18 novembre 2018
Aggiornato 17:00

Rai, Forza Italia e Pd insieme per stoppare Salvini: «No a Foa presidente»

Berlusconi, come il centrosinistra, mette i bastoni tra le ruote al nome indicato dalla Lega. Per Di Maio «è un nuovo patto del Nazareno». Non basta il sì di Fdi
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, all'uscita dall'ospedale San Raffaele
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, all'uscita dall'ospedale San Raffaele (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

ROMA – Forza Italia annuncia il no a Marcello Foa, Matteo Salvini non fa trapelare alcuna intenzione di fare marcia indietro sul nome del presidente della Rai. E se la situazione restasse questa, lo stallo appare di difficile soluzione, perché i voti azzurri in Vigilanza sono decisivi per il raggiungimento dei due terzi necessari alla nomina del presidente. I due voti di Giorgia Meloni, che ha annunciato il sì di Fdi al sovranista Foa, non sono infatti sufficienti a raggiungere quota 27, visto che Lega e M5s partono da 21. E allora Silvio Berlusconi, consapevole della forza contrattuale che gli regala la legge, attende una chiamata dalla Lega, vuole che il nome del presidente di viale Mazzini sia concordato. Perché come ha spiegato Antonio Tajani, vice presidente di Fi, «il problema è il metodo». Luigi Di Maio invece la legge in chiave politica: «È un nuovo patto del Nazareno».

Torna nel centrodestra
L'ufficializzazione della posizione di Fi arriva a metà mattina. Se ne incarica il vice presidente Tajani, che in conferenza pronuncia il 'non possumus': «Non possiamo votare il candidato presidente Rai indicato dal governo. È il metodo che non ci piace: non possono esserci imposizioni, le scelte devono essere condivise. Siamo costretti a votare no, non a cuor leggero». Perché, spiegherà in serata, «vogliamo conservare questa coalizione», nella convinzione che il governo «avrà vita breve» e che Salvini farebbe bene a «riportare la Lega nel centrodestra». Ma per ora, da Salvini di messaggi distensivi non ne arrivano: i suoi continuano a parlare di «trattative», di una Fi che «vuole alzare il prezzo» in termini di nomine nei tg. Lettura respinta sdegnosamente dai forzisti: «Dicano, se sono in grado, se qualcuno di noi gli ha mai chiesto un nome».

Vie d'uscita
Un scontro in cui prova ad incunearsi il Pd, che firma una nota insieme a Liberi e Uguali per appellarsi alle opposizioni, e «in particolare a Fi» a non partecipare al voto della Vigilanza Rai in calendario: «La maggioranza M5S-Lega deve imparare che ci sono limiti invalicabili. Il presidente della Rai deve essere un nome di garanzia per tutti, come espressamente impone la legge. Per queste ragioni Marcello Foa non può essere un presidente di garanzia della Rai». E allora, come se ne esce? Il primo snodo è già domani, quando si riunirà il cda di viale Mazzini che dovrebbe proporre Foa, tra i propri membri, come presidente. E proprio ai sette consiglieri di nomina parlamentare si rivolgono Fnsi e Usigrai: «L'indicazione di Foa come presidente, annunciata dai due vice premier, è una violazione di legge». L'invito è dunque a fare un'altra scelta. Se invece il cda dovesse insistere su Foa, toccherebbe alla Vigilanza esprimersi, mercoledì. E i voti, al momento, per Foa non ci sono. Ecco allora che dal Pd ipotizzano un possibile punto di caduta: «Potrebbero mettersi d'accordo su Giampaolo Rossi. Che è la stessa cosa di Foa».