24 gennaio 2020
Aggiornato 15:31
Immigrazione

«Soddisfatti al 70%»: ecco cosa prevede l'accordo Ue

Il governo italiano lascia trasparire il sollievo per il compromesso raggiunto nella notte al Consiglio europeo

ROMA - «Siamo soddisfatti al 70 per cento». Il governo italiano lascia trasparire il sollievo per il compromesso raggiunto nella notte al Consiglio europeo. «Sapevamo – dicono le fonti italiane – che non potevamo venire qui e fare la dettatura delle conclusioni del vertice, era un negoziato a 28, ma sul piano dei principi è stato accolto il punto di vista italiano». Il risultato è a maggior ragione positivo «guardando non al passato ma al futuro, dal momento che già gli sbarchi sono passati dai 150mila dell’anno scorso ai 20mila di quest’anno», una sorta di riconoscimento al governo precedente, che del resto riecheggia le parole pronunciate dal ministro dell’Interno Matteo Salvini sul «buon lavoro» del suo predecessore Marco Minniti. Conte nella notte, dopo l’offensiva dei Paesi del gruppo di Visegrad, che secondo l’Italia ha indebolito il documento escludendo impegni vincolanti, ha deciso, dopo una riunione della delegazione, di non far «saltare tutto» e portare a casa «il compromesso».

I risultati che Conte ha portato a casa
Il presidente del Consiglio ha sentito brevemente in mattinata i due leader di maggioranza, suoi vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, dopo l’annuncio dell’incontro. Il punto di vista italiano, secondo le autorità di Roma, sta nella dichiarazione che apre il documento conclusivo, che richiede «un approccio globale» al tema delle migrazioni e sottolinea, seppure in modo vago, che il problema riguarda «l’Europa tutta» e non i singoli Stati membri. Ma alla voce degli attivi l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte segna anche «le regole per le Ong» e la legittimazione che il Consiglio consegna alla Guardia costiera libica, con la quale le Ong non devono «interferire». I 500 milioni spostati sul fondo fiduciario per l’Africa sacrificando una quota dei soldi destinati alla cooperazione internazionale sono un altro risultato rivendicato dall’Italia, che aveva condizionato a questa decisione il suo via libera al rifinanziamento degli aiuti alla Turchia, che blocca il flusso dei profughi mediorientali diretti verso i Paesi dell’est europeo e la Germania.

Sul superamento di Dublino c'è ancora da lavorare
Tra gli altri punti dell’accordo, la questione cruciale è quella della gestione degli sbarchi delle persone soccorse nel mare Mediterraneo. E qui la delegazione italiana si gioca la carta del «nuovo approccio allo sbarco» di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri» (punto 5 delle conclusioni); e l’indicazione che «nel territorio dell’Ue coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria». Qui si intravede quello scambio fra finanziamenti europei e disponibilità dei Paesi mediterranei a gestire questi centri. Una disponibilità che l’Italia si riserva di valutare e che finora ha sempre dichiarato di voler subordinare all’adesione di qualche altro Stato membro, ma la Francia ha messo in chiaro diverse volte di non essere disponibile. Sul superamento del regolamento di Dublino «ci sarà da lavorare», riconoscono le fonti di Governo, ammettendo che per ora di condiviso c’è solo un vago auspicio.