22 ottobre 2019
Aggiornato 10:30

La cena dei piddini: litigano pure a tavola, mentre gli elettori scappano

Naufraga persino l'invito di Calenda, tra polemiche e ironie social. E lui si scatena: «Il Pd merita l'estinzione, non serve un segretario ma uno psichiatra»

L'esponente del Pd Carlo Calenda ospite della trasmissione di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7
L'esponente del Pd Carlo Calenda ospite della trasmissione di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7 ANSA

ROMA – Sono così divisi che non riescono neanche ad organizzare una cena. Lo psicodramma in corso nel Partito democratico ha toccato una nuova vetta, quando Carlo Calenda ha dovuto ritirare, sommerso dalle accuse e dalle ironie social, il suo invito a cena a Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti per organizzare una strategia d'opposizione. Dapprima l'ex ministro aveva ricevuto, per tutta risposta, l'annuncio della controcena della società civile, da parte di Nicola Zingaretti: «La prossima settimana ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore, un operaio, un amministratore, un membro di un'associazione, un giovane professionista, una studentessa ed un professore. Chiederò loro: dove abbiamo sbagliato, e cosa dobbiamo fare per tornare a vincere?». Poi, Calenda ha dovuto incassare il passo indietro di Renzi, che inizialmente aveva accettato: «Questi levano i vaccini, e i nostri parlano delle cene. Roba da matti». E non gli è rimasta altra scelta che annullare tutto: «Dopo 24 ore di polemiche interne e amenità varie, a partire dalla disfida delle cene, ho cancellato l'incontro. Lo spirito era quello di riprendere un dialogo tra persone che hanno lavorato insieme per il paese e aiutare il Pd. In questo contesto è inutile e dannoso».

Calenda scatenato
Una resa, sì, ma non certo pacifica. Che Calenda non abbia preso bene la cagnara che si è scatenata dentro il partito a seguito della sua iniziativa (probabilmente in buona fede) è divenuto chiaro la mattina dopo, quando è intervenuto su Radio Capital ai microfoni di Circo Massimo. E non le ha certo mandate a dire ai suoi compagni: «Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l'unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell'associazione di psichiatria». Addirittura, l'ex titolare dello Sviluppo economico arriva ad auspicare «l'estinzione» del Pd: «Sono convinto che alle prossime europee il Pd non ci debba essere. Serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati, che pensano solo a questo dalla mattina alla sera».

La litigiosità si paga
E intanto, mentre i dirigenti non trovano migliore occupazione che continuare a prendersi a pesci in faccia, gli elettori continuano la loro fuga disperata. Il Partito democratico, infatti, sprofonda sempre più clamorosamente, e forse addirittura irreversibilmente, nei sondaggi: l'ultimo, targato Swg per il Tg La7, li registra al 17%. Un boccone talmente amaro da trangugiare che non sorprende il fatto che alla fine abbiano preferito andarsene a letto senza cena.