23 maggio 2019
Aggiornato 06:00
Erdogan in Italia

I valori morali non esistono più, esiste solo il valore economico: ecco perché accogliamo Erdogan

L'Italia, e il Vaticano, accolgono in pompa magna l'uomo che sosteneva l'Isis solo fino a poco prima dell'intervento russo in Medio Oriente

Il presidente turco Recep Erdogan in Vaticano accolto da Papa Francesco
Il presidente turco Recep Erdogan in Vaticano accolto da Papa Francesco ( ANSA )

ROMA - Un incontro esecrabile, ma inevitabile. Perché l'unica cosa che conta sono i soldi, gli affari, i commerci. I "valori" oggi si sono trasformati in un monolitico concetto di "valore economico": escludente e totalitario. I filosofi greci si rivoltano nella tomba, trionfano gli apologeti del più retrivo materialismo e relativismo. Tutto va bene, se può portare ad un aumento delle esportazioni nella bilancia dei pagamenti. La presenza del premier turco Recep Erdogan ci mette nuovamente di fronte al crollo del mito secondo cui il libero mercato è l’antidoto più potente all’avanzare delle dittature. Non solo: emerge la manifesta debolezza politica ed economica dell'Italia, che non riesce a rifiutare la passerella mediatica al presidente dittatore, perché legata mani e piedi al commercio con la Turchia.

Arriva il nuovo califfo
Al di là delle accuse che vengono mosse a Erdogan, che concentra nelle sue mani ben più potere di quanto ne ebbe il padre della patria Ataturk, è necessario fare un’analisi di chi il nostro paese, nonché il Vaticano, sta ospitando oggi in pompa magna: il tutto per una visita dal valore squisitamente politico, dato che sancisce il ritorno della Turchia nel buon mondo della comunità internazionale da cui era stata cacciata. Un ritorno nei giorni in cui l’esercito regolare turco martella a suon di artiglieria e incursioni aeree le zone controllate dai curdi, coloro che hanno combattuto e vinto – con siriani e russi – la guerra contro l’Isis. Ma, nell’incredibile scacchiere medio orientale, i curdi che tolsero le bandiere nere dell’Isis combattendo casa per casa oggi sarebbero i nuovi terroristi. Sono "almeno 823 i terroristi" curdi del Pyd e del Pkk e dell'Isis "neutralizzati" (cioè uccisi, feriti o catturati) dall'inizio dell'offensiva turca contro l'enclave curdo-siriana di Afrin, due settimane fa. Lo sostiene un nuovo bollettino diffuso delle forze armate di Ankara sull'operazione 'Ramoscello d'ulivo'. Nella notte, aggiungono i militari, sono inoltre proseguiti i raid dell'aviazione, che hanno distrutto 6 obiettivi tra rifugi e deposti di armi. Le cifre non sono verificabili in modo indipendente sul terreno.

Amici per sempre
Ecco, in queste ore in cui il governo italiano ascolta la vibrante richiesta di Erdogan di poter entrare dentro l’Unione Europea, cresce la tentazione di riprodurre quelle foto scattate dagli aerei spia russi in cui si vedevano le colonne di autocisterne contrabbandare petrolio tra la Turchia e i terroristi di Daesh. Eppure, nonostante l’imbarazzo mediatico che porta i maggiori media a relegare la notizia della visita di Stato lontano dall’attenzione generale, oggi quel presidente che fece quegli accordi – secondo i servizi di sicurezza russi dietro il contrabbando di petrolio c’era il figlio di Erdogan – prima parla con Papa Francesco e poi con Gentiloni. Con il primo affronta la questione di Gerusalemme, che dopo il riconoscimento di Trump quale capitale indivisibile di Israele è tornata al centro dell’agenda politica. Ragione nobile, quindi, quella che muove il capo del Vaticano – il «francescano» d’adozione Bergoglio – e Erdogan, giocata come carta di scambio per altre partite economiche. «L'incontro con il Papa è un'opportunità significativa per attirare l'attenzione sui valori umani comuni, l'amicizia e i messaggi di pace e per discutere della lotta contro razzismo e islamofobia": così Erdogan ha dichiarato in una intervista al quotidiano La Stampa, in cui ha anche commentato l'attacco a Macerata, affermando di considerare la xenofobia alla pari del terrorismo. Parole che danno il metro della spregiudicatezza del personaggio. Che, da buon mercante asiatico, ha deciso di porsi quale merce sul mercato globale della geopolitica. Stretto un accordo molto solido con la Russia di Putin, e quindi indirettamente con l'Iran, Erdogan con questo viaggio fa capire chiaramente che la sua influenza politica si può comprare. E la offre all'occidente, passando attraverso l'Italia e il Vaticano. La scusa di Gerusalemme, ovviamente, lasca il tempo che trova.
 
Affari e basta
Ma se la moralità ha come unico parametro il libero commercio, gli affari e la globalizzazione, è ovvio che tutte le considerazioni di cui sopra cadono. I rapporti economici e commerciali con la Turchia sono eccellenti e l’Italia si colloca sempre ai primi posti tra i principali partner del Paese. L'interscambio tra i due Paesi ha toccato il livello record nel 2011 di 21,3 miliardi di dollari. Nel 2016 l’Italia si è attestata quale 3° partner commerciale con 17,8 miliardi di dollari di interscambio totale (10,2 miliardi di dollari in esportazioni e 7,6 miliardi di dollari in importazioni) e una quota di mercato del 5,2%. Per quanto riguarda gli IDE, nel 2016 l’Italia ha fatto investimenti per 79 milioni di dollari e ha confermato la propria presenza nel Paese con oltre 1300 aziende. Anche in materia di appalti pubblici, le imprese italiane hanno ottenuto negli ultimi anni ottimi risultati aggiudicandosi appalti per la realizzazione di alcune tra le più importanti opere pubbliche turche. La collaborazione economica con la Turchia si sviluppa lungo cinque direttrici principali: la tradizionale e consolidata presenza di grandi gruppi dell’industria manifatturiera con impianti produttivi nei principali cluster industriali turchi; l’attività dei gruppi italiani nei progetti di produzione e connessione energetica; l’importante ruolo delle banche italiane, la partecipazione allo sviluppo infrastrutturale del Paese, ed, infine, la cooperazione nel settore della difesa. Il 22 febbraio 2017 si è tenuta la prima Joint Economic and Trade Commission (JETCO) tra Italia e Turchia durante la quale è stato firmato un protocollo per il rafforzamento degli investimenti e della cooperazione economica nei settori dell’energia, dell’agricoltura, della scienza e della tecnologia, del turismo e della cultura.