Parlano i team principal delle tre squadre top

Mercedes e Red Bull all'attacco con le novità tecniche. E la Ferrari va per la sua strada

Le prime prove libere del Gran Premio di Spagna hanno confermato l'efficacia della raffica di sviluppi portati dalle due squadre avversarie: «Siamo contenti del risultato», giurano i boss Wolff e Horner. Ma Arrivabene non si fa intimorire: «Portiamo avanti il nostro programma»

La Ferrari lanciata sul rettilineo principale di Barcellona
La Ferrari lanciata sul rettilineo principale di Barcellona (Pirelli)

BARCELLONA – Quello del Gran Premio di Spagna promette di essere il weekend della verità, almeno dal punto di vista tecnico. Per non lasciar scappare la Ferrari che comanda il campionato del mondo, infatti, la Mercedes e la Red Bull hanno finalmente messo sul tavolo tutte le loro carte. Sulle monoposto sono comparsi gli ultimi sviluppi su cui gli ingegneri hanno lavorato per settimane e settimane, una raffica di novità che nelle intenzioni dei due team dovrebbero consentire di riequilibrare i rapporti di forze che finora avevano visto favorito il Cavallino rampante. E, stando a quanto si è visto nelle prove libere del venerdì, le prime indicazioni paiono positive: «Finora siamo abbastanza contenti del risultato, la macchina sembra certamente molto sofisticata – ha commentato Toto Wolff, team principal della Mercedes che ha dominato entrambi i turni – Ma è l'interazione di tutti i nuovi pezzi che, in generale, dovrebbe farci guadagnare in termini di prestazione». Anche le Lattine, pur rimanendo alle spalle delle due Rosse, si sono notevolmente avvicinate: «Probabilmente alcuni giornalisti l'hanno sopravvalutato, ma è un aggiornamento piuttosto significativo dal punto di vista aerodinamico – conferma il boss Christian Horner – La maggior parte è piuttosto visibile, ma ci sono degli elementi che non vedete e sui quali abbiamo profuso molto lavoro, tempo e impegno in officina».

La Rossa non si scuote
Un vero e proprio assalto ingegneristico incrociato, dunque, quello in mezzo al quale si ritrova oggi la Ferrari, inaspettatamente capolista dopo i primi quattro GP extra-europei. Un assalto a cui, però, il team principal di Maranello, Maurizio Arrivabene, ha deciso di rispondere nell'unico modo sensato: proseguire seguendo la propria filosofia, che tanti risultati positivi ha già dimostrato di dare in questo inizio di stagione. «Ovviamente siamo contenti, non ci aspettavamo di essere in testa al Mondiale ma il duro lavoro sta pagando – ha spiegato – Detto questo, ho visto una Red Bull in crescita qui a Barcellona e una Mercedes che deve difendere il campionato del mondo, che è la più forte e il punto di riferimento per tutti noi. Una delle lezioni che abbiamo imparato l'anno scorso è tenere d'occhio tutti i nostri avversari. Visivamente la Mercedes è impressionante, ieri la guardavamo tutti, ha un impatto molto interessante, creativo e sorprendente. Ma la Red Bull, per quanto meno evidente, resta estremamente efficiente. Dobbiamo tenere in considerazione quello che fanno, per poter competere con loro e continuare il nostro sviluppo. Uno dei mantra di quest'anno è vedere se fanno qualcosa di interessante, studiarlo, ma seguire la nostra strada: abbiamo un programma che vogliamo portare avanti senza distrazioni». Tale è l'unità della Scuderia verso un unico obiettivo, quel titolo mondiale che manca ormai da dieci anni, che finiscono in secondo piano perfino le trattative per i rinnovi dei contratti in scadenza dei due piloti Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen: «Dovete comprendere lo spirito del team quest'anno – prosegue Arrivabene – Stiamo davvero lavorando come squadra e i due piloti ne fanno parte integrante. Siamo così concentrati su quello che stiamo facendo, stiamo lavorando sodo, tutti insieme, che il discorso dei contratti non è una priorità. Vi dico la verità. Stiamo lavorando bene insieme, perciò vogliamo fare del nostro meglio per migliorare la prestazione della vettura, l'atmosfera è ottima. Perché dovremmo iniziare a parlare di qualcosa che ci distrarrebbe? Ci guardiamo negli occhi e sappiamo di essere una squadra».