27 giugno 2022
Aggiornato 13:30
L'intervista

Crucioli: «Draghi come Monti, così vuole sacrificare le piccole imprese italiane»

Il senatore Mattia Crucioli di Alternativa spiega al DiariodelWeb.it il disegno economico che sta dietro al conflitto in Ucraina e alle politiche del governo Draghi

Mattia Crucioli
Mattia Crucioli Foto: ANSA

Ha fatto un certo rumore l'intervento a palazzo Madama del senatore Mattia Crucioli, che si è scagliato con veemenza contro il ddl Concorrenza, poi approvato e ora passato alla Camera. Si tratta di una legge pretesa dall'Europa per incassare i soldi del Pnrr e che, secondo l'esponente di Alternativa, candidato sindaco a Genova con l'appoggio del suo partito e di Italexit, Ancora Italia, Riconquistare l'Italia e del Partito comunista, risponde ad un disegno ben preciso. Quello portato avanti da tutta la politica del governo Draghi, quello di agevolare i grandi capitalisti e finanzieri a danno della piccola impresa italiana, come spiega chiaramente ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Senatore Mattia Crucioli, perché in Aula si è scagliato così fortemente contro il ddl Concorrenza?
Perché ho l'impressione che voglia abbattere gli ultimi ostacoli al grande capitalismo internazionale occidentale. L'elite finanziaria che vuole mettere le mani sugli ultimi tesoretti italiani ne trovava due.

Quali?
Uno erano i legacci normativi che consentivano agli enti pubblici di mantenere il controllo su alcuni settori economicamente rilevanti. In particolare i servizi pubblici locali che, per quanto già oggetto di precedenti privatizzazioni, rimanevano sostanzialmente nelle mani dei Comuni, attraverso le loro società in house, senza essere messi a gara. Dall'approvazione di questa norma, tutto andrà sul mercato, salvo rarissime eccezioni che gli enti locali dovranno giustificare con un percorso ad ostacoli.

E l'altro?
La seconda resistenza al capitalismo finanziario internazionale era quella degli imprenditori legati al territorio. Ad esempio, mettere a gara le spiagge e i terminal dei porti è sacrosanto. Ma questa norma non mette in chiaro il limite di una concessione, che avrebbe tutelato i piccoli concessionari, impedendo ai grandi di fare incetta. Né vieta le subconcessioni, fatto ancora più scandaloso. Così le grandi imprese potranno prendere in concessione chilometri e chilometri di spiaggia o un intero porto e poi subappaltarli, senza nemmeno gestirli direttamente, lucrando come meri intermediari. Insomma, si consente la rendita di posizione.

Mi sembra di capire che lei pensi che questa norma si inserisca in un disegno più grande.
Lo schema è lo stesso che viene portato avanti anche con la digitalizzazione. Anche in quel caso si impedisce al piccolo di stare sul mercato da solo, attraverso impedimenti tecnici. Pensiamo alle piattaforme informatiche per il delivery del cibo: si accentra la cabina di regia dove c'è il grosso lucro e si schiavizza chi poi effettivamente svolge il mero lavoro manuale, la produzione o la consegna.

In sostanza le grandi multinazionali vogliono spolpare quello che resta dell'Italia e l'Unione europea da un lato e il governo Draghi dall'altro glielo stanno consentendo?
Assolutamente. Se poi vogliamo salire ancora di un gradino e chiederci perché avvenga tutto questo, secondo me la risposta è da cercare nel darwinismo economico che era già stato portato avanti da Monti. Il grande deve mangiare il piccolo e il piccolo va accompagnato ad una morte più dolce possibile.

Per quale ragione?
Secondo me da tempo si ipotizzava la battaglia globale tra il blocco occidentale e quello orientale. L'Occidente non poteva reggere la concorrenza con il mondo asiatico, soprattutto con la Cina, che ha norme diverse e più efficienti. La democrazia ha un costo, anche a livello economico. Il nostro capitalismo lo ha capito e quindi si sta settando sulle stesse regole: meno diritti, meno tutele e meno servizi per i cittadini. Così da rendere più competitivi i grandi gruppi societari e finanziari.

Anche il Pnrr sta venendo gestito sulla base di questa logica?
Certo. Chi conosce realmente i progetti presentati, sia pubblici che privati, e i criteri in base ai quali sono stati scelti? Non c'è nessuna trasparenza. Quei soldi servono soltanto a quei grossi gruppi. Gli altri non devono prendere una lira, salvo poi pagare tutti il debito che avremo.

E la guerra in Ucraina?
Risponde alla stessa visione. Il conflitto è spinto dalla volontà di proseguire con le armi lo scontro economico tra i due blocchi. Gli Stati Uniti l'hanno già vinta strategicamente, perché hanno impedito i rapporti commerciali tra la Russia e l'Europa continentale: in primis quello del gas. Questo rafforza gli Usa e la Gran Bretagna e indebolisce sia l'economia asiatica che quella europea, che stava prendendo una piega troppo filo-cinese. Il governo Conte è caduto per questo motivo: non certo per Renzi, ma perché si stava aprendo economicamente alla Cina. D'altra parte l'operazione non nasce ieri: l'Ucraina ammassava armi provocando la Russia e soffiava sul fuoco nel Donbass dal 2014.

La democrazia ha un costo e quindi va ridotta per ridurre i costi.
Questa è la visione che, secondo me, stanno portando avanti Draghi, l'Unione europea e i Paesi egemoni della Nato.

Draghi sta portando avanti i programmi iniziati da Monti, dunque?
Sono fatti della stessa pasta. Si sono formati entrambi negli Stati Uniti e hanno quella mentalità. Accettano il sacrificio di quella che in realtà è la nostra ossatura economica: le piccole e medie imprese e gli artigiani. Nella visione all'americana sono frattaglie che possono anche scomparire. Peccato che noi siamo italiani.

La sua candidatura a Genova può essere un laboratorio politico per costruire un'opposizione di governo?
Esatto. Se ho accettato questa candidatura è con l'obiettivo di formare una coalizione di questo tipo. I cinque partiti, alcuni presenti in parlamento e altri nel Paese, non avrebbero accettato se io non avessi fatto da garante e io ho accettato perché questo poteva essere un segnale di unità non solo a livello locale. La costruzione di un fronte nuovo e post-ideologico: c'è dentro il Partito comunista ma anche Italexit.

Come fanno a stare insieme?
Perché la faglia tra i partiti non è più ideologica, ma molto concreta. Tra chi vuole la sovranità dello Stato italiano e chi vuole che sia una colonia dell'Europa, che a sua volta è una colonia degli Stati Uniti. Tra chi vuole servizi e beni pubblici e chi vuole che tutto risponda ad esigenze di mercato. A queste questioni di fondo tutti i partiti danno le stesse risposte.