20 ottobre 2018
Aggiornato 21:03

Il Pd non vuole risarcire i lavoratori licenziati. Di Maio: «Incomprensibile»

Arriva dai democratici l'emendamento per cancellare il risarcimento in caso di ingiusto licenziamento. Fdi chiede invece di eliminare i contributi extra alle colf

ROMA – Il Pd «ha presentato un emendamento per sopprimere l'articolo del decreto dignità che aumenta i risarcimenti per i lavoratori che vengono licenziati ingiustamente – rivela su Facebook il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio – Per me è incomprensibile. Da parte nostra continueremo a difendere ed estendere i diritti sociali dei lavoratori e delle lavoratrici, esattamente quello che il Pd non ha fatto in tutti questi anni. Nel dettaglio – spiega – il decreto dignità porta le mensilità minime di risarcimento da 4 a 6 e quelle massime da 24 a 36. Come si può essere contrari a una norma che dà un giusto indennizzo ai lavoratori che subiscono degli abusi? Il loro emendamento non servirà a nulla perché finalmente ormai sono minoranza, ma il segretario del Pd potrebbe spiegare a tutti perché un partito di sinistra si schiera contro il riconoscimento di maggiori diritti a chi lavora?».

Opposizione dentro lo stesso Pd
Una proposta così incomprensibile da essere sottoposta al fuoco delle critiche anche da parte di alcuni degli stessi deputati del Partito democratico, come Cesare Damiano: «Tra gli emendamenti presentati dal Pd al decreto dignità, ce n'è uno che mi trova totalmente contrario e che costituisce una scelta molto grave: quello che prevede la soppressione dell'aumento delle mensilità a favore dei lavoratori che subiscono un licenziamento illegittimo individuale. Non mi sento rappresentato – continua – da questa decisione. La proposta del governo, che è la fotocopia di quella approvata dalla commissione Lavoro della Camera nella scorsa legislatura, Pd compreso, prevede di portare le mensilità minime di risarcimento da 4 a 6, e quelle massime da 24 a 36, in relazione alla anzianità aziendale. Scelta sulla quale sono totalmente d'accordo. Il fatto che i parlamentari del Pd della commissione Lavoro si schierino compattamente contro significa che siamo ancora all'interno delle coordinate dettate da Renzi per quanto riguarda il lavoro e lo Stato sociale, quelle che ci hanno portato a gravi sconfitte: una difesa incondizionata del Jobs Act, anche per la parte che ha reso più facili e meno costosi i licenziamenti, sopprimendo di fatto l'articolo 18; un pieno sostegno alla legge Fornero che, invece, il Pd dovrebbe cercare di superare definitivamente, come abbiamo cominciato a fare nella passata legislatura. Scelte così impegnative e identitarie andrebbero preventivamente discusse. Martina è al corrente di questa decisione e, soprattutto, la condivide? Il populismo lo possiamo combattere se stiamo in sintonia con il nostro popolo che chiede di essere tutelato nel lavoro e nella società. La scelta compiuta dai parlamentari del Pd va esattamente nella direzione opposta. Io non ci sto», conclude.

Via le spese extra per le colf
Da Fratelli d'Italia arriva invece la richiesta di eliminare il contributo extra per i contratti di badanti e colf: «Il decreto dignità farà aumentare i costi a carico delle famiglie che hanno in casa, una badante oppure una baby sitter – spiega il senatore Patrizio La Pietra – Fratelli d'Italia si batterà in Parlamento affinché il lavoro domestico venga escluso dal rincaro previsto e per la reintroduzione dei voucher per le famiglie. Con questo provvedimento, l'intento del governo di contrastare la precarietà rendendo meno vantaggiosi i contratti a termine nel lavoro privato, non ha escluso il lavoro domestico, che vedrà invece un aumento di tassazione sulle famiglie pari allo 0,5%. Bisogna avere ben presente che, nella maggioranza dei casi, chi assume del personale per lavori domestici lo fa per necessità: chi ha in casa persone malate o anziani, chi per esigenze di lavoro ha bambini piccoli da accudire. Queste figure sono di aiuto alle famiglie e colmano una mancanza di servizi da parte dello Stato, il quale non prevede per le famiglie agevolazioni specifiche, come ad esempio lo sgravio dei contributi pagati sull'imponibile dei loro redditi personali, ma ad oggi permette di detrarre solo una quota. Inoltre il mercato del lavoro domestico conta circa 800 mila addetti regolari, ma si stima che ci siano altrettanto addetti non regolari, agevolando così l'evasione fiscale. Le regole di questo settore andrebbero migliorate per agevolare e andare incontro alle famiglie, nucleo fondamentale della società», conclude. Secondo le ultime voci Di Maio sarebbe pronto al ritocchino al decreto per cancellare l'aggravio dello 0,5% per ogni rinnovo di contratto per i collaboratori domestici.