22 ottobre 2018
Aggiornato 07:00

Confindustria non è diventata leghista e si dice "moderatamente preoccupata" della manovra

Sulla manovra Confindustria è “moderatamente preoccupata”, ma “non critichiamo prima di conoscere”
Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia
Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

ROMA - Sulla manovra Confindustria è «moderatamente preoccupata», ma, si affretta a precisare il numero uno degli industriali Vincenzo Boccia a Radio Capital, «non critichiamo prima di conoscere». «Aggiungo no partisan, noi siamo Confindustria – ha detto – non saremo il partito di nessuno. Esprimiamo le nostre opinioni sui singoli provvedimenti: qualche volta ci piaceranno, qualche altra volta no. Se qualcuno pensa che dovremmo essere del suo partito sbaglia palazzo, come si dice a casa mia». Il riferimento è al presunto sostegno di Confindustria alla Lega, che ha scatenato polemiche nei giorni scorsi, Boccia ha ribadito che la cosa «mi fa sorridere». «C’è stata una strumentalizzazione via Twitter – ha proseguito – non riusciamo ad articolare un pensiero completo. I provvedimenti del Governo sono provvedimenti del Governo, non sono dei 5 Stelle o della Lega. Abbiamo invitato la Lega a essere coerente. Ora Confindustria chiede al Governo cosa intende fare, "altra cosa è essere leghisti. E’ stata una provocazione alla Lega».

Il chiarimento di Boccia
Confindustria non è diventata leghista, dunque, dichiara a gran voce Boccia. Ad Askanews fornisce l’interpretazione corretta della sue parole: «A Vicenza abbiamo detto che noi non distinguiamo i diversi colori all’interno del governo: i provvedimenti che vengono adottati sono addebitabili a tutto il governo. Il governo, infatti, è uno e si assume la responsabilità di quello che fa». Se fa provvedimenti "punitivi" verso le imprese, come il decreto dignità o la class action, o se nella Legge di bilancio dovesse mancare un secondo pilastro su competitività delle imprese e maggiore occupazione e se i requisiti e le condizioni per il reddito di cittadinanza diventassero disincentivi per il lavoro e l’occupazione, "la responsabilità sarebbe di tutti". 

"In linea teorica" Tria dice cose condivisibili
"In linea teorica" Tria dice cose condivisibili, poi "occorre una valutazione di impatto» e capire se quello che si sta facendo genera «occupazione» e «crescita» continua. «Solo attraverso la crescita il Governo riesce a sostenerla». Secondo Boccia «il punto non è sforare in termini di deficit», ma «spiegare se lo sforamento comporta più crescita e più occupazione per il Paese» perché questo «renderebbe sostenibile la manovra per ridurre il debito e incrementare crescita e occupazione». Se così non fosse «correte ai ripari e modificate la linea d’azione – ha detto rivolgendosi al Governo – perché se il ricorso al deficit fosse solo per fare i punti oggetto dei fini di governo i mercati e l’Europa non farebbero sconti. Il punto è vedere quante risorse la manovra prevede realmente per lo sviluppo e la crescita e gli investimenti pubblici e privati. E con quali provvedimenti il Governo pensa di rilanciarli. "Il Governo spieghi la manovra, altrimenti potremmo avere nuove reazioni sui mercati. Va spiegata non in linea teorica, ma di merito: di risorse e procedure».

Ci vuole coerenza
Perciò la Lega "deve far comprendere chiaramente" qual è la linea. "Non si può essere pro-imprese sui territori e contro a livello nazionale». In questo senso "le nostre aspettative sono elevate, anche data l’interlocuzione che i nostri hanno con i governatori leghisti a livello locale». Sulla manovra «la nostra linea è più lavoro, più crescita e meno debito». In questo senso Confinduatria ha aspettato di vedere la composizione della Legge di bilancio. "La nostra attesa è che le risorse siano impiegate per lavoro e investimenti e non esclusivamente su misure di tipo assistenziale. È evidente che tutto ciò deve avvenire nel rispetto dei principi costituzionali giustamente richiamati dal Presidente della Repubblica».

Su Calenda, e l'appello a Conte
Sullo scambio di tweet con l’ex ministro Carlo Calenda, il numero uno degli industriali ha poi affermato che «Calenda è un bravo ragazzo, quando è su Twitter a volte è un po nervoso. Non voglio entrare in alcuna polemica. La responsabilità del mio ruolo non mi consente di porre questioni ad personam. Distinguiamo i tweet di Calenda dal centrosinistra, altrimenti si crea solo una confusione strumentale in cui non vogliamo entrare. Poi tra l’altro c’è stata un’evoluzione: nell’ultimo tweet Calenda se la prende con me e non con Confindustria. Quando la politica arriva al punto di invocare complotti o fare questioni personali siamo all’assenza dei contenuti». Infine, Boccia lancia «un appello all»avvocato del popolo'», Giuseppe Conte: «Questo Governo deve chiarire se vuole rispettare gli attori sociali. Questo Governo intende rispettare le parti sociali e accettare le critiche senza attaccare ad personam? Io mi rivolgo al Governo, non a un ministro. Non si può fare: vale per noi, vale per i giornalisti, vale per tutti. Parlo di rispetto».