21 settembre 2020
Aggiornato 14:00
Libia

Renzi contro il "governo dei like". Intanto il Pd dà lezioni: "Libia è la chiave della sicurezza per l'Italia"

Martina e Quartapelle lanciano l'avvertimento: "Ecco i danni di una strategia nazionalista in politica estera"

ROMA - «Quello che sta accadendo in Libia è purtroppo molto pericoloso, anche per l’Italia. Ma è anche l’esempio più chiaro di cosa significhi governare pensando ai ‘Mi piace’ su Facebook e non alla Politica, con la p maiuscola». E’ quanto scrive su Facebook Matteo Renzi, che dopo giorni di silenzio è tornato a scagliarsi contro il governo giallo-verde. «I nostri ministri fanno dirette sui social dalla spiaggia e poi sequestrano navi italiane con qualche povero migrante a bordo. Pensano solo al consenso immediato e l’opinione pubblica sembra – al momento – seguirli», spiega l’ex premier. «Nel frattempo, però, sono privi di una visione, non toccano palla su nessun dossier geopolitico importante e quando ci sono problemi in Libia attaccano Macron, tanto per cambiare», aggiunge.

"A loro piace ciò che si vende bene al Tg della sera o sul post»
E continua: «Ma se tu sei l’Italia e non hai una strategia in Libia non puoi arrabbiarti con gli altri: prenditela con te stesso. Anziché chiedere l’elemosina istituzionale per accogliere 20 eritrei, elabora una strategia con gli altri Paesi, convoca un Consiglio europeo, visita i Paesi africani. No, perché queste sono scelte strategiche difficili da spiegare: a loro piace ciò che si vende bene al Tg della sera o sul post», sottolinea Renzi. E conclude: «La Cina investe altri 60 miliardi di dollari sull’Africa, gli altri Paesi europei, a cominciare dalla Francia, si organizzano mentre Italia dei populisti abdica al proprio ruolo internazionale: peccato, ne pagheremo tutti le conseguenze», conclude.

"Chiave della nostra sicurezza"
Nel dibattito interviene anche il partito: "L'escalation militare in corso in Libia è molto preoccupante", si legge in una dichiarazione congiunta di Maurizio Martina, segretario del Pd, e Lia Quartapelle, responsabile Esteri. Non solo perché la crescente instabilità "minaccia direttamente i cittadini libici" e i passi in avanti fatti verso l'unità nazionale, ma anche perché "la Libia per l'Italia è la chiave della sicurezza». In termini di accesso al Mediterraneo, di sicurezza energetica, per il governo dei flussi migratori, il contrasto al terrorismo internazionale. Per questo è "vitale che l'Italia si concentri alla ricerca di una soluzione». "Invece il governo sembra più impegnato a far trapelare sui giornali annunci sui cambi del vertice dei servizi o valutazioni sul nostro ambasciatore, che a impostare una vera iniziativa".

"Governo sostenga Onu"
L'annunciata conferenza di novembre, ancora dai contorni non definiti, arriverà troppo tardi rispetto alla crisi attuale o troppo a ridosso della scadenza delle possibili elezioni di dicembre. Il ministro Moavero, continua l'attacco del Pd, sembra più impegnato a "riparare gli strappi" fatti in Europa sull'immigrazione che a dedicarsi al dossier libico. "Si sente solo la voce di Salvini, che parla solo per attaccare Macron. Gli servirà per la campagna delle europee, ma non per affrontare la situazione in Libia. Una politica estera così sguaiata e improvvisata non serve all'Italia». "L'Italia dovrebbe essere il primo Paese a dire basta a una competizione internazionale a somma zero sulla Libia. Quando l'Italia in Libia ha promosso iniziative di successo ha sempre coinvolto tutti gli attori, e ha sempre ottenuto passi in avanti verso la pace e la stabilità. Utilizzare questa crisi per ragioni di consenso è un cambio di strategia contrario agli interessi della pace. Il governo sostenga attivamente la mediazione ONU attraverso l'iniziativa UNSMIL di tregua. Alla Libia serve unificazione nazionale, pace e stabilità e non conflitti per procura tra potenze", concludono Martina e Quartapelle.