13 novembre 2018
Aggiornato 07:00

Il Pd si scatena sull'inchiesta a Salvini. Renzi: «Di Maio lo faccia dimettere»

L'ex premier accusa di «doppia morale» il leader del Movimento 5 stelle: «Chiese le dimissioni di Alfano». Ma per il vicepresidente «quello era un caso diverso»
Il senatore del Pd, Matteo Renzi, con il sindaco di Firenze, Dario Nardella
Il senatore del Pd, Matteo Renzi, con il sindaco di Firenze, Dario Nardella (ANSA/UFFICIO STAMPA COMUNE DI FIRENZE)

ROMA – Le parole del vice premier Luigi Di Maio sull'indagine aperta a carico del collega di governo, Matteo Salvini, sul caso Diciotti sono il segno della «doppia morale» di Di Maio. Lo ha scritto il senatore Matteo Renzi in un post su Facebook commentando le parole del vice premier, che ha definito l'indagine a carico del ministro dell'Interno «un atto dovuto».

Le accuse del Pd
«Quando i magistrati indagavano su Alfano – scrive Renzi – l'attuale vicepremier e ministro della Disoccupazione, Luigi Di Maio, chiedeva le dimissioni del ministro dell'Interno 'in 5 minuti' perché il titolare del Viminale non poteva restare sotto indagini. Adesso la ruota gira e si è aperta un'indagine su Salvini. Noi siamo garantisti e non chiediamo le dimissioni del ministro dell'Interno 'in 5 minuti'. Ma diciamo a voce alta che la doppia morale di Di Maio è una vergogna civile. Manganellare gli avversari via web quando fa comodo è barbarie. E siccome la ruota gira alla fine è anche un autogol. Un tempo il Movimento Cinque Stelle difendeva i magistrati, oggi difende i leghisti: è il cambiamento, bellezza. Un tempo il Movimento Cinque Stelle urlava onestà nelle piazze. Oggi, per tanti motivi, non può più farlo. Ci basterebbe che anziché urlare 'onestà', Di Maio imparasse il significato della parola 'civiltà'. Quella che per troppo tempo ha ignorato negli attacchi personali e giustizialisti contro gli avversari». Gli fa eco l'attuale segretario del Partito democratico, Maurizio Martina: «Impressionante servilismo di Di Maio a Salvini. Persa qualsiasi coerenza pur di difendere il potere per il potere», scrive in un tweet.

La replica di Di Maio
Di Maio risponde così alle critiche di doppia morale lanciategli dall'ex premier sul caso di Salvini indagato che, per il leader del Movimento 5 stelle, «è un atto dovuto». Spiega ai microfoni di Sky Tg24: «Alfano si doveva dimettere perché era Alfano. Quello a Salvini è un atto dovuto e noi gli atti dovuti, come l'indagine a carico di Salvini, li abbiamo avuti per alcuni sindaci, Nogarin, Appendino, Raggi e questo vale anche per il ministro dell'Interno. Non è che stiamo cambiando linea, se durante le indagini usciranno cose sconcertanti allora non aspettiamo il primo grado di giudizio e si devono dimettere. La decisione è stata di tutto il governo anche se c'è un atto dovuto. Non riportiamo alla guerra tra governo e magistratura. Il caso di Alfano riguardava una questione delicata circa prefetti siciliani e appalti. Qui è un atto dovuto perché il Viminale ha in capo quelle decisioni. In questi giorni non stavamo in giro a chiedere appalti. Tutto quello che è stato fatto è stato fatto nell'interesse nazionale. Questo principio fa il paio con il principio del governo del cambiamento».