6 aprile 2020
Aggiornato 01:00
Politica e conflitto d'interessi

Azienda che vai, candidato che trovi. Quanti interessi (e inciuci) economici nel prossimo Parlamento

Candidati con proprietà e incarichi in azienda, aziende hub di candidati (nella stessa lista) e rivali in Parlamento soci in affari. Ecco cosa rischiamo di ritrovarci nel prossimo Parlamento

Camera dei Deputati.
Camera dei Deputati. ANSA

ROMA - Che politica e interessi economici tendano a intrecciarsi inesorabilmente non è una novità. Ma, sotto le elezioni, è forse ancora più necessario prendere coscienza del fil rouge che unisce questi due universi, tutt’altro che paralleli. Sì, perché proprio esplorando gli interessi economici dei candidati a queste elezioni, ci si può imbattere in partnership improbabili - come rivali politici amabilmente soci in affari -, ma anche in situazioni che possono delegittimare le stesse candidature, come nel caso in cui si profili un conflitto d’interessi. Openpolis ha condotto un’interessante analisi delle proprietà e del profilo economico dei 7.662 candidati, scoprendo che questi ultimi possiedono ben 1.848 proprietà e presentano 3.862 incarichi in aziende. 

Proprietà in azienda: il podio al Centrodestra, ultimi M5s
Quanto alle proprietà in azienda - primo indice considerato nell’analisi degli interessi economici - Forza Italia batte tutti, toccando quota 181. Al secondo posto Noi con l’Italia, con 138, la Lega, con 124, e Fratelli d’Italia con 119. Il Partito Democratico, a quota 81, si colloca quindi dopo i rivali di Centrodestra, ma anche 10 volte meglio (89) e Insieme (84). Il dato più basso è del Movimento Cinque Stelle, con 37 proprietà in azienda.

Incarichi aziendali: podio ancora al Centrodestra, ancora in fondo M5s
Anche per quanto riguarda, invece, gli incarichi aziendali, il Centrodestra si trova in testa. La medaglia d’oro va infatti a Forza Italia, che vanta ben 325 incarichi aziendali totali, seguita da Noi con l'Italia (272), Lega (245) e Fratelli d'Italia (231). 10 volte meglio è un caso particolare: la lista vanta infatti più incarichi aziendali che candidati (76 su 84), per una media di più di un incarico per membro. Il Partito Democratico è a quota 134, 128 +Europa, 102 Liberi e Uguali. Anche in questo caso, in fondo alla lista il Movimento 5 stelle, con 70 incarichi aziendali. 

Tra i più "interessati", candidati di 10 volte meglio, un azzurro e un leghista
Il caso di 10 volte meglio è degno di nota. Uno dei loro candidati, infatti, è vicino a battere ogni record in quanto a proprietà aziendali. Lui è Lucio Gomiero, in corsa in ben 4 collegi plurinominali (Lombardia 1 - 03, Veneto 1 - 01, Veneto 1 - 02, Veneto 2 - 01) e attuale Chief business officer in Benetton, che risulta avere ben 11 proprietà in aziende. Gomiero si contende il podio con Maurizio Carrara di Forza Italia, candidato sia all'uninominale (in Toscana) che al plurinominale (Toscana e Trentino-Alto Adige), anche lui a quota undici proprietà, alle quali si aggiungono però  14 incarichi aziendali. Poi troviamo un leghista, Salvatore Di Mattina, con 10 proprietà in azienda e 4 incarichi aziendali. A seguire, l’azzurro Emilio Floris (10 proprietà in azienda e 5 incarichi) e Jacopo Paoletti, di 10 volte meglio, con 10 proprietà e 3 incarichi aziendali. La classifica non è finita qui. Perché, a voler porre l’accento sugli incarichi aziendali, sul podio troviamo due candidati che ne hanno, ciascuno, più di 20. Loro sono Angelo Novellino (Blocco nazionale per la libertà), candidato sia all'uninominale che al plurinominale nel Lazio, con 25 incarichi aziendali, e Guido Della Frera, candidato all'uninominale per il centrodestra in Lombardia con 21 incarichi aziendali.

Rivali in parlamento, amici in azienda
Ma per avere un quadro realistico della situazione, bisogna citare anche gli «inciuci economici» tra i politici nostrani. Che magari in Parlamento non cessano di darsi battaglia, ma in azienda sono partner inseparabili. È questo il caso, per esempio, di Davide Faraone, sottosegretario del governo Gentiloni e candidato per il Partito democratico nel collegio plurinominale Sicilia, che è anche consigliere della Work and services, società cooperativa sociale, presieduta da Rosalia Pennino, candidata di Forza Italia nel collegio Sicilia 2. Altro caso, quello di Antonio Vivenzi, candidato del centrosinistra all'uninominale di Brescia, presidente del Cda della Linea group holding Spa, società che ha tra i suoi consiglieri anche Paolo Formentini, candidato per il centrodestra. Poi ci sono Simone Airola, leghista, e Gian Luca Proietti Toppi, di Casapound, candidati rivali nel collegio plurinominale Lazio 1, ma insieme nella maggioranza in due diverse società: la Gestioni fiscali società a responsabilità limitata e la Aldina. Altro esempio, Rosa Russo, candidata per Insieme nel collegio plurinominale Sicilia 1, consigliere della Co.Rex società cooperativa, presieduta da Leonardo Salvatore Penna, candidato per il Movimento 5 stelle all'uninominale sempre in Sicilia. E ancora,  Aldo Corgiat Loia, candidato in Piemonte per Liberi e uguali, che è anche procuratore della S.a.a.p.a Spa, società pubblica che vede coinvolta anche Lidia Maria Pizzotti, candidata per Noi con l'Italia-Udc in un altro collegio del Piemonte. 

Stessa azienda, stessa lista: Centrodestra e Mondadori-Fininvest
Altro trend da sottolineare, il fatto che in moltissimi casi candidati per la stessa lista condividono incarichi o proprietà nelle stesse aziende. Aziende che diventano veri e propri hub di candidature. Il centrodestra pare avere un doppio legame con Mondadori e Fininvest, come dimostra, ad esempio, il fatto che i consiglieri di Mondadori Cristina Rossello (candidata all'uninominale e plurinominale), Alfredo Messina (plurinominale al senato) e Pasquale Pio Graziano Cannatelli (plurinominale alla camera). Quest'ultimo è anche vice presidente nonché consigliere di Fininvest assieme a Salvatore Sciascia (uninominale al senato), sono anche tutti candidati in Lombardia. 

FDI e Dedalo
Fratelli d’Italia sembra intrattenere un rapporto speciale con la Dedalo Comunicazione, di cui è proprietario Giovanni Donzelli, candidato in vari collegi plurinominale della camera in Toscana. Ma altri soci sono Augusta Montaruli, candidato alla camera in Piemonte sia all'uninominale che al plurinominale, che detiene il 17,78% della quote, e Michele Barcaiuolo, plurinominale in Emilia-Romagna per la camera, con il 6,67%.

Popolo e costituzione e Pandora tv
Altro caso, Popolo e costituzione, legato a doppio filo con Pandora tv. Giulietto Chiesa, candidato alla camera nel collegio plurinominale Lazio 1, è anche amministratore unico e socio all'8,33% di Pandora Tv. Insieme a lui, con il 4,17% delle quote, spicca Antonio Ingroia, candidato alla camera nel collegio uninominale della Basilicata e in vari collegi plurinominale tra Sicilia, Lazio e Basilicata. Non è finita qui: perché, con la stessa percentuale di partecipazione, vi sono anche Margherita Furlan, candidata al senato nel plurinominale del Friuli-Venezia Giulia, e Gennaro Domenico Damato, sempre al plurinominale ma in Puglia. Quest'ultimo e Chiesa, peraltro, risultano anche rispettivamente presidente e vice presidente della Hub media consulting Srl, di cui detengono assieme la maggioranza, avendo entrambi il 33,33% delle quote.

10 volte meglio e 5 aziende
10 volte meglio risulta invece legata alle aziende Impactscool, Mercurio, Nestar, Fuudly, Flatmateme, Checkout Technologies e Apollo, grazie al network di candidati, tutti alla Camera, Andrea Dusi (in Veneto al plurinominale e uninominale e in Lombardia al plurinominale), Cristina Maria Roberta Pozzi (anche lei all'uninominale del Veneto e vari collegi plurinominali tra Veneto, Puglia e Lombardia), Lucio Gomiero (al plurinominale in Veneto e Lombardia), Francesco Antonio Lato (in Liguria sia all'uninominale che al plurinominale) e Giovanni Nicolò Ricci (uninominale in Lombardia).

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