23 ottobre 2018
Aggiornato 13:00

Ilva, Calenda furioso contro Di Maio: «Ragazzino incapace, mi irrita»

Le accuse del ministro dello Sviluppo economico sull'assegnazione dell'acciaieria non sono andate giù al suo predecessore: «Incoerente, incompetente»
L'esponente del Pd Carlo Calenda
L'esponente del Pd Carlo Calenda (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA – Oltre che industriale, occupazionale e ambientale, quello dell'Ilva si è trasformato inevitabilmente anche in un caso politico. Tra i due ministri dello Sviluppo economico che hanno seguito il dossier, l'uno dopo l'altro, è infatti scoppiata la guerra: Luigi Di Maio contro il suo predecessore Carlo Calenda. L'attuale vicepremier ha contestato, sulla base delle criticità fatte emergere dall'authority anticorruzione, la gestione della gara da parte del precedente governo: «Qui c'è un'altra follia – ha sostenuto il leader del Movimento 5 stelle – Quello di prima, il precedente ministro dello Sviluppo economico, ha firmato in gran segreto l'accordo per far entrare Mittal nello stabilimento, in cui c'è scritto che ci saranno 3 mila persone che vanno in mezzo ad una strada».

L'ira di Carlo
Una versione che Calenda smentisce seccamente, sia per quanto riguarda i numeri che la presunta segretezza della firma: «Questo ragazzino incapace mi sta facendo irritare. Firma in gran segreto un piffero: la notizia è stata diffusa e commentata da ogni media. Secondo, non ha la più vaga idea dei numeri neanche quando vanno a suo vantaggio», ha scritto su Twitter l'ex ministro. Rincarando la dose poco dopo, sempre sul social network: «Il ministro Di Maio dichiara che 'se la gara non è fatta a regola d'arte la devo ritirare'. Ma ha già dichiarato in Parlamento che la gara è viziata. Dunque o ha mentito in Parlamento o non ha il coraggio di essere conseguente. Incoerenza, incompetenza, incapacità». L'esponente del Pd critica in particolare lo scarso decisionismo dimostrato dall'attuale titolare dello Sviluppo economico: «(Quelli proposti dal gruppo ArcelorMittal, ndr) mi sembrano miglioramenti importanti, ovviamente nei limiti del fattibile. Luigi Di Maio, mentre porti le carte in procura, ti fai dare il dodicesimo parere, consulti tutte le associazioni dell’orbe terracqueo, prendi anche una decisione. Ti paghiamo per questo».

Attacchi anche da Forza Italia
Il modo in cui Di Maio sta gestendo l'affaire Ilva non sembra gradito nemmeno all'opposizione di centrodestra. «Il ministro Di Maio sembra non aver ancora capito che non è più all'opposizione e non può più dire 'no' a tutto senza offrire soluzioni alternative concrete ed efficaci. Penso al caso Ilva: non si può giocare sulla pelle dei lavoratori e sul futuro del Paese. Le prove muscolari sono sempre un azzardo: tirando la corda con chi si è aggiudicato la gara si può ottenere qualcosa in più, ma è anche possibile che quella corda si spezzi causando danni enormi». Lo ha detto a Coffee Break, in onda su La7, il deputato di Forza Italia Andrea Mandelli. E il suo compagno di partito, il senatore Luigi Vitali: «Di Maio vuole chiudere l'Ilva. Lo dica chiaramente e se ne assuma la responsabilità. Non provi a ricercare ogni giorno una nuova motivazione inesistente per giustificare la volontà dei Cinquestelle di sopprimere lo stabilimento siderurgico. Anche la trovata odierna dei 62 convocati in nome della presunta trasparenza, in effetti cela la precisa intenzione dei pentastellati, fatta in campagna elettorale, di chiudere. Tanto poco importa cosa accadrà ai 14 mila lavoratori e alla siderurgia italiana. Un ministro serio e con una visione del futuro, non legata a ideologie oscurantiste, proverebbe a mediare, a trovare soluzioni, non va, come Di Maio, alla ricerca di pretesti e problemi per far fallire un progetto industriale. Il ministro dello Sviluppo economico sta tirando la corda per realizzare quanto promesso follemente in campagna elettorale: chiudere l'Ilva. Se ne assumerà lui e il suo movimento sfascista tutta intera la responsabilità».