19 ottobre 2018
Aggiornato 11:30

Renzi fissa le tappe della road map per le candidature Pd: tutti i big in campo

Ecco la 'road map' del segretario del Pd Matteo Renzi per l'entrata nel vivo della campagna elettorale
Il segretario del Pd Matteo Renzi
Il segretario del Pd Matteo Renzi (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - Chiudere entro il 15, almeno per la maggior parte, le candidature nei collegi, ed entro il 25 le liste proporzionali. E' questa la 'road map' del segretario del Pd Matteo Renzi per l'entrata nel vivo della campagna elettorale. Per far questo dall'8 gennaio, dopo una pausa per le feste, il leader Dem incontrerà i segretari regionali per avere suggerimenti e indicazioni sulle candidature. Della campagna elettorale, comunque, si parlerà anche in una direzione Dem che sarà convocata a metà gennaio. Oggi l'ha chiesta Andrea Orlando "per definire l'impostazione politica", cosa che, ha detto, "non credo sia un'esigenza della minoranza, ma di tutto il partito». Dal Nazareno la risposta che trapela è che è "scontato" che venga fatta una direzione, che comunque dovrà essere poi convocata nuovamente per approvare le liste.

Spazio ai big
L'idea, comunque, è dare uno spazio di primo piano ai big del partito, a partire dai ministri Marco Minniti, Graziano Delrio, Dario Franceschini, Andrea Orlando. Tutti saranno candidati in un collegio e saranno capilista in una regione. Renzi e il premier Paolo Gentiloni saranno candidati in un collegio (il primo al Senato a Firenze, il secondo a Roma) e capilista in due Regioni, ancora da definire, anche se il segretario potrebbe correre in Campania e Lombardia. Per il resto Renzi intende far lavorare a pieni giri la macchina del Pd sul territorio e i candidati nei collegi, impegnandosi al massimo ma senza un 'tour' in tutta Italia, che del resto è appena finito con il treno 'Destinazione Italia'.

"Forza tranquilla" vs "chi vive di rancore"
Intanto Renzi, stamani, in un post su Facebook, ha delineato quali saranno i temi della campagna Dem, che contrapporrà il Pd come "forza tranquilla", come detto ieri da Gentiloni, a "chi vive di rancore e di rabbia». "Dunque, si parte davvero - ha scritto Renzi -. Voteremo il 4 marzo. Da un lato ci sono le promesse mirabolanti di Berlusconi e Salvini, il tandem dello spread e del populismo. Dall'altro Di Maio e Grillo, che vogliono referendum su euro e vaccini, promettendo assistenzialismo e sussidi. E poi ci siamo noi. Che in questi anni abbiamo lavorato tanto e sbagliato qualcosa ma che siamo una squadra credibile e affidabile». Il Pd presenterà quindi i risultati raggiunti al governo, con un Paese che "sta meglio di prima" ma soprattutto lancerà "idee per andare ancora avanti, perché siamo i primi a non accontentarci. Vogliamo più futuro, vogliamo più vita, vogliamo più qualità. E pensiamo all'Italia che vuole creare lavoro, non assistenzialismo. L'Italia dei diritti, del sociale, della cultura. L'Italia che non esce dall'Euro, ma porta umanità in Europa. Questi siamo noi. Siamo oggettivamente tutta un'altra storia rispetto al populismo a cinque stelle e all'estremismo di questa destra leghista".

Le prime tappe
Se questa è la linea "generale", i primi appuntamenti ci saranno già a metà gennaio. Il 12 e 13 è in programma un incontro con gli amministratori Pd a Torino (con una sfida al M5s nella città governata da Chiara Appendino) e il 14 a Milano, dove Renzi parteciperà a una iniziativa con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, il sindaco Beppe Sala e il candidato governatore Giorgio Gori.