22 ottobre 2018
Aggiornato 02:00

Lega-M5s, Mattarella pronto a far saltare l'accordo?

Il presidente cita Einaudi: «Il premier lo decide il Capo dello Stato». Poi l'avvertimento: «Leggi senza copertura finanziaria possono essere rinviate»
Il presidente Mattarella
Il presidente Mattarella (ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE - FRANCESCO AMMENDOLA)

DOGLIANI (CUNEO) - «Il capo dello Stato ha il potere di nominare il presidente del Consiglio, anche non avvalendosi delle indicazioni espresse dal principle gruppo parlamentare». Pronunciate in un simile momento politico, le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non possono che suonare come un avvertimento a Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ancora alle prese con una lunghissima trattativa per arrivare alla firma di un accordo che sancisca la nascita del governo del cambiamento, come lo hanno definito Lega Nord e Movimento 5 stelle. Nel ricordo dell'ex presidente della Repubblica Luigi Einaudi in occasione della ricorrrenza del suo giuramento e dell'entrata in carica al Colle, l'attuale Capo dello Stato ha voluto sottolineare come, dopo le elezioni del 1953, il capo di Stato «non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Democrazia Cristiana». 

Un avvertimento a Lega e M5s nel ricordo di Einaudi
Einaudi, ha ricordato il presidente Mattarella, «cercando sempre leale sintonia con il governo e il Parlamento, si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario. Fu il caso illuminante del potere di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo le elezioni del 1953. Nomina per la quale - ha ricordato Mattarella - non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Democrazia Cristiana». Fu un passaggio di un esecutivo di pochi mesi, guidato dall'ex ministro del Tesoro, Giuseppe Pella, ha proseguito Mattarella, «e che portò al chiarimento politico con la formazione di una maggioranza tripartita che governò, con Mario Scelba, sino alla scadenza del settennato dello stesso Einaudi».

Il ruolo del presidente della Repubblica, dal passato a oggi
Per Einaudi «tale l'importanza che attribuiva al tema della scelta dei ministri, dal volerne fare oggetto di una nota verbale, da lui letta il 12 gennaio 1954 - ha rilevato il capo dello Stato - in occasione dell'incontro con i presidenti dei gruppi parlamentari della Democrazia Cristiana», rispettivamente Aldo Moro e Stanislao Ceschi, dopo le dimissioni del governo Pella. «È - scrisse in quella nota - dovere del Presidente della Repubblica evitare si pongano precedenti grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore, immuni da ogni incrinatura, le facoltà che la Costituzione gli attribuisce".

Leggi senza copertura finanziaria possono essere rinviate
Avrebbe potuto scegliere decine di passaggi della carriera di Luigi Einaudi, ma il presidente Mattarella, evidentemente, ha voluto mandare un chiaro messaggio all'attuale classe politica e, in particolare, a Lega Nord e Movimento 5 Stelle: «Le osservazioni al governo non avevano mai indole di critica, sibbene di cordiale collaborazione o di riflessioni comunicate da chi, anche per ragioni di età, poteva essere considerato un anziano meritevole di essere ascoltato». Poi la stilettata, ricordando due leggi approvate dal Parlamento ma rinviate da Einaudi. Due leggi che rimandano a due punti caldi del programma in discussione tra M5s e Lega: l'abolizione della legge Fornero e l'istituzione di un reddito di cittadinanza: «Einaudi - ha ricordato Mattarella - rinviò due leggi approvate dal Parlamento, perché comportavano aumenti di spesa senza copertura finanziaria, in violazione dell'art.81 della Costituzione».