16 novembre 2018
Aggiornato 23:00

Pd-M5s, Renzi arroccato sul no. Dem nel caos

Verdetto probabilmente lunedì. Fra i Democratici crescono consensi al dialogo ma l'ex Segretario è certo di avere la maggioranza
L'ex Segretario del PD, Matteo Renzi
L'ex Segretario del PD, Matteo Renzi (ANSA)

ROMA - Sull'eventuale appoggio a un governo del M5s il Pd è diviso e si prevede una conta in direzione, in cui i renziani sono convinti di avere ancora la maggioranza. «Ma l'aria sta cambiando», si dice certo un esponente dell'ala «trattativista», che si sta allargando. Aiutati in questo, Martina in testa, dallo stop pubblico a ogni trattativa con Matteo Salvini assicurato da Luigi Di Maio con al fianco i capigruppo M5s Danilo Toninelli e Giulia Grillo, all'uscita dalla consultazione a Montecitorio con il loro compagno di partito presidente della Camera Roberto Fico, incaricato da Sergioo Mattarella di esplorare la maggioranza M5s-Pd.

Prima del pubblico preannuncio di divorzio Di Maio-Salvini, la delegazione dem, nel suo incontro Fico, aveva sì fatto un'apertura al Movimento 5 stelle, ma soprattutto aveva preso tempo, perchè sarà la direzione (che probabilmente sarà convocata per lunedì) a decidere se cambiare o meno la linea di opposizione tenuta fino a qua. Il partito, infatti, è spaccato e una lunga riunione al Nazareno tra il reggente Maurizio Maurizio Martina, il presidente Matteo Orfini, i capigruppo alla Camera e al Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci non aveva prodotto una sintesi. Rappresentata plasticamente dall'arrivo alla spicciolata nello studio di Fico.

Le posizioni in campo sono sostanzialmente due
Da una parte i renziani 'ortodossi' e l'area di Orfini, che oggi, dopo l'incontro con Fico, hanno alzato un vero e proprio fuoco di sbarramento contro l'intesa. «Personalmente sono contrario», ha ribadito Orfini. «Sono certa che non sarà una sorpresa per nessuno se dico che per me non ci sono le condizioni politiche e programmatiche per un accordo con il M5s», ha scritto su Twitter la deputata Alessia Morani, usando l'hashtag #senzadime lanciato ormai da giorni. «Davvero - ha rincarato Michele Anzaldi - qualcuno nel Pd pensa di fare il governo con Di Maio e Casaleggio? Messaggio incomprensibile e umiliante per i nostri elettori». Matteo Renzi per ora tace. Ha ascoltato dal suo ufficio di Palazzo Giustiniani le parole di Martina poi ha tanuto una lunga riunione con Marcucci. I suoi, intanto, fanno i conti in vista della direzione e si dicono convinti di avere ancora la maggioranza.

Dalla quota della mozione Renzi sono stati eliminati 20 membri di Areadem (la corrente di Dario Franceschini), 9 riconducibili a Martina, 2 a Veltroni, 3 a Delrio («Per precauzione», specificano). Il pallottoliere dà la pattuglia Renzi-Orfini a 125 su un totale di 205, si dicono certi i renziani, che sottolineano tra loro l'ascesa dell'hashtag Twitter #Renzitorna, entrato nei trending topics.

Ma il 'correntone' favorevole a intavolare una discussione con i pentastellati sembra crescere. Oltre a Martina, che ha usato toni molto distensivi nei confronti del Movimento e incassa lo stop di Luigi Di Maio alla Lega, c'è sicuramente Dario Franceschini, secondo cui «bisogna tentare questa strada senza pregiudiziali». Favorevole da sempre all'appoggio al governo M5s è l'area di Michele Emiliano, che oggi con Giuseppe Antoci ribadisce che «c'è bisogno di dare un governo al Paese, trovare convergenze nei programmi e presentarci all'Italia e all'Europa forti e credibili». Andrea Orlando nota che se sarà confermato il «fatto nuovo» della rottura con la Lega ci saranno «le precondizioni per un confronto serrato sul merito» anche se l'esito «è tutt'altro che scontato». Anche per il sindaco di Milano Beppe Sala sarebbe «inaccettabile» che qualcuno nel Pd ritenesse quasi illegittimo parlare con il M5s perchè «bisogna far vedere che la sinistra c'è». E il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che molti vorrebbero candidato segretario al prossimo congresso, vede un elemento di «novità» nell'atteggiamento dei cinque stelle di fronte al quale «bisogna molto discutere e parlare sui fatti».

Gli eserciti sono in campo, alla vigilia di un ponte del 25 aprile che si preannuncia quanto mai «caldo» per il Pd.