18 ottobre 2018
Aggiornato 10:45

Anche chi è immigrato in Italia avrà diritto al reddito di cittadinanza

Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, risponde al question time in Senato e fa chiarezza sulla prossima manovra finanziaria e, in particolare, su reddito e Iva
Foto di repertorio
Foto di repertorio (ANSA/ CIRO FUSCO)

ROMA - Il reddito di cittadinanza verrà dato anche agli stranieri? Il ministro dell'economia, Giovanni Tria, rispondendo al question time in Senato, cita il progetto di legge del Movimento 5 stelle, presentato la scorsa legislatura, che prevedeva «uno schema di reddito minimo» cui «potessero accedere cittadini italiani o dell'Unione europea residenti su territorio nazionale». Per quanto concerne cittadini di Paesi terzi - quindi 'extracomunitari' - «condizionava la fruibilità del sostegno al fatto che i rispettivi paesi di origine avessero firmato convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con l'Italia». Tria ha premesso che le misure dovranno «essere in linea con l'articolo 3 della Costituzione e con le normative europee» ma ha sottolineato che «la recente giurisprudenza costituzionale nel dichiarare l'illegittimità di alcuni requisiti introdotti dalla legislazione statale e regionale ha peraltro riconosciuto che resta ferma la possibilità che il legislatore individui altri indici di radicamento territoriale e sociale cui subordinare le misure di welfare, in specie il bonus affitti, nei limiti imposti dal principio di non discriminazione e ragionevolezza». Al momento il parametro 'di base' sarà la residenza regolare in Italia per almeno due anni.

Chi avrà diritto al reddito di cittadinanza
«Il reddito di cittadinanza entrerà in manovra». Su questo non ci sono dubbi. E «il governo sta studiando la platea dei destinatari». Tria ha spiegato che «sono in corso da tempo approfondimenti tecnici delle amministrazioni coinvolte sia per quanto riguarda la configurazione delle diverse misure sia per quel che riguarda la definizione della platea dei destinatari in linea con le indicazioni del contratto di governo da introdurre in manovra», aggiungendo che «si è consapevoli del fatto che le misure introdotte devono essere in linea con la costituzione e le normative europee».

Le coperture
Pochi dettagli sono invece stati forniti da Tria sulle misure e le coperture necessarie per attuarle, dal reddito di cittadinanza alla flat tax. «Per quanto riguarda le misure attraverso le quali si intende procedere alla realizzazione degli obiettivi del contatto e al reperimento delle risorse da destinare alla loro attuazione» ha spiegato il ministro «il governo procederà all'individuazione degli ambiti di intervento in sede di predisposizione della nota di aggioramento al Def che sarà presentato al Parlamento a breve e comunque entro la fine di settembre». In quella sede «provvederà a fornire il quadro delle diverse misure volte ad assicurare l'attuazione del contratto di governo che troveranno completa attuazione nella manovra».

Sull'aumento dell'Iva
Ed eccoci al tema del giorno: il possibile aumento dell'Iva
. Tria ha voluto rassicurare gli italiani, spiegando che il governo «sta operando nel pieno rispetto delle risoluzioni sul documento di economia e finanza approvate della Camera e dal Senato a giugno». Nelle risoluzioni l'esecutivo si impegnava allo stop all'aumento dell'Iva previsto dalle clausole di salvaguardia, a riconsiderare i tempi per il raggiungimento del pareggio di bilancio fissati al 2020 e a rispettare i saldi di bilancio nel 2018. La risoluzione, è scritto nel documento approvato a giugno, impegna il governo «ad assumere tutte le iniziative per favorire il disinnesco della clausole di salvaguardia inerenti l'aumento delle aliquote Iva e delle accise su benzina e gasoli; ad individuare le misure da adottare nel 2018 nel rispetto dei saldi di bilancio ed a riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei per quanto riguarda i saldi di bilancio 2019-2021; ad individuare gli interventi prioritari necessari per dare attuazione alle linee programmatiche indicate dal Presidente del Consiglio dei ministri nelle sue comunicazioni alle Camere e su cui ha ottenuto la fiducia, sottoponendo tempestivamente tali nuovi indirizzi all'approvazione parlamentare e presentando quindi al Consiglio europeo e alla Commissione europea un aggiornamento del Programma di stabilità e del Programma nazionale di riforma».