20 maggio 2022
Aggiornato 20:00
L'intervista

Tardino: «Nessun passo avanti in Europa nella gestione dei profughi. Anche quelli ucraini»

L’onorevole Annalisa Tardino, europarlamentare della Lega, racconta al DiariodelWeb.it come l’Unione europea sta gestendo l’emergenza dei rifugiati ucraini

Annalisa Tardino, europarlamentare della Lega
Annalisa Tardino, europarlamentare della Lega Foto: ANSA

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha scatenato anche una nuova emergenza profughi alle porte dell'Unione europea. Ma con quali strumenti la sta gestendo Bruxelles? Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto all'onorevole Annalisa Tardino, europarlamentare della Lega e coordinatrice per il gruppo Identità e democrazia alla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Onorevole Annalisa Tardino, è cambiato davvero qualcosa in quest'ultima emergenza profughi?
Sicuramente sarà cambiato l'atteggiamento dei cittadini, la consapevolezza che si tratta di una guerra più vicina a noi rispetto ad altre. Ma di fatto, dal punto di vista normativo e a livello strutturale, purtroppo non è cambiato nulla.

L'Unione europea ha messo in atto sempre la solita politica dell'immigrazione, che ben conosciamo?
Eravamo già in stallo sulla riforma della convenzione di Dublino, che serve in maniera seria alla Ue. Noi deputati ci stiamo lavorando e abbiamo fatto dei grandi sforzi per essere al passo con i tempi. Eppure ad oggi, a causa della mobilità delle altre istituzioni, non siamo riusciti ad addivenire a nulla di concreto. Tanto è vero che abbiamo dovuto attivare una direttiva, quella della protezione temporanea, di cui paradossalmente era prevista l'abrogazione nel testo che ci era stato proposto dalla Commissione.

Una posizione quantomeno contraddittoria.
Capisce che se io sostengo che non si siano fatti dei passi avanti non è per una mera presa di posizione critica, ma perché da questo stallo normativo non riusciamo a venire fuori. Quasi tutti i gruppi politici sono fermi sulle loro posizioni. In compenso noi, che pure siamo all'opposizione, stiamo cercando di ragionare con l'S&d, con il Ppe e con tutti coloro che avanzano proposte di buonsenso. Non possiamo continuare a lavorare sulle emergenze: serve un pacchetto di norme che sia in grado di trovare soluzioni durature, a lungo termine.

Insomma, il problema che rallenta il percorso di riforma sorge dai blocchi ideologici?
Sicuramente. Ci sono gruppi politici che di qualunque modifica necessaria ne fanno una questione di principio. Bisogna finirla con il finto buonismo. Noi riteniamo di avere fatto delle proposte sensate, che possano prevenire le emergenze e le invasioni in Europa. Ovviamente non mi riferisco solo alla problematica dell'Ucraina. Siamo alle porte dell'estate e quindi ci aspettiamo nuove ondate di migranti. E per questo bisogna darci un'impalcatura normativa seria e stabile.

Prima di tutto bisogna che ogni nazione faccia la propria parte.
Non possiamo ogni volta passare la palla solamente ai Paesi di primo ingresso: come l'Italia ma oggi anche la Polonia e l'Ungheria. Che, pur essendosi in passato dimostrati restii, ora, di fronte ad una situazione di vera e grave emergenza, accolgono. Come del resto abbiamo fatto sempre anche noi italiani. Ma non possiamo essere lasciati soli. Quello che al momento sta funzionando è la solidarietà, che peraltro abbiamo sempre chiesto.

Qual è, in concreto, il percorso di accoglienza che avete in mente?
Per esempio, tra le nostre proposte, c'è anche quella di creare dei centri di smistamento delle richieste di asilo e di protezione internazionale, chiaramente guidati, regolati e organizzati dalle agenzie europee. Così sarebbe possibile ricondurre a corridoi legali e in maniera controllata chi scappa in Europa dalle varie guerre, oltre a consentirne una corretta integrazione. Senza consentire ai delinquenti, come i trafficanti di esseri umani, ma anche ai soggetti interessati, come le Ong, di scavalcare i meccanismi di legge.

Alla faccia di chi parla di una Lega che ce l'ha con gli immigrati.
Mi piace sottolineare come la formazione politica che rappresento sia stata la prima ad invocare l'accoglienza delle donne e dei bambini che scappano dalla guerra. I nostri sindaci e amministratori in Italia sono stati tra i primi a muoversi in tal senso. Le polemiche contro il nostro operato sono ideologiche, da parte di una sinistra finta buonista che vuole strumentalizzare le opinioni altrui per puntare il dito contro. Noi siamo per l'accoglienza e lo abbiamo sempre dimostrato. Da questo punto di vista non è cambiato nulla rispetto alle precedenti emergenze.

Che effetto le ha fatto la rielezione di Viktor Orban da parte dei cittadini ungheresi?
Io sono stata in Ungheria in missione per capire più da vicino l'accoglienza dei rifugiati ed ero lì anche in occasione delle elezioni. Tutto ciò che noi diciamo da lontano contro Orban e il suo governo non ha un riscontro di fatto nella realtà. Ho potuto osservare un Paese dove si vive bene e dove i cittadini vogliono questo primo ministro. Credo che i risultati, peraltro schiaccianti, parlino da soli.

E che cosa ci dicono?
Sappiamo che la coalizione d'opposizione era variegata, dalla sinistra ecologista all'estrema destra, e non era legata da un obiettivo politico o da una visione comune, ma dall'unico obiettivo di sconfiggere il nemico Orban. Ma lui ha dimostrato, in questi suoi lunghi anni di mandato, di fare l'interesse del popolo ungherese. A maggior ragione in questa contingenza storica di guerra. Condannare ciò che sta succedendo in Ucraina e dare il sostegno più ampio è doveroso, ma la mia opinione personale è che innanzitutto un premier debba fare gli interessi dei propri cittadini.

Potrebbe nascere un'alleanza a livello europeo con voi della Lega?
Con lui stiamo lavorando, tanto che nel suo discorso subito dopo la vittoria ha ringraziato gli amici italiani, per creare una forza politica alternativa a Bruxelles. E queste elezioni vittoriose potrebbero aiutare la formazione di questo nuovo gruppo, fatto di persone che credono nelle radici cristiane, nel rispetto della famiglia, nella sicurezza, nella tutela dei valori del merito, dello sviluppo, della solidarietà, della sovranità che al tempo stesso è libertà.