30 novembre 2021
Aggiornato 23:00
L'intervista

Barbagallo: «Non ci piaceva la legge Fornero e non ci piace la riforma di Draghi»

Carmelo Barbagallo, già segretario generale della Uil e oggi segretario di Uil Pensionati, spiega al DiariodelWeb.it i motivi della contrarietà alla riforma delle pensioni

Carmelo Barbagallo, fino all'anno scorso segretario generale della Uil e oggi segretario di Uil Pensionati
Carmelo Barbagallo, fino all'anno scorso segretario generale della Uil e oggi segretario di Uil Pensionati ANSA

Non è stata affatto accolta bene dai sindacati la riforma delle pensioni proposta dal governo. In occasione della riunione svolta a palazzo Chigi la settimana scorsa si è arrivati addirittura alla rottura: da una parte la posizione compatta e critica di Cgil, Cisl e Uil; dall'altra il presidente del Consiglio Mario Draghi che ha lasciando il tavolo. E ora i rappresentanti dei pensionati minacciano mobilitazioni. Il DiariodelWeb.it ne ha discusso con Carmelo Barbagallo, fino all'anno scorso segretario generale della Uil e oggi segretario di Uil Pensionati.

Carmelo Barbagallo, perché siete contrari alla riforma delle pensioni proposta dal governo Draghi?
Perché serve una riforma strutturale. Si parla di quota 102, ma per sempre o solo per quest'anno? A quanto pare solo per il 2022. Quindi l'anno successivo ci ritroveremmo con lo stesso problema. Invece dovremmo metterci attorno ad un tavolo per decidere soluzioni precise.

Serviva una riforma più complessiva, per esempio intervenendo puntualmente sui lavori usuranti?
Quella sui lavori usuranti è l'unica commissione che è andata avanti. Ma adesso non ci sono i soldi per poter mandare in pensione tutti coloro che non ci arrivano. Poi c'è un problema che riguarda anche l'organizzazione del lavoro: un anziano non dovrebbe più poter svolgere certe mansioni, dunque andrebbe spostato ad altre attività. Io, per esempio, ho sempre proposto che, invece di affidare ai giovani i lavori socialmente utili, precari e sottopagati, potremmo riservarli a quelle persone in là con l'età, ma ancora in salute ed efficienti, ad integrare la scarsa pensione che percepiscono. Non dimentichiamo che oltre il 30% dei pensionati non arrivano ai mille euro.

La risposta più gettonata è che mancano i fondi.
Si potrebbero finanziare le politiche di anzianità attiva con i 36 miliardi del Mes, ad esempio, che il governo non ha voluto. Che si potrebbero stanziare anche per l'uscita dai lavori gravosi, per la legge sulla non autosufficienza, per la medicina di prossimità, per le case di riposo che non stanno riaprendo. Perché non si può fare un discorso più complessivo? Altrimenti andiamo avanti sempre allo stesso modo: risolvendo un piccolo problema con un compromesso, che però l'anno successivo si ripresenta uguale.

Diciamoci la verità: sostanzialmente si è deciso di tornare alla vecchia legge Fornero.
Noi eravamo contrari a quella legge e lo siamo tuttora. Perché fu un'enorme operazione di cassa, che ha sottratto 90 miliardi alla previdenza. Ma il professor Monti aveva un compito preciso: quello di trovare i soldi per evitare il default del nostro Paese. Draghi non ha questo problema: i soldi che ha a disposizione sarebbero bastati, se non fossero andati anche a chi le tasse non le ha mai pagate.

Draghi, in effetti, sta lavorando anche alla riforma del fisco.
Se ne parla da un sacco di tempo. Quarant'anni fa, come Uil, organizzammo un convegno dal titolo: «Io pago le tasse, e tu?». Non ci rispose nessuno, forse per non farsi scoprire. Basterebbe recuperare il 30% all'anno dell'evasione fiscale, della corruzione, dell'usura per eliminare i problemi di bilancio e cominciare a pagare il debito pubblico.

Insomma, perché la legge Fornero fu un errore da non ripetere?
Vediamo di capirci: bisogna ridare potere d'acquisto agli anziani, che fungono da ammortizzatori sociali del Paese. Una famiglia su due conta sul sostegno, fisico o economico, dei pensionati.

Come bisognerebbe intervenire, dunque?
In Italia c'è un problema demografico: non si fanno più figli. Fra un po' la previdenza non sarà più sostenibile. Eppure, nel frattempo, non si è provveduto a separarla dall'assistenza, così da avere numeri chiari: siamo l'unico Paese in Europa a non averlo fatto. Il risultato è che l'Ocse ci chiede sempre di intervenire sulle pensioni. Non è necessario, per ora, ma io dico che serve sedersi e cominciare a studiare una riforma strutturale. Anche per quanto riguarda la previdenza integrativa, che era partita con lo scopo di recuperare le quote che mancavano dalla riforma Dini, passando dal retributivo al contributivo. È un sistema che funziona benissimo, ma non decolla perché si pensa sempre al mercato e al privato.

Pensa che Draghi vi darà retta?
Mi auguro che riapra il dialogo con le nostre confederazioni e che metta da parte l'austerità di vecchio stampo, che ora non è più utile per far ripartire il Paese.

Finora vi ha ascoltato abbastanza, oppure le contestazioni al governo non hanno diritto di cittadinanza?
Draghi è una persona autorevole, competente e con grande credibilità internazionale: doti che non voglio mettere in discussione. Ma è l'ex governatore della Bce, un banchiere: dunque è liberista, non può avere la stessa attenzione sociale di un sindacato. Con la logica del profitto, in questi anni abbiamo smarrito la strada del welfare per le fasce più deboli e i lavoratori e i pensionati hanno perso potere d'acquisto. E ora ripartirà anche l'inflazione.

A che mobilitazioni state pensando per contrastare questa riforma?
Noi pensionati non possiamo minacciare lo sciopero. Al massimo chi non ha le risorse per garantirsi i pasti può fare quello della fame, ma non ci conviene perché è autolesionistico. Semmai dobbiamo informare i sedici milioni di pensionati. Ma anche recuperare il rapporto con i giovani.

In che modo?
Da molti anni dico che mi piaceva un vecchio proverbio masai: «I giovani corrono veloci, gli anziani conoscono la strada». Solo assieme possiamo arrivare prima e dove dobbiamo arrivare. Il governo si metta in testa che, discutendo con noi, deve parlare anche della pensione di garanzia per i giovani che hanno svolto attività frastagliate, deve rinnovare l'opzione donna, deve considerare l'attività di cura delle donne come lavoro gravoso. Noi siamo disponibili. Ma rendiamoci conto che, se tra qualche tempo, non ci sarà più la parità tra lavoratori e pensionati, avremo difficoltà a garantire il reddito. E non possiamo permettercelo, altrimenti il Paese ricadrà nella crisi economica che ha conosciuto in questi anni.