19 agosto 2018
Aggiornato 11:02

Di Maio e Salvini, l'asse sovranista spaventa Mattarella

Anche il Partito democratico teme un possibile fronte anti-europeista del nuovo governo Lega - M5s
Il presidente Mattarella al convegno The state of the Union di Firenze
Il presidente Mattarella al convegno The state of the Union di Firenze (ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI)

FIRENZE - Il ruolo di arbitro da una parte. Quello di garante degli impegni internazionali dall'altro. Per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non sono ore tranquille. E da Fiesole (Firenze), intervenendo al convegno The state of the Union all’Istituto universitario europeo, è soprattutto il rischio di un'avanzata del fronte anti-europeista con un governo Lega-M5s a tenere banco. «Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000». Da questo monito il capo dello Stato si allarga e invita «a riscoprire l'Europa sottraendoci all'egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l'impraticabilità all'Unione».

Le paure del Capo dello Stato 
«Nel turbamento del mondo - ha evidenziato il presidente Mattarella - quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l'essere e il dover essere di un'ampia comunità che trova la sua dimensione in uno spazio già condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente unire». Perché, la sua lettura, «la operosa solidarietà degli esordi - ha detto ancora Mattarella - sembra essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia diffusasi, pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l'uno dell'altro. Non possiamo ignorare questo stato di fatto, né sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità».

Il Pd: «In Italia i populisti ora sono al governo»
«In Italia si sta delineando un quadro nuovo» ha spiegato Davide Faraone, senatore del Pd, ad Agorà, su Rai Tre. «Le forze politiche che in Germania sono al governo con la grande coalizione e che si richiamano al Pse e al Ppe, in Italia sono tutte all'opposizione e i populisti sono tutti al governo. In questo quadro, credo che nel Paese si possa aprire uno spazio politico nuovo e diverso che guardi ai cittadini e non al ceto politico, per costruire percorsi con quel 50% di elettori che non si riconosce nel governo dei populisti. Noi quello spazio politico lo dobbiamo conquistare tutto».

Il discorso di Mattarella è avviso ai naviganti
«Il discorso di stamani del presidente Mattarella non è né un discorso retorico, né politico di parte, ma strettamente legato al suo ruolo costituzionale». Lo scrive sul suo sito il costituzionalista e deputato Pd, Stefano Ceccanti. «Con l'articolo 11 - prosegue - l'Italia ha accettato forme di limitazioni di sovranità, poi in parte precisate con l'articolo 117 comma 1 come modificato nel 2001 che parla di vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Questo coinvolge il nostro rapporto decisivo soprattutto con l'Unione europea e con la Nato. In ultimo l'articolo 81 come novellato nel 2012 vincola alla stabilità del bilancio, sia pure non in termini nominali, ma strutturali, ossia al netto del ciclo economico». Qualsiasi Governo della Repubblica, comunque costituito, prosegue Ceccanti, «non ha quindi solo il vincolo numerico di dimostrare di avere una maggioranza in entrambe le Camere, ma anche quello del rispetto di questi precisi vincoli che discendono dalle nostre libere scelte scolpite nella Costituzione. E' lì che sta il ripudio del sovranismo, cosa che comporta precisi limiti alle maggioranze pro tempore, ai loro programmi e alla composizione dei Governi. I naviganti sono avvisati - conclude Ceccanti- onde prevenire possibili conflitti politici che diventino costituzionali».