5 giugno 2020
Aggiornato 14:30
Centrodestra

Berlusconi e la Corte di Strasburgo, perché la sentenza può decidere il futuro del Paese

La prima e unica audizione sul caso della candidabilità politica del presidente di Forza Italia avrà luogo mercoledì 22 novembre, ma la sentenza è attesa nel 2018

Sulla candidabilità o meno di Silvio Berlusconi deciderà la corte di Strasburgo
Sulla candidabilità o meno di Silvio Berlusconi deciderà la corte di Strasburgo ANSA

ROMA – Silvio Berlusconi attende trepidamente la sentenza che potrebbe decidere le sorti del Paese. Arriverà solo nel corso del 2018, ma la prima e unica audizione sul caso della candidabilità politica del presidente di Forza Italia avrà luogo mercoledì 22 novembre e la decisione (definitiva, perché il ricorso non è possibile) verrà presa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo. La faccenda è seria perché da questa sentenza potrebbe dipendere o meno, per Silvio Berlusconi, la possibilità di tornare a vestire i panni del premier. La Corte dovrà stabilire se può essere applicata o meno la retroattività alla legge Severino senza incorrere nella violazione dei diritti umani.

Cosa prevede la legge Severino
La legge Severino (dal nome del ministro della Giustizia del governo Monti, Paola Severino, che l'ha redatta) sancisce l'incandidabilità alle elezioni politiche per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione. E' il caso di Silvio Berlusconi, che nel maggio del 2013 è stato condannato in via definitiva a quattro anni (di cui tre condonati dall'indulto) per frode fiscale nel processo Mediaset. Vista anche l'età avanzata (ottant'anni compiuti), al presidente azzurro è stato permesso di scontare la pena con l'affidamento in prova ai servizi sociali in una casa di riposo per anziani.

Il ricorso di Berlusconi alla Corte di Strasburgo
Berlusconi era stato condannato anche a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici come pena accessoria, ma dopo soli tre mesi la Cassazione aveva chiesto di ricalcolare la pena accessoria, considerata sproporzionata. Così, in autunno, la pena accessoria è stata ridotta a due anni d'interdizione dai pubblici uffici. In base alla legge Severino il leader di Forza Italia risulterebbe incandidabile fino al 2019, ma Berlusconi ha fatto ricorso contro la retroattività presso la Corte europea dei diritti dell'uomo. Secondo il presidente azzurro, che cita l'articolo 25 della Costituzione italiana, «nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso».

Dalla sentenza dipende il futuro del Paese
Inoltre, secondo l'articolo 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, nessuno può essere condannato per un'azione o omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto nazionale o internazionale. Per questo Berlusconi ritiene che non possa essere applicata la retroattività alla legge Severino e che l'Italia debba essere condannata per violazione dei diritti umani. I fatti per i quali il leader di Fi è stato condannato risalgono infatti a prima della promulgazione della legge Severino, che è entrata in vigore solo 6 novembre del 2012. La sentenza della Corte di Strasburgo è attesa per i primi mesi del 2018 e da essa dipenderà la candidabilità o meno di Silvio Berlusconi alle prossime elezioni politiche che si svolgeranno l'anno venturo.


 

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