22 ottobre 2018
Aggiornato 08:30

Draghi incontra Mattarella in segreto: «Cosa rischia l'Italia con questa manovra»

Il presidente della Bce è salito al Colle per un colloquio con il Capo dello Stato, per rappresentargli tutti i suoi timori sulla politica economica del governo
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi (Julien Warnand | EPA)

ROMA«Mercoledì mattina Mario Draghi è salito al Colle per un incontro riservato con Sergio Mattarella. I due si consultano il più delle volte al telefono, ma con lo spread alle stelle e il governo sotto pressione hanno preferito vedersi a quattr'occhi». Lo rivela La Stampa secondo la quale il presidente della Banca centrale europea «ha voluto rappresentare di persona, pur con la massima discrezione possibile, i rischi cui andrebbe incontro l'Italia, nel caso in cui i mercati iniziassero ad accanirsi contro i titoli pubblici». Insomma, una sorta di ultimo avvertimento prima della tempesta dello spread e dei tassi d'interesse, recapitato direttamente al Quirinale, con il quale il banchiere centrale ha da sempre mantenuto un canale aperto. Secondo la ricostruzione del quotidiano «Draghi ritiene (e di sicuro al presidente ne avrà parlato) che nel governo italiano ci sia una forte sottovalutazione del contesto in cui si sta scrivendo la manovra».

I dettagli del colloquio
Anche perché «la scommessa dell'ala più radicale della maggioranza sbaglia bersaglio: più che l'atteggiamento delle istituzioni Ue, l'Italia deve temere il declassamento da parte delle agenzie di rating» che potrebbe arrivare a fine ottobre e «provocare danni incalcolabili, moltiplicando la sfiducia sui mercati». Come a dire che Lega e M5s stanno sbagliando nemico, e dovrebbero piuttosto guardarsi da Moody's e Standard and Poor's che hanno già pronta la mannaia da calare sulle nostre teste. Abbassando il giudizio sull'Italia, che è ancora due gradini sopra al livello spazzatura, la sfiducia sui mercati potrebbe diventare incontrollabile.

Il futuro del Paese
Senza contare che con lo stop al Quantitative easing «gli strumenti a disposizione di Draghi sono terminati: dal primo gennaio l'Italia sarà senza rete. In caso di difficoltà avrebbe come unico salvagente il ricorso al cosiddetto Omt, lo strumento di sostegno finanziario che costringerebbe Roma ad un programma concordato con la Commissione europea e il Fondo salva-Stati. Di fatto il commissariamento del Paese». E il Quantitative easing si sta già concretamente spegnendo: dal primo ottobre è calato da 80 a soli 15 miliardi di acquisti, in vista della conclusione definitiva fissata per il 31 dicembre. A quel punto l'unico paracadute rimasto, secondo Draghi, sarebbe dunque quello della troika, che però abbiamo già visto in azione in Grecia...