8 dicembre 2019
Aggiornato 15:00

Di Maio vs Salvini: non sarebbe un'elezione ma la resa dei conti

Il problema per i due leader è quello di evitare le critiche per l'aumento dell'Iva, che in caso di ritorno al voto sarebbe molto probabile

Luigi Di Maio e Matteo Salvini
Luigi Di Maio e Matteo Salvini ANSA

ROMA - «In riferimento a ricostruzioni apparse sulle agenzie di stampa il Quirinale fa presente che non risponde a verità la circostanza che il presidente Mattarella abbia invitato la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle a incontrarsi, né che abbia rivolto inviti di questo genere ad altri partiti». Partiamo da qui, dalla nota con la quale la presidenza della Repubblica ha smentito l'invito ai leader delle prime due forze politiche, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, a incontrarsi per cercare una data in cui tornare alle urne. Il tutto, quindi, sarebbe stato deciso direttamente dai due esponenti politici che, mentre continuano a darsele di santa ragione a margine delle consultazioni al Quirinale, come due pugili stanno gettando le basi per l'incontro definitivo. Un voto bis, infatti, sarebbe un vero e proprio «ballottaggio», per dirla alla Di Maio, o un «referendum», per usare le parole di Salvini, tra Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Ma se Di Maio si sente già in campagna elettorale, Salvini ha spiegato che «in queste ore» proverà «a far nascere un governo» perché «non voglio lasciare nulla di intentato per rispetto del voto degli italiani». Ma, se così non fosse, «piuttosto che perder tempo e continuare a far guadagnare qualche mangiapane a tradimento, al voto. E poi tocca a voi. Sperando che dalle parti del Quirinale, di Bruxelles, Berlino o Parigi, nessuno si faccia idee strane facendo telefonate strane. Se fallisce anche questo estremo tentativo, si va al voto. E io sono convinto: vinciamo da soli, vinciamo da soli».

Il Movimento 5 stelle pronto al voto
«Noi chiediamo le elezioni l'8 luglio. Vedo che le chiede anche Salvini. C'è già, quindi, una maggioranza parlamentare che sulle elezioni è d'accordo». Luigi Di Maio raccoglie la sfida e inizia a sferrare i primi colpi: «Chi voleva avvantaggiarsi di questa legge elettorale e mettersi insieme, dopo le elezioni, Fi e Pd, Berlusconi e Renzi, pagherà di più le conseguenze di elezioni anticipate a luglio». La strategia è chiara: provare a schivare il rischio di essere etichettato - lui come Salvini - come l'esponente politico responsabile dell'aumento dell'Iva. Con un nuovo voto, infatti, difficilmente si riuscirebbe ad approvare la Finanziaria entro l'anno, unica strada per evitare il rincaro dell'imposta. Questione di tornaconto elettorale, ovviamente. Chi sarà percepito come responsabile dell'impennata dei prezzi dai cittadini, infatti, difficilmente vedrà aumentare il proprio consenso nella prossima tornata elettorale.

Di Maio e il ballottaggio
Se si andrà al voto l'8 luglio «sarà un ballottaggio tra M5s e Lega». Ne è convinto Luigi Di Maio. Perché oggi, per il leader del Movimento, «ci sono solo due forze politiche». Quanto al richiamo alla responsabilità da parte degli altri schieramenti politici e del presidente della Repubblica, «il M5s avrà massima responsabilità su Def e provvedimenti economici urgenti. Se c'è una paralisi non è responsabilità nostra».

Salvini e il referendum
«Se sarà necesario il prossimo ritorno alle urne sarà un referendum: o di qua o di là». Salvini respinge colpo su colpo gli attacchi di Di Maio. La sfida è iniziata. «Se la coalizione supera il 40% e vince nella maggior parte dei collegi... basta, partita finita, si evitano balletti e astrusità, come quelle che stiamo vivendo». Quanto alle accuse del leader del M5s di essersi consegnato a Berlusconi, la replica è chiara: «Non sono in libertà vigilata, non sono sotto minaccia o ricatto, non ho nulla di cui aver paura, gli armadi sono liberi. Le scelte che faccio sono scelte di coerenza, lealtà, dignità e rispetto del voto degli italiani. Chiunque si permetta di dire che le scelte sono frutto di fideiussioni, di ricatti, di prestiti, stia zitto... Sbaglio con la mia testa, non perchè qualcuno mi impone di sbagliare».

Gli altri...
Ormai confinabili alla voce "altri", il Partito Democratico si limita a criticare i due contendenti, senza fare distinzioni: «Ancora adesso leggo dichiarazioni totalmente irresponsabili e superficiali da parte delle altre forze politiche, persino irrispettose verso il lavoro del Colle di queste ore. Qui c'è da dare certezze al Paese con un governo che blocchi l'aumento Iva e loro continuano a giocare al gatto e al topo: è davvero incredibile, il Paese non si merita tutto questo».