20 maggio 2022
Aggiornato 18:00
L'intervista

Di Giovanni: «Vi spiego come andrà a finire la guerra tra Russia e Ucraina»

Ernesto Di Giovanni, analista strategico e politico, spiega al DiariodelWeb.it gli scenari sui possibili sviluppi del conflitto russo-ucraino

Militari al confine tra Russia e Ucraina in Crimea
Militari al confine tra Russia e Ucraina in Crimea Foto: Sputnik

Mentre a Minsk procedono i difficilissimi negoziati e sul campo si continua a combattere, l’Europa e il mondo si chiedono con il fiato sospeso come andrà a finire questa guerra tra Russia e Ucraina. Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto ad Ernesto Di Giovanni, analista strategico e politico e partner di Utopia.

Ernesto Di Giovanni, a questo punto che scenari prevede per lo sviluppo del conflitto?
Ce ne sono quattro. Il primo è quello che tutti ci auguriamo: ovvero che i negoziati, che in effetti hanno compiuto qualche piccolissimo passo in avanti, abbiano successo. Che la Russia si ritiri, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni e di un loro presidio sui territori occupati: dalla Crimea, che verrebbe riconosciuta, al Donbass e alle altre Repubbliche che si sono dichiarate indipendenti dall'Ucraina. Ma secondo me questo è anche lo scenario meno probabile di tutti.

Il secondo?
I negoziati falliscono e la guerra continua. Nei prossimi giorni ci sarà l'assedio a Kiev e alle altre città dove sono stati avviati i corridoi umanitari. La capitale prima o poi collassa e tutta l'Ucraina, o solo la parte orientale, viene inglobata definitivamente nella zona d'influenza di Mosca. L'economia russa tiene, Putin resta saldamente al potere e a quel punto potrebbe anche pensare di avanzare fino alla Moldavia o di riunire i pezzetti di terra russofona nei Paesi baltici, spingendosi fino a Kaliningrad. Ovvero, si ricostituisce una nuova Cortina di ferro sull'Europa.

E se invece il conflitto si concludesse senza la vittoria di Putin?
È il terzo scenario. Ossia, la resistenza ucraina tiene, al netto dell'occupazione di alcune città, e c'è un forte stallo sul campo, la Russia non riesce a sfondare. Con l'arrivo della primavera inoltrata, l'Europa potrebbe accettare la richiesta americana di sanzioni più pesanti, soprattutto sul petrolio. E così l'economia russa inizia a crollare, con conseguenze imprevedibili dal punto di vista delle tensioni interne, che potrebbero fermare la guerra e far fallire il tentativo d'invasione. Al massimo con un minimo riconoscimento, per non far tornare a casa Putin con una sconfitta sonora.

Ha accennato anche ad un quarto scenario.
Quello peggiore per tutti. Un'escalation ulteriore tra l'Occidente e la Federazione russa. Cioè, come ha dichiarato il presidente Zelensky, l'Ucraina sarà solo la porta per una guerra più estesa.

Il primo scenario lo ritiene il meno probabile, ha detto. E il più probabile?
Il secondo e il terzo. Il quarto spero che non lo sia. Anche se sono convinto che l'idea di Putin non sia quella di fermarsi all'Ucraina. Questo non è che il primo tentativo di riportare tutti i Paesi dell'ex patto di Varsavia nella sfera d'influenza russa. E di tornare ad essere non più una potenza regionale, come la descrisse Obama nel 2014, ma mondiale, sedendosi al tavolo dei grandi. Sicuramente da questa guerra uscirà un mondo completamente diverso da quello che abbiamo conosciuto dopo la fine della seconda guerra mondiale.

L'Occidente finora come si è mosso? Ha commesso degli errori, è parzialmente responsabile se si è giunti a questo punto?
Sicuramente non è mai possibile dare la colpa solo ad una parte, quando si parla di geopolitica. Secondo me l'Occidente ha sbagliato a sbandierare la possibilità che l'Ucraina entrasse nella Nato. Forse avrebbe dovuto agire, piuttosto che cercare un dialogo costante. Tenere, cioè, una posizione molto più ferrea nei confronti della Russia. Se rileggiamo il suo discorso di Monaco del 2007, sembra che per Putin la Guerra fredda non sia mai finita e che loro non l'abbiano persa. Già da allora voleva tornare ad una situazione in cui ci fossero due forze a gestire l'ordine e la sicurezza mondiali.

Quindi secondo lei non c'è stato un deficit di diplomazia, ma un eccesso.
L'amministrazione Biden, per la prima volta, si è seduta a tavolino ad ascoltare le rivendicazioni russe. Questo è un dato di fatto. Dopodiché, al netto della posizione aperturista di alcuni soggetti del dipartimento di Stato, il Pentagono ha ammonito che una linea troppo morbida avrebbe dato una sensazione di disimpegno degli Stati Uniti dal confine orientale europeo. Ricordiamoci che le Repubbliche baltiche, la Polonia, l'Ungheria, la Romania e la Bulgaria sono tornate alla prosperità economica perché hanno potuto contare sulla difesa della Nato, nei confronti di un nemico che le ha tenute soggiogate per cinquant'anni. Per questo motivo i colloqui, andati avanti per tutto il 2021, sono falliti. E da lì è nata l'idea di Putin di invadere l'Ucraina. L'Occidente ha provato a parlare con i russi, ma nel momento in cui aveva intuito che non c'era soluzione, forse già da fine dicembre avrebbe dovuto cominciare a sostenere pesantemente Kiev a livello militare.

Ma la linea dura che lei auspica non rischia di costare molto cara anche all'Europa, in termini economici? È un prezzo che siamo disposti a pagare?
Questo lo devono capire le società democratiche. Secondo me pensare di essere immuni da queste situazioni è completamente sbagliato. Non ne usciremo finché non capiremo che la sicurezza, la democrazia e la pace non sono gratuite. Tutti i Paesi del mondo si stanno riarmando. Abbiamo già vissuto momenti disastrosi negli anni, dal Medio Oriente alla Siria ai Balcani per non parlare dei conflitti in Africa, ma d'ora in poi rischiamo di precipitare in una spirale d'instabilità. Gli Stati Uniti hanno vissuto un logoramento imperiale che li ha portati a non riuscire ad essere più l'unica potenza mondiale.

Non c’è il rischio di spingere la Russia nelle braccia della Cina?
Non confondiamo la necessità di avere, in questo momento, un partner che li possa tenere economicamente in piedi con la volontà di essere un alleato junior dei cinesi. Conosciamo benissimo l'orgoglio della Russia, da questo punto di vista. Dobbiamo offrire a quel popolo la possibilità di tornare a guardare ad Occidente e non ad Oriente, alle democrazie liberali e non alle autocrazie. Se questo significa indebolire l'economia russa, farla crollare e provocare una riflessione interna, dobbiamo provarci. Abbiamo deciso di non pagare un prezzo in termini di vite umane, perché non siamo più disposti a far morire i nostri giovani al fronte, ma qualcosa dobbiamo fare. È impossibile pensare che non ci siano costi economici di cui dobbiamo farci carico.