questo Paese serve un'area politica più marcatamente anti-establishment. Il Movimento non potrà mai più esserlo.

Centrodestra e centrosinistra, invece, in che stato si presentano a questa campagna elettorale?
Sarà un centrodestra a trazione meloniana, perché Fratelli d'Italia beneficerà di non aver fatto parte di quest'ammucchiata di governo. Nel centrosinistra il Pd rimarrà a galla e probabilmente finirà per attrarre nella sua orbita tutta la galassia dei partitini centristi, come quelli di Calenda e Renzi. Che, pur non entrando nuovamente nella casa madre, riusciranno magari a strappare nella contrattazione politica qualche seggio sicuro per i loro.

E i Cinque stelle?
Aveva puntato tutto sull'alleanza strutturale del campo progressista e addirittura è riuscito a farsi respingere dal Pd, quindi ora prega quasi Letta per potersi aggrappare. Che fine ingloriosa...

Comunque lei pensa che l'intenzione sia quella di andare di nuovo verso un altro governo delle larghe intese?
Non so se tutti partano con queste intenzioni. Sicuramente molti sì e poi, sulla base del risultato elettorale, chi ha accettato una volta l'annullamento della dialettica parlamentare potrebbe tranquillamente ricascarci.

Che bilancio finale possiamo tracciare di questa legislatura?
A me lascia sicuramente una grande amarezza. La legislatura era iniziata sotto le insegne del cambiamento, della giustizia sociale, della discontinuità rispetto a trent'anni di politiche di austerità neoliberiste. E, in effetti, nel primo anno si sono fatte anche cose importanti: quota cento, il decreto Dignità che aveva messo un freno al precariato, la legge anticorruzione, il reddito di cittadinanza, cioè il primo strumento di protezione sociale.

E poi?
Il sistema si è ripreso tutto con gli interessi. Con la complicità del Movimento 5 stelle, che aveva vinto le elezioni promettendo la democrazia diretta ed ha finito addirittura per negarci anche quella rappresentativa, consegnando tutto il suo consenso ai banchieri e ai tecnocrati. E ora ci sarà un forte astensionismo di ritorno per via degli italiani disillusi, che faranno molta fatica a credere di nuovo che le elezioni possano servire davvero a qualcosa. Sono stati cinque anni altalenanti, ma con un epilogo disastroso.