20 ottobre 2018
Aggiornato 07:30

È tornato Prodi. E propone una nuova Unione contro Salvini...

Il Professore torna a farsi sentire con un'intervista al Corriere della Sera. In cui propone una coalizione da Macron a Tsipras per le prossime elezioni europee
Romano Prodi durante il Meeting di Cl
Romano Prodi durante il Meeting di Cl (Bove e Petrangeli | ANSA)

ROMA – Le elezioni europee possono segnare «un punto di svolta. Lo spostamento a destra incorso nel Ppe ci chiede e allo stesso tempo facilita la costruzione di un raggruppamento che veda insieme, non nello stesso partito, ma alleati: socialisti, liberali, Verdi e macronisti. Uno schieramento politico accomunato dalla stessa idea di Europa». È quanto auspica Romano Prodi in un'intervista al Corriere della Sera.

Santa alleanza
«Quello a cui penso è lo scenario europeo. Non confondiamo il riformismo con un partito», aggiunge riferendosi al Pd. «Le etichette del passato sono un punto di riferimento, ma non bastano. Se ci rivolgiamo solo ai nostri avremo forse l'unità, ma faremo poca strada». In ogni caso, aggiunge il Professore, «spero che il Pd capisca che la differenziazione ancora esistente e così netta tra potere formale e potere reale nel partito non fa altro che disorientare l'elettore. È incredibile che mentre il segretario chiude la festa a Ravenna, il potere reale faccia il discorso a Firenze. Non ho mai visto nella mia vita nessuna organizzazione andare avanti così. Nessuna». E alla domanda se questo significhi una richiesta a Renzi di fare un passo indietro, Prodi risponde: «O un passo in avanti, veda lui. L'importante è sciogliere questa ambiguità».

Rischio dittatura
Si parla per l'Ungheria di Orbán di democrazia illiberale, è una definizione valida anche per l'Italia? «È un rischio che corriamo. Ci troviamo infatti – dice l'ex premier ed ex presidente della Commissione Ue – nel caso in cui chi ha avuto il mandato popolare pensa di avere diritto a fare o a dire qualunque cosa. Come se l'elezione portasse in dote la proprietà del Paese. È una deviazione non solo italiana. Penso alla Polonia e all'Ungheria, così vicina al cuore di Salvini. Penso alla scena dei ministri grillini affacciati al balcone di Palazzo Chigi. Commentando e diffondendo quelle immagini – spiega Prodi – Di Maio ha scritto: 'Da quel balcone si sono affacciati per anni gli aguzzini degli italiani'. Veramente noi non ci siamo mai affacciati al balcone. Dove c'è l'istituzione non ci si affaccia al balcone».