2 giugno 2020
Aggiornato 00:30
Politiche vaticane

Coronavirus, la pazienza esaurita dietro la protesta della CEI: «Libertà di culto violata»

È scontro fra l'episcopato italiano e il governo Conte sul fatto che il Dpcm per la «Fase Due» prolunga dopo il 4 maggio la chiusura alle messe con la partecipazione dei fedeli

Papa Francesco con il Premier, Giuseppe Conte
Papa Francesco con il Premier, Giuseppe Conte ANSA

ROMA - Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana da quando è iniziato il lockdown la Conferenza episcopale italiana ha tenuto bordone al Governo facendo fronte ad un crescente coro di critiche per la sospensione delle messe, ma ieri, dopo la conferenza stampa di Giuseppe Conte che sul tema non preannunciava significative novità, la pazienza si è esaurita e la CEI ha criticato, per la prima volta, l'esecutivo che - lo ha dimostrato plasticamente l'udienza concessa dal Papa al premier in piena pandemia - sinora aveva goduto di una notevole apertura di credito dalla Chiesa.

«I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l'impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale», si legge nel comunicato diramato pochi minuti dopo la conclusione della diretta Facebook del Premier. Segno che la reazione, maturata nel corso delle ore, era pronta. Ed ha trovato immediata sponda all'interno della maggioranza, come ha messo in evidenza il Tweet quasi contemporaneo della ministra renziana Elena Bonetti: «In sicurezza si potrà visitare un museo ma non si può celebrare una funzione religiosa? Questa decisione è incomprensibile. Va cambiata». Difficile immaginare che la mossa dell'episcopato italiano non avesse l'avvallo vaticano.

Nella tarda serata, una nota di Palazzo Chigi ha precisato: «La Presidenza del Consiglio prende atto della comunicazione della CEI e conferma quanto già anticipato in conferenza stampa dal Presidente Conte. Già nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza».

La soluzione, dunque, si troverà. E non c'è certo, da parte dell'esecutivo, una volontà punitiva, quanto la prudenza nei confronti di celebrazioni che possono trasformarsi in assembramenti favorevoli al contagio, tanto più gravi per una popolazione, quale quella che frequenta le parrocchie, tendenzialmente anziana. Ma la Conferenza episcopale italiana ha tenuto per settimane il montare del malumore, da parte di semplici fedeli (non tutti, a dire la verità), da parte di gruppi cattolici particolarmente rumorosi sui social network, nonché da parte di intellettuali cattolici «liberal», uniti nel rivendicare la necessità, per la vita di fede e con tutte le precauzioni sanitarie necessarie, della pratica sacramentale e della dimensione comunitaria. Le celebrazioni in streaming hanno rappresentato un necessario palliativo, ma c'è desiderio di tornare alla normalità anche nelle parrocchie e nei movimenti.

Un tema, peraltro, cavalcato anche da politici «sovranisti» di tutto il mondo, già a cavallo di Pasqua, da Donald Trump negli Stati Uniti a Jair Bolsonaro in Brasile a, in Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Proprio la leader di Fratelli d'Italia è stata la prima, via Twitter, a far poprie le rimostranze della Cei: «Si è dovuta far sentire la Chiesa, attraverso la #CEI, e protestare contro la limitazione delle libertà fondamentali perché si parlasse finalmente del problema. Non si possono calpestare i diritti costituzionali a colpi di DPCM. Il vaso è colmo». Non a caso c'è chi, come il pastore valdese Fulvio Ferrario (che, erede di una confessione che nel passato remoto ha subito persecuzioni e discriminazioni, precisa di non sentire limitata la propria libertà di culto), ha visto nel messaggio della Cei un «felpato sottotesto», ossia: «Le alternative non mancano: da Salvini a Renzi, il partito 'eucaristico' si è già mobilitato e freme per mostrarci (a noi vescovi) quanto sarebbe zelante se fosse al posto vostro».

Dal comunicato dell'episcopato guidato dal cardinale Gualtiero Bassetti, di certo, traspare che una interlocuzione vi è stata, e si è interrotta all'ultimo, per decisione non politica, con grande smacco dell'episcopato. Dopo «settimane di negoziato che hanno visto la Cei presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo. Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità - dare indicazioni precise di carattere sanitario - e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia».

La nota ricorda che il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese aveva affermato ad Avvenire che erano «allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto": parole arrivate il 23 aprile scorso «dopo un'interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della Cei, il Ministero dell'interno e la stessa Presidenza del Consiglio. Un'interlocuzione, nella quale la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all'emergenza sanitaria». In questo dialogo - precisa la nota - la Cei aveva sottolineato più volte «in maniera esplicita che - nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia - la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale».

Si è trattato, ha commentato su Avvenire il direttore Marco Tarquinio, di una «ferita incomprensibile e ingiustificabile": «E' un errore molto grave. Non si può pensare di affrontare una generale 'ripartenza' che si annuncia delicatissima rinunciando inspiegabilmente a valorizzare la generosa responsabilità con cui i cattolici italiani - come i fedeli di altre confessioni cristiane e di altre religioni - hanno accettato rinunce e sacrifici e, dunque, senza dare risposta a legittime, sentite e del tutto ragionevoli attese della nostra gente». Per il direttore del giornale Cei, «sarà molto difficile far capire perché, ovviamente in modo saggio e appropriato, si potrà tornare in fabbriche e in uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini e invece non si potrà partecipare alla Messa domenicale. Sarà difficile perché è una scelta miope e ingiusta. E i sacrifici si capiscono e si accettano, le ingiustizie no».

Come sottolinea da parte sua il direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante, «nessuna corsia preferenziale, nessun privilegio per la Chiesa. Ma la rivendicazione di una parità di trattamento per una comunità fatta da cittadini dotati di responsabilità. Responsabili quando salgono sull'autobus per andare al lavoro e far ripartire l'economia, responsabili quando si recano in Chiesa per partecipare alla Messa e ricevere la Comunione. Sono stati numerosi, e giunti da più parti, - ha proseguito Morgante - gli attestati di apprezzamento per l'impegno della Chiesa durante la pandemia da Coronavirus a servizio dei poveri, degli anziani, dei senzatetto, degli emarginati, degli ultimi. Nei centri di ascolto delle Caritas sul territorio le richieste di aiuto sono più che raddoppiate: cibo, vestiti, pc e tablet per gli studenti bisognosi, alloggi. La Cei ha destinato centinaia di milioni di euro per interventi di sostegno sul territorio, a partire dalle strutture sanitarie in seria difficoltà. Si tratta della stessa Chiesa che oggi, dopo aver rispettato da subito rigorosamente e con non pochi sacrifici le prescrizioni delle pubbliche autorità in materia di tutela sanitaria, chiede di poter tornare a celebrare Messa con il Popolo organizzando, in sicurezza, senza imprudenze o superficialità, la vita delle proprie comunità».

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal