5 dicembre 2022
Aggiornato 19:00
L'intervista

Reginella: «L’Occidente predica pace ma arma l’Ucraina, la guerra non si ferma così»

Sara Reginella, psicologa e autrice di un reportage di guerra dal Donbass, racconta al DiariodelWeb.it la realtà che ha visto sul campo e che non ci viene raccontata

Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky
Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky Foto: Ufficio Stampa

La narrazione della guerra che ci racconta quotidianamente la grande stampa parla di un Vladimir Putin invasore e di un'Ucraina che resiste. Un'interpretazione manicheistica, che però non trova pienamente riscontro nelle esperienze di chi la realtà dei separatisti del Donbass l'ha osservata con i propri occhi, scoprendo un punto di vista molto diversa. È il caso di Sara Reginella, psicologa e autrice del libro reportage «Donbass, la guerra fantasma», e del documentario «Start Up a War, psicologia di un conflitto». Ecco cosa ha rivelato ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Dottoressa Sara Reginella, che impressione le fa leggere le cronache quotidiane del conflitto?
In Donbass io sono stata in tutto per tre volte, tra il 2015 e il 2016. E quello che ho visto non è stato raccontato dai media mainstream, anzi è stato quasi totalmente assente. Mi fa molto male che le persone provino compassione solo per una parte, quella che viene loro indicata come vittima.

Che realtà ha osservato nei suoi viaggi nelle repubbliche separatiste russofone?
Ho visto villaggi completamente distrutti, giovani che avevano perso i genitori, profughi o deceduti per colpa della guerra. Io ovviamente mi sento vicina al popolo ucraino, ma mi domando come sia stato possibile voltarsi dall'altra parte rispetto a quello del Donbass. Ciò è avvenuto per ben otto anni, mentre le milizie separatiste venivano uccise negli scontri. Siamo arrivati a questo esito, ma si sarebbe potuto evitare, ne sono certa. Invece mi sembra che tutti gli animi si spingano verso la guerra.

Perché afferma questo?
La guerra si fa in due modi: da un lato schierando militarmente gli eserciti, dall'altro fomentando l'odio contro il nemico. Questo è ciò che sta avvenendo adesso. Dobbiamo ricordarci che, prima che il conflitto degenerasse con l'ingresso dell'esercito russo, gli Stati Uniti continuavano ad armare l'Ucraina. Già prima del 24 febbraio ci si aspettava un forte bombardamento nel Donbass.

Il suo racconto stona rispetto alla versione che ci viene proposta, secondo cui la Russia è cattiva e l'Ucraina è buona.
Sì, ma questa è una realtà troppo semplificata. Usciamo da questi schieramenti, che non ci fanno bene. Non si tratta di identificare i buoni e i cattivi, bensì di capire i motivi per cui si fanno le guerre: economici o di espansionismo militare. Chi punta il dito verso Putin dovrebbe fare lo stesso anche verso la Nato. Che, quando la Federazione russa chiedeva rassicurazioni rispetto alla fine dell'espansione nelle repubbliche ex sovietiche, non l'hanno data. Ci troviamo in questa situazione anche perché gli accordi di Minsk, che rappresentavano il tentativo diplomatico di risolvere la questione, sono venuti meno.

Per portare avanti un negoziato efficace bisogna comprendere le ragioni di entrambe le parti.
Io invece vedo un mucchio di pacifisti che in realtà sono per la guerra, propongono di armare l'Ucraina affinché si difenda. Che discorso è: armiamoli perché si uccidano tra loro? Non posso accettarlo: io sono per la soluzione diplomatica, per la fine di questa guerra.

C'è il margine per giungere ad un accordo?
Non lo so. La Russia chiede il riconoscimento della Crimea e dell'indipendenza del Donbass. Dall'altra parte c'è un presidente, Zelensky, che sembra ostaggio dell'Occidente: da noi viene dipinto come un eroe, ma è pur sempre colui che ha detto: «Armiamo la popolazione». Non mi sembra che questa sia la posizione di chi cerca la pace. Non mi sembra che la retorica dei nostri media spinga alla comprensione. C'è tanta propaganda: non ci fanno nemmeno più leggere gli organi di stampa che vengono dall'altra parte del mondo e ci avrebbero permesso di formarci un pensiero critico. Quando si spara, le colpe rimbalzano da una parte e dall'altra. La situazione è molto pericolosa, non nascondo che temo in una terza guerra mondiale.