9 dicembre 2022
Aggiornato 04:00
Vaticano

«Dove c'è troppo io, c'è poco Dio»

Lo ha detto papa Francesco nel corso dell'Angelus domenicale in piazza San Pietro: «Vigiliamo sul narcisismo e sull'esibizionismo, fondati sulla vanagloria, un atteggiamento che porta all'autoincensamento e al ridicolo»

Papa Francesco
Papa Francesco Foto: Agenzia Fotogramma

CITTÀ DEL VATICANO - "Vigiliamo sul narcisismo e sull'esibizionismo, fondati sulla vanagloria, che portano anche noi cristiani, noi preti, noi vescovi ad avere sempre una parola sulle labbra: 'io'. 'io', 'io' sulle labbra: 'io ho fatto questo, io ho scritto quest'altro, io l'avevo detto, io l'avevo capito', e così via. Dove c'è troppo io, c'è poco Dio». Un atteggiamento, ha poi detto il Papa parlando a braccio che porta «all'autoincensamento» e al «ridicolo». Lo ha detto papa Francesco nel corso dell'Angelus domenicale in piazza San Pietro.

Francesco ha commentato il brano evangelico proposto nella liturgia domenicale a tutti i fedeli: quello del fariseo e del pubblicano che si presentano al Tempio con due atteggiamenti opposti. Il primo di superbia sentendosi giusto e non come gli altri peccatori e quello del pubblicano che, invece, chiede a Dio perdono per i suoi peccati. «Il fariseo e il pubblicano ci riguardano da vicino. Pensando a loro, guardiamo a noi stessi: verifichiamo se in noi, come nel fariseo, c'è - ha detto il papa rivolgendosi ai tanti fedeli riuniti nella piazza per ascoltarlo - 'l'intima presunzione di essere giusti' che ci porta a disprezzare gli altri. Succede, ad esempio, quando ricerchiamo i complimenti e facciamo sempre l'elenco dei nostri meriti e delle nostre buone opere, quando ci preoccupiamo dell'apparire anziché dell'essere, quando ci lasciamo intrappolare dal narcisismo e dall'esibizionismo».

Francesco, seguendo il brano evangelico, ha invitato l'uomo di fede a «salire», che, ha spiegato, «esprime il bisogno del cuore di staccarsi da una vita piatta per andare incontro al Signore; di elevarsi dalle pianure del nostro io per salire verso Dio; di raccogliere quanto viviamo a valle per portarlo al cospetto del Signore».

«Ma per vivere l'incontro con Lui ed essere trasformati dalla preghiera, per elevarci a Dio, c'è bisogno del secondo movimento: scendere. - ha aggiunto - Per salire verso di Lui dobbiamo scendere dentro di noi: coltivare la sincerità e l'umiltà del cuore, che ci donano uno sguardo onesto sulle nostre fragilità e povertà. Nell'umiltà, infatti, diventiamo capaci di portare a Dio, senza finzioni, ciò che siamo, i limiti e le ferite, i peccati e le miserie che ci appesantiscono il cuore, e di invocare - ha concluso - la sua misericordia perché ci risani, ci guarisca e ci rialzi. Più noi scendiamo con umiltà, più Dio ci fa salire in alto».

Il Papa si iscrive come un qualsiasi fedele alla Giornata mondiale della gioventù

Papa Francesco si è iscritto, come un qualsiasi pellegrino, all'appuntamento della prossima giornata mondiale della Gioventù che si terrà il prossimo anno in Portogallo. Lo ha fatto, davanti ai fedeli raccolti in piazza San Pietro al termine dell'Angelus. Francesco ha invitato alla finestra del Palazzo apostolico, due giovani, un ragazzo e una ragazza portoghesi. «Oggi - ha spiegato parlando a fedeli e pellegrini - si aprono le iscrizioni per la Giornata mondiale della gioventù, che si svolgerà a Lisbona nell'agosto del 2023. Ho invitato due giovani portoghesi perchè siano con me perchè io mi iscrivo come pellegrino. Lo farò adesso», ha poi detto prima di usare un tablet che teneva in mano il giovane per iscriversi.

«Ecco, mi sono iscritto. - ha quindi detto - Ed ora cari giovani vi invito a iscrivervi a questo incontro nel quale, dopo un lungo periodo di lontananza, ritroveremo la gioia dell'abbraccio fraterno tra i popoli e trea le generazioni di cui abbiamo tanto bisogno».