2 giugno 2020
Aggiornato 14:00
Governo

Cottarelli premier 'd'attesa': si lavora al governo senza fiducia per tornare al voto

Tutti prendono tempo ma la soluzione del governo politico non decolla. L'obiettivo è tornare alle urne, con la Lega Nord che punta al voto dopo l'estate

Carlo Cottarelli prima dell'incontro al Quirinale
Carlo Cottarelli prima dell'incontro al Quirinale ANSA

ROMA - La condizione dell'attesa. Niente sembra muoversi, eppur tutto si sta muovendo. Carlo Cottarelli attende. Sergio Mattarella attende. Anche Matteo Salvini e Luigi Di Maio sembrano attendere. Di sicuro, chi attende è Matteo Renzi, in compagnia di Silvio Berlusconi. Chi farà la prima mossa? Carlo Cottarelli, anche se nelle vesti di premier incaricato, è stato il primo a tirare il freno a mano: «Durante l'attività del Presidente del Consiglio incaricato per la formazione del nuovo Governo sono emerse nuove possibilità per la nascita di un Governo politico. Questa circostanza, anche di fronte alle tensioni sui mercati, lo ha indotto - d'intesa con il Presidente della Repubblica - ad attendere gli eventuali sviluppi». Anche il Quirinale, quindi aspetta. Ma la domanda è: chi? O cosa? Chi non sembra aver fretta, in questa situazione, di premere sul pedale dell'acceleratore è Matteo Salvini: «Dal 4 marzo - spiegano da ambienti leghisti - abbiamo provato tutte le strade per dare un governo al Paese, anche rinunciando alle presidenze di Camera e Senato e a quella del Consiglio. Abbiamo provato la strada con il centrodestra e poi con il Movimento 5 stelle. A questo punto non ostacoleremo soluzioni rapide per affrontare le emergenze ma puntiamo a ridare la parola agli italiani il prima possibile». Allora palla a Di Maio e al Movimento 5 stelle? Anche qui, difficile. 

Di Maio prende tempo e punta al voto
Perché Di Maio a Fanpage.it ha prima spiegato di «non aver fatto nessuna alleanza con la Lega» ma «solo un contratto di governo in cui abbiamo messo i punti sui quali eravamo d'accordo». Poi ha lanciato la sfida elettorale: «Il M5s alle elezioni è sempre andato da solo, noi e la Lega siamo forze politiche alternative e io spero di avere l'autonomia per governare da solo, anche perché le percentuali cambieranno. Ovviamente se così non fosse, c'è il contratto che volevamo realizzare e spero che si possa fare in futuro». E, riguardo al nome dell'economista Paolo Savona, nessun passo indietro, anzi, «è molto probabile che il suo nome in qualche modo ritorni nel dibattito pubblico, anche perché è diventato un simbolo di quella battaglia sulla sovranità, una vicenda più grande dei semplici nomi». Di certo la strada più difficile da percorrere è quella di Cottarelli premier, visto che sarebbe «un governo che non ha un voto nel popolo né un voto in Parlamento» e che «rischia di trasformarsi nell'unico governo della storia senza un singolo voto di fiducia».

E Cottarelli?
Di Maio punta al voto. Salvini punta al voto. Il Pd dice di puntare al voto. Berlusconi non vede l'ora di tornare alla urne da candidato. Fratelli d'Italia chiede il voto per ricostruire il centrodestra. Ed è in quest'ottica che va letta la posizione della Lega Nord che ritiene controproducente andare alle urne a fine luglio. Da qui l'idea di arrivare «in modo ordinato» a elezioni all'inizio dell'autunno. Ma perché questa possibilità diventi concreta c'è bisogno di un traghettatore. Quindi, via libera alla nascita di un governo Cottarelli che resterà in carico per un massimo di due mesi. Il problema, però, è con quale fiducia si insedierà questo esecutivo? L'ipotesi sarebbe quella di un'astensione da parte della Lega Nord, che però si scontrerebbe con una sfiducia del Movimento 5 stelle. Ed è in quest'ottica che sono in corso le trattative - più o meno segrete - tra i vari schieramenti. Perché nessuno vuole essere bollato, a pochi mesi dalla elezioni, come colui che ha dato il via libera all'ennesimo governo tecnico. Da qui la tenue apertura leghista, tramite le parole di Giancarlo Giorgetti: «Cottarelli che sta tentando di fare il governo. Se i voti non li ha, dovremo studiare un percorso ordinato verso elezioni il prima possibile». Si tratterebbe, cioè, di astenersi tutti nel voto di fiducia che potrebbe dunque partire come governo in carica. Una sorta di pax estiva, quindi. Ma in vista di una durissima campagna elettorale.
 

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