18 dicembre 2018
Aggiornato 20:30

La «manovra del popolo» non piace agli industriali: «Un governo non può essere anti-sistema»

Dall'assemblea di Confindustria Firenze un coro di critiche. Il presidente Boccia: «C'è un limite tra la ricerca del consenso elettorale e l'interesse nazionale

Giovanni Tria, ministro dell'Economia, con Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria
Giovanni Tria, ministro dell'Economia, con Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria (Riccardo Antimiani | ANSA)

FIRENZE - Poteva la «manovra del popolo» piacere agli imprenditori? «Non si può fare l'antisistema il lunedì e il governo il martedì, l'opposizione il mercoledì, occorre uscire dall'ambiguità». Parola di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. E pensare che c'è chi aveva addirittura iniziato a parlare di linea filo-leghista degli industriali italiani. Per fugare ogni dubbio, l'intervento del numero uno di Confindustria è stato una forte critica alla prima manovra del governo Conte. E non solo sul piano prettamente economico. «C'è un limite tra la ricerca del consenso elettorale e l'interesse nazionale, lo diciamo al governo del Paese» ha attaccato Boccia. «La politica deve indicare soluzioni e non colpe... la politica non può ignorare le spiegazioni economiche, non può dire non ci interessa dello spread perchè il popolo è con noi, è un errore, i mutui poi aumentano: consiglio una visione».

Le critiche di Boccia
«Sul rapporto deficit/Pil» ha poi spiegato Boccia «non abbiamo preconcetti e pregiudizi con nessuno, siamo equidistanti dai partiti, non dalla politica. Il punto è se attraverso la crescita si riesce a rendere sostenibile la manovra economica che si sta facendo. La politica stessa deve avere il senso del limite nelle scelte di politica economica che riguardano la sostenibilità economica di un Paese. È evidente che sulla crescita economica il governo si gioca la sua credibilità e anche la sostenibilità della manovra economica».

Salvadori: «Chi governa non può essere anti-sistema»
Ancora più duro l'intervento del presidente di Confindustria Toscana Luigi Salvadori: «L'azione di governo, di qualsiasi governo, si misura dai risultati, non dagli obiettivi gridati o dai tweet. Il conflitto esasperato non serve a nessuno. Né a Bruxelles, né a Roma; né tantomeno a Firenze. Chi ha l'onere di governare non può indossare - a ore alterne - la casacca dell'uomo di sistema o dell'anti-sistema». Poi il ritorno al passato: «A chi ha dimenticato la lezione del 2008 - e la ricaduta del 2013 - ricordiamo che la fragilità della nostra economia e dei nostri conti pubblici non ha bisogno soltanto di classi dirigenti competenti. Ha bisogno di classi responsabili e competenti. Libere dal looping elettorale e dalla trappola del consenso; soprattutto quando ogni promessa è debito. E questo debito è debito pubblico!».

«La crisi come gli anni di piombo»
Tracciando poi un paragone con il passato Salvadori ha osservato che «non veniamo dagli anni di piombo del terrorismo, ma dagli anni di piombo della crisi. E comunque: uguale è la rissosità e la non-volontà di dialogo. Uguale l'ostinata voglia di protagonismo e la ricerca esasperata di polemiche e di divisioni. Uguale la delegittimazione dell'avversario, la costruzione del nemico da abbattere, la voglia di menare le mani, soprattutto quando non si hanno argomenti per il confronto. Questa è l'insostenibilità del nostro presente». Un presente «che non ci piace. Perché è il clima meno adatto allo sviluppo delle nostre imprese».