19 settembre 2018
Aggiornato 03:30

Il M5s di Di Maio trionfa ma rimane chiuso in una trappola perfetta. Chi stravince davvero è Salvini

I due scenari più probabili (M5s-Lega e M5s-Pd) potrebbero portare all'implosione del movimento di Grillo, che sta già tuonando contro gli inciuci
Il leader della Lega Matteo Salvini ai seggi durante il voto per le Politiche
Il leader della Lega Matteo Salvini ai seggi durante il voto per le Politiche (ANSA)

ROMA - E’ necessario vedere l’intera disposizione dei pezzi sulla scacchiera per tentate di capire chi vincerà la partita. Ed è necessario non conoscere, o far finta di non vedere, la composizione culturale del M5s per poter sostenere che il risultato ottenuto sia favorevole. Detta brutalmente: chi avrà i guai maggiori, da oggi in avanti, non sarà Renzi, non sarà Berlusconi e men che meno Salvini. Sarà Luigi Di Maio. Verranno al pettine i nodi del «non essere né di destra né di sinistra», e avverrà in maniera violenta nel momento in cui si dovrà decidere se fare un governo con la Lega di Salvini o il Partito Democratico di Matteo Renzi. Nemici acerrimi, fino a ieri. Finisce il tempo degli slogan furbeschi che per anni hanno permesso al M5s di occupare ogni posizione ideoligica: un po' di destra e un po' di sinistra, un po' contro l'euro, un po' a favore dell'euro. Un po' contro i migranti ma anche un po' a favore. Giunge il tempo delle scelte di campo: o di qua, o di là. E i nodi al pettine avranno come conseguenza che se di Maio tenterà di fare dei governi, il suo movimento/partito andrà incontro a forti tensioni interne, quantomeno con il suo ex capo politico e fondatore Beppe Grillo. Il quale ha già detto che il M5s non dovrà fare inciuci. Mentre questa è l’unica certezza che si prospetta: qualsiasi governo necessita di voti di un sacco di gente che ha fatto carriera sparando a zero su "leghisiti e piddini». La scelta di Alessandro Di Battista di non candidarsi a questo giro elettorale mai come oggi si rivela lungimirante.

Salvini mazziere
Può resistere un governo M5s/Lega? Su alcuni punti economici sì, senza dubbio. Parametri europei, moneta unica, legge Fornero, etc: se i due partiti non hanno mentito spudoratamente potrebbero intervenire in maniera massiccia. Scatendando un guerra finanziaria da parte di Bce/Fmi che li butterebbe giù in breve tempo. O quanto meno ci proverebbe. Ma indubbiamente la "strana coppia" non sopravviverebbe sui grandi temi  etici: su migranti e diritti civili si schianterebbero. La posizione della Lega è chiara in tal senso: no allo ius soli, blocco degli sbarchi e rimpatri di massa, nessun diritto civile a coppie dello stesso sesso. Per non parlare di fine vita. Il M5s, invece, ha posisioni diametralmente opposte. 

Il mostro M5s-Pd? 
Idem un governo M5s-Partito Democratico, magari con l’aggiunta di qualche rimasuglio della sinistra di Grasso. Quest’ultima demolita in cabina elettorale dagli italiani. In questo governo Frankenstein, non meno di quello precedente, come si coniugano le posizioni democratiche del M5s sui temi economici? I demorenziani sono degli ultras dell’Europa, i pentallari sono scettici: o almeno, buona parte dell'elettorato del M5s non vuole più sentire parlare di Europa. E sul sistema bancario e la sua prossima crisi di sistema? Altra grana immensa. E sul Tav in val di Susa? Se il M5s non bloccherà quel cantiere entro i primi sei mesi di governo l’intero Movimento noTav scenderà a Roma a prendere i parlamentari cinque stelle per il collo: letteralmente. E, ovviamente, è chiaro che un governo con dentro il Partito Democratico, anche indebolito, non bloccherà quel cantiere.

Renzi il "ricattatore"?
Il Partito Democratico quindi, nonostante la catastrofe, può essere soddisfatto del futuro che lo aspetta: Renzi, sempre che non si dimetta, potrà stare al governo con una posizione ricattatoria. Il M5s per governare avrà bisogno dei voti maledetti del suo acerrimo nemico. Oppure Renzi potrà cannoneggiare dall’opposizione su tutto ciò che si muove nel campo avversario. In questo senso è probabile che il M5s vada verso una scissione: non è possibile immaginare che un movimento di popolo possa anche solo sedersi al tavolo con Renzi e il suo partito. Entrambi raccontati per anni, ormai dieci, come la causa scatenante della rovina italiana. Anche perché, come risulta dai risultati elettorali di Torino, è evidente che laddove il M5s gioca a fare il conservatore, e a copiare il Partito Democratico dato che non ha un’idea di politica – la famosa post ideologia alla fine è quella – crolla: Chiara Appendino, nonostante la sua posizione, ha fatto perdere al M5s ben sei punti, e oggi non avrebbe alcuna possibilità di rielezione alla carica di sindaco. Vale sempre la vecchia regola: tra l’originale e una copia, sempre meglio l’originale.

Cosa farà quindi Beppe Grillo?
Conoscendo il personaggio difficilmente rimarrà tranquillo a vedere la sua creatura mentre affoga nella palude delle alleanze con persone che ha sempre dichiarato di detestare politicamente e umanamente. Con ogni probabilità inizierà a cannoneggiare Luigi Di Maio e, magari, giungerà alla fase estrema di questa congiuntura sfortunata: fondare un movimento suo, che attragga parlamentari, ed elettori, che ancora si definiscono orgogliosamente grillini. La parte che vuole essere anti sistema e basta: per altro una scelta nobile, perché la democrazia non è solamente governare. La vittoria del M5s di Luigi di Maio è quindi molto meno dolce della sconfitta, di misura, del M5s di Beppe Grillo nel 2013; oggi, quel mirabolante 31,5% appare come un numero esorbitante di voti inutili, che non potranno esimere il Movimento dalle sue responsabilità politiche. In un contesto però in cui dovrà scegliere se normalizzarsi definitivamente, strada già intrapresa da tempo, oppure rischiare l’implosione e la diaspora.