3 giugno 2020
Aggiornato 05:30
Politiche europee

L'euro non funziona e va cambiato «per salvare l'Italia e l'Europa». Parola del premio Nobel Stiglitz

Il premio nobel Stiglitz in studio a DiMartedì, su La7, spiega perché il sistema non funziona e va cambiato. «Per salvare l’Italia e l’Europa». E il M5s esulta

ROMA - Il professor Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia, non ha mai nascosto cosa pensa dell’euro. In questo video spiega perché non funziona e perché va cambiato per salvare l’Italia e l’Europa. Innanzitutto l’euro non funziona perché non consente di reagire alle fasi negative dell’economia. Prima dell’euro, quando la produzione rallentava a causa di una diminuzione della domanda di beni e servizi, l’Italia poteva reagire utilizzando le tre leve di politica economica a sua dispozione: la leva fiscale (espandere il bilancio pubblico a favore di famiglie e imprese), la leva monetaria (abbassare i tassi di interesse per favorire credito e investimenti) e la leva valutaria (svalutazione della moneta per recuperare competitività sui mercati esteri ed esportare di più). 

Cos'è cambiato con l'ingresso dell'Euro
Entrando nell’Euro il nostro e gli altri Paesi aderenti hanno perso sia la leva monetaria che quella valutaria. La prima è stata trasferita alla Bce, una strana banca centrale indipendente dagli Stati che non ha tra i suoi obiettivi il mantenimento di alti livelli occupazionali, ma solo quello di contenere i prezzi. La Bce ha fatto politica monetaria restrittiva in piena crisi economica, alzando i tassi di interesse sia nel 2008 che nel 2011, e oggi sta smantellando il Quantitative Easing proprio mentre l’economia globale mostra segni di rallentamento. 

La perdita della politica fiscale
La politica valutaria, invece, non è stata ceduta alla Bce, ma semplicemente persa. Non c’è oggi in Europa nessun governo coerente del tasso di cambio tra l’euro e le altre monete mondiali, dal dollaro americano allo yuan cinese. Come spiega Stiglitz, però, i Paesi dell’eurozona hanno perso di fatto anche la politica fiscale. I vincoli di bilancio scolpiti nei Trattati Europei, dal 3% massimo sul deficit al 60% massimo sul rapporto debito/Pil, non hanno alcun fondamento scientifico. Sono totem che costringono le economie europee a fare austerità quando ci sarebbe più bisogno di aumentare spese sociali e di investimento o di ridurre le tasse. Tra l’altro questi vincoli si sono ulteriormente irrigiditi negli anni con il 3% che è diventato lo 0,5%, cioè il pareggio di bilancio strutturale tra entrate e uscite. In Italia il governo Monti ha addirittura cambiato la Costituzione per inserirvi questo principio folle e pericoloso.

Una moneta a misura della Germania
L’euro non funziona anche perché alimenta enormi diseguaglianze tra Paesi, mettendo in pericolo la solidarietà e l’unità europea. Una moneta unica tra Paesi diversi può funzionare solo se è accompagnata da trasferimenti fiscali che dai Paesi più ricchi si spostano verso quelli più poveri e se il debito pubblico è condiviso e garantito dalla Banca Centrale. L’euro è stato costruito in assenza di queste condizioni: la Germania ha potuto aumentare le esportazioni perché ha beneficiato di una moneta più debole del vecchio marco tedesco, mentre Paesi come la Grecia, la Spagna e la stessa Italia hanno visto peggiorare le loro bilance commerciali. Senza trasferimenti e senza condivisione del debito ciò ha prodotto a lungo andare il ricatto dello spread. O si fanno le politiche di austerità che tornano comode alla Germania o la pressione dei mercati sui governi democraticamente eletti aumenta fino a soffocarli.

L'Europa così è finita
L’Europa così non va da nessuna parte. Se stiamo rispondendo con determinazione alle ingiuste pretese dell’attuale Commissione Europea è perché vogliamo cambiare l’Europa dell’austerità e delle diseguaglianze trasformandola in quella dei popoli e della democrazia. Non ci fermeremo davanti allo spread o a qualsiasi altra forma di ricatto. Siamo uno Stato sovrano e tale vogliamo rimanere.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal