15 novembre 2018
Aggiornato 09:51

Esposito: «Perché hanno fischiato il Pd ai funerali di Genova»

L'ex deputato del Partito democratico analizza al DiariodelWeb.it il significato della contestazione: «Una parte importante del Paese ci ritiene responsabili»

Stefano Esposito, di fronte ai fischi ricevuti ai funerali di Stato a Genova, alcuni suoi compagni di partito del Pd hanno gridato alla «claque organizzata» e addirittura invocato una commissione d'inchiesta. Lei, invece, li ha invitati a riflettere sulla percezione dei cittadini nei confronti del vostro schieramento.
Io dico solo che questo governo, che per me è populista e becero, ha cambiato comunque le regole del gioco, anche di quello istituzionale. Beninteso, a me questo campo di gioco non piace: ad esempio, mi fa schifo che esponenti istituzionali si facciano i selfie ai funerali.

Per la verità anche Renzi lo faceva: è uscito un suo selfie alla camera ardente di Tina Anselmi.
Non mi risultava, ma lasciamo perdere. Il punto è che credo sia inutile continuare a lamentarsi e piagnucolare: bisogna combatterli sul loro terreno. A Salvini, che ci dà lezioni sul tema delle concessioni autostradali, bisogna ricordare, come abbiamo fatto ieri, che nel 2008 il decreto salva Benetton lo ha votato lui. Lui, che si presenta come il nuovo della politica, era in parlamento già dieci anni fa e votava il decreto che garantiva ai concessionari autostradali l'aggiornamento dei pedaggi al 70% dell'inflazione.

Così lei risponde al governo, insomma.
Noi eravamo abituati a giocare a calcio, con delle regole, adesso siamo al wrestling. E a me l'idea di stare zitti e subire, come sostengono altri, non convince. Bisogna ribattere, colpo su colpo.

Ma anche prendere atto del segnale di protesta che è arrivato dai cittadini di Genova.
Senza andare ai funerali, ma facendo le vacanze in Liguria, andando sulle spiagge libere o passeggiando per i mercatini, ho colto che il sentimento degli italiani in questo momento è di sostegno al governo. Il nostro compito oggi, pur sapendo che prenderemo schiaffi, è di darne anche. Lei è andato a scuola come me...

Beh, certo.
E si sarà ritrovato in quelle situazioni in cui davi tante botte, ma ne prendevi di più. Noi oggi siamo in una di queste situazioni, e abbiamo due scelte: star fermi e prenderne e basta, oppure darne anche noi qualcuna.

Ma l'attuale classe dirigente del Pd è capace di adottare questo nuovo linguaggio oppure è troppo abituata al vecchio?
Temo che tutti noi del Partito democratico siamo abituati, da troppo tempo, solo al governo. Ci dobbiamo mettere in testa che, per ora, dobbiamo fare opposizione. E non solo in parlamento, ma anche in spiaggia davanti agli ombrelloni. Sapendo che, in questa fase storica, una parte importante del Paese ci ritiene responsabili di tutto quello che è capitato. Ma noi, con pazienza, tenacia e voglia di combattere, ricominciamo a seminare il dubbio. Perché, quando arriveremo alle cose concrete che questo governo ha promesso, e agli annunci non seguiranno i fatti, qualcuno ricomincerà a connettere.

Quindi, in vista del congresso, basta cambiare strategia o bisogna cambiare anche i dirigenti?
Penso che a questo partito serva un leader che sia in grado di ricominciare a farsi ascoltare dal Paese, prima che votare. Non mi chieda nomi, perché non ne farò. A questo serve il congresso: che sia aspro quanto si vuole, ma con l'obiettivo di unire un gruppo dirigente, qualunque esso sia. Perché, alla fine, la classe politica del Pd continua ad essere di gran lunga la migliore di tutti i partiti. Si tratta solo di smetterla di muoversi disuniti, di capire che il campo di gioco è cambiato, che le regole a cui eravamo abituati sono saltate, e adeguarsi rapidamente. Altrimenti faremo gli spettatori, fuori dal campo.