19 ottobre 2018
Aggiornato 14:00

Nessuna Rimborsopoli, ma cade l'ultima diversità del M5s. Finalmente il moralismo esce di scena

Il M5s cade nella più classica delle nemesi: il primato morale è perduto, fortunatamente. Ora si cominci a parlare di cose vere: trattati europei, debito, euro
Il candidato premier M5S Luigi Di Maio.
Il candidato premier M5S Luigi Di Maio. (ANSA CESARE ABBATE)

ROMA - Il M5s ha creato, ha egemonizzato si direbbe in termini novecenteschi, il solco culturale in cui da qualche anno ci si dibatte in Italia. Tale imprimatur ruota intorno al concetto, vastissimo, di onestà. Come nella più classica delle nemesi, a pochi giorni dalle elezioni, si scopre che gli inarrivabili canoni morali posti dal movimento fondato da Beppe Grillo sono, appunto, irraggiungibili. I pentastellati sono uomini, e donne, come tutti gli altri, con  le loro debolezze. Nulla di cui rammaricarsi.

Creste private
Alcuni parlamentari avrebbero fatto la cresta sui rimborsi, almeno così si legge sui principali organi di informazione, increduli di fronte alla possibilità di poter colpire sul piano della morale coloro che per anni si sono eretti a censori della società italiana, giungendo perfino a insultare gli elettori solo pochi giorni fa. Non esiste maggior soddisfazione di mettere sulla graticola colui che ha impartito lezioni di etica, e buon comportamento. Ma la vicenda sta assumendo contorni incredibili, grotteschi e squallidi se analizzati.

Tutti all'attacco
Disperato di fronte ai sondaggi elettorali che danno il suo partito personale a quota 20%, Matteo Renzi, spara a palla incatenate verso i cinque stelle, paragonando Di Maio a Craxi: parallelo peraltro, totalmente fuori luogo. Una manovra prevedibile che però i cinque stelle non riescono a parare proprio perché schiavi di quella retorica «grillina» che ha fatto la loro fortuna e ora gli si rivolta contro come un serpente velenoso che pensavano di aver addomesticato. «Di Maio che parla di mele marce ricorda Bettino Craxi che aveva definito Mario Chiesa, 'un mariuolo. Quello che sta accadendo tra i cinquestelle è impressionante, si sono trasformarti in un'arca di Noè che sta imbarcando truffatori, scrocconi, riciclati e massoni»: queste le parole dell’ex presidente del Consiglio. Tragiche e ridicole. Segue nell’attacco Federico Pizzarotti: «Promettono lotta all'evasione e poi non riescono a controllare i rendiconti di cento parlamentari. Che ci fosse poco controllo nei rimborsi era noto - continua il sindaco -  spesso le rendicontazioni sono state usate in maniera strumentale. Quello che trovo grave è che siano proprio i 'caporali', quelli più visibili in tv, ad aver falsificato le rendicontazioni». Da Torino giunge l’ultima bordata, da parte di un uomo da tempo fuori dal M5s, l’ex consigliere comunale Vittorio Bertola: «Penso anche che se si andasse a guardare bene nei rimborsi spese dei parlamentari M5S, parecchie migliaia di euro al mese a testa, chissà cosa potrebbe saltare fuori: altro che un milione e mezzo di ammanco, il problema sono decine di milioni di euro di rimborsi incassati dai parlamentari su cui, visto l'andazzo, chissà quante creste possono essere state fatte. Infatti, la dolce vita del M5S nazionale va avanti da molti anni (il post qui sotto è del 2015), e la dirigenza massima del Movimento, da Di Maio allo staff casaleggiano, ha sempre giustificato tutto e ora dice che nessuno di loro si era mai accorto di niente. Delle due l'una: o sono stupidi e incauti, e quindi assolutamente non in grado di governare un Paese di furbi come il nostro, oppure sapevano e hanno taciuto, magari preferendo insabbiare le furberie per evitare lo scandalo, o magari, peggio ancora, perché un parlamentare disonesto è facilmente ricattabile (del resto quelli beccati con le mani sporche erano dei fedelissimi)».

Non è una rimborsolpoli
La questione è, in sé, sotto ogni aspetto, ridicola. Il M5s ha restituito decine di milioni di euro e eventuali ammanchi non possono essere pretesi e soprattutto non possono andare sotto il nome di «rimborsopoli». Le inchieste giudiziarie che presero il nome di rimborsopoli afferivano a denari pubblici che i politici intascavano attraverso spese fittizie o non afferenti alla sfera professionale. Buona parte di quelle inchieste nate sull’onda dell’isteria grillina che denunciava la politica corrotta e marcia sono finite nel nulla. I cinque stelle sono accusati di non aver restituito soldi loro, non pubblici. Che razza di accusa è? Nessun tipo di malversazione, quindi. Nessuna corruzione, come nessun furto. La vicenda quindi affonda le sue radici su un piano squisitamente morale, e qui le «colpe» diventano molto serie.

L'errore del M5S
Il M5s ha la responsabilità di aver spostato la proposta politica su un piano unicamente morale, creando un mondo manicheo, in cui esistono i buoni e i cattivi fondato sui soldi, sulla roba. Che loro fuggivano e gli altri, i cattivi, arraffavano. Era solo una questione di tempo, ma queste dinamiche esplodono sempre in mano a chi le maneggia: sono bombe a orologeria innescate. Ma, l’aspetto grave di questa sgangherata ma prevedibile storia - nel 1994 Ugo La Malfa trasformò il nobile e storico Partito Repubblicano nel «partito degli onesti» e poi fu travolto da scandali  - è che la retorica grillina dell’onestà come unica differenza tra i vari soggetti politici italiani ha schiacciato fino all’annullamento la proposta sulle cose. Sull’idea di mondo che uno vuole: non già sui grandi scenari, ma sulla realtà. La campagna elettorale in essere è la peggiore di sempre perché la stragrande maggioranza dei partiti dice esattamente la stessa cosa, quantomeno sui temi rilevanti. L’uniformità, il conformismo, domina sui temi come il debito pubblico, la moneta unica, il sistema bancario, l’austerità, la forma ideologica dell’Unione Europea attuale. Esclusa la Lega - spiace assai doverlo ammettere a chi scrive - e l’estrema sinistra di Potere al Popolo, su questi temi esiste un’uniformità di pensiero: e purtroppo anche il M5s si trova invischiato in questa marmellata ideologica. La post-ideologia di cui si è fatto portatore era fondata sul disumano primato dell'onestà: caduto quello, rimane l'uguaglianza con gli altri su tutto il resto.