20 luglio 2019
Aggiornato 11:31

Renzi e la sua «terza posizione» sull'Europa

Il premier a Cagliari: dobbiamo trovare una «terza via» fra quelli che «urlano, gridano e screpitano 'fuori dall'Ue, non rendendosi conto che non esiste uno spazio fuori dall'Europa» e quelli che invece «nel nome di ce lo chiede l'Unione, hanno accettato tutto»

CAGLIARI – Il premier, Matteo Renzi, è tornato ad attaccare l'Unione europea (Ue) pur ammettendo di non aver posto finora nessun veto al bilancio comunitario. Da Cagliari ha ribadito la sua linea sulle politiche europee di immigrazione, sostenendo che l'Italia riceve «denari che vengono chiamati fondi europei, ma in realtà sono soldi che l'Italia dà all'Europa e le vengono restituiti anche in misura minore da parte delle istituzioni europee».

«Pronti a tutto, anche al veto sul bilancio Ue»
Il presidente del Consiglio ha continuato: «Gli accordi sull'immigrazione che noi oggi smettiamo di finanziare la nostra quota parte, che è una quota parte superiore a quella che recuperiamo, non lo possiamo dire. Ma possiamo, e lo stiamo facendo annunciare che per il prossimo bilancio di cui sta iniziando la discussione nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, noi siamo pronti ad ogni tipo di intervento; sino ad arrivare al veto se non vi sarà una corrispondenza di impegni e di obblighi». Per il segretario del Partito democratico non si tratta di un ragionamento da «egoisti» ma anzi «noi siamo pronti a contribuire» chiedendo che da parte europea ci sia uno sguardo più «degno di questo continente di questa istituzione, con una grande storia» e per questo motivo vogliamo che ci sia più «rispetto per l'immigrazione, che ci sia più attenzione per la crescita, che quel modello economico che negli anni dell'austerity è stato presentato come l'ultima e unica spiaggia e che ha dimostrato i suoi limiti e le sue debolezze venga accantonato».

La terza via di Renzi sull'Ue
Renzi ha quindi lanciato la sua «terza via» fra quelli che «urlano, gridano e screpitano 'fuori dall'Europa, non rendendosi conto che non esiste uno spazio fuori dall'Europa» e quelli che invece «nel nome di ce lo chiede l'Europa, hanno negli ultimi anni accettato tutto, anche quelle politiche di tagli che i comuni hanno subito». Poi il premier ha ricordato che quando ha iniziato questa «splendida esperienza di governo» in molti guardavano all'Italia come un Paese a rischio fallimento, sostenendo che potesse fare «la fine della Grecia», mentre lui già allora diceva: «Dobbiamo superare la Germania». Oggi passati due anni e mezzo, ha proseguito il presidente del Consiglio, «se torniamo a coordinarci con un progetto Paese», non soltanto la Cina «ha fame d'Italia», riferendosi alla visita del presidente cinese Xi Jinping in Sardegna, ma il mondo intero «ha desiderio di qualità e di bellezza. E chi glielo può offrire se non l'Italia?».

«Fare meglio della Germania è un sogno possibile»
In chiusura Renzi ha ricordato i dati pubblicati recentemente dall'Istat, che hanno visto una crescita dell'export nell'ultimo trimestre del 3,1 per cento, «la Francia ha fatto -1,7 e la Germania +0,8» e pur riconoscendo che si «può discutere» sull'interpretazione di dati «di qualche decimale per essere chiaro e soltanto di un solo trimestre», ma si tratta della dimostrazione che «quel sogno di fare meglio della Germania, se ce la mettiamo tutta, non è un sogno impossibile».