25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Banca Etruria

La lettera di Renzi alla Stampa in risposta all'articolo-denuncia

Matteo Renzi ha scritto una lettera a La Stampa per replicare a quanto scritto dal quotidiano torinese

Il segretario del Pd Matteo Renzi con il sindaco di Bari, Antonio Decaro, sul treno ''Destinazione Italia'' in viaggio tra Foggia e Barletta
Il segretario del Pd Matteo Renzi con il sindaco di Bari, Antonio Decaro, sul treno ''Destinazione Italia'' in viaggio tra Foggia e Barletta ANSA

FIRENZE - "Anziché continuare a evocare la vicenda Banca Etruria, su cui pure sarà interessante nelle prossime settimane ricostruire sul serio l'accaduto anziché usarla come comodo alibi per azzerare ogni critica, sarebbe interessante capire che cosa è accaduto nella vigilanza sugli istituti veneti e non solo». È un passaggio della lettera di Matteo Renzi pubblicata in apertura della Stampa. "Per rispetto alla verità dei fatti ho il dovere di smentire radicalmente la versione riportata dal Suo giornale", scrive il segretario del Pd riferendosi al retroscena pubblicato ieri dal quotidiano torinese in cui la banca commissariata viene indicata come l'origine dello scontro sul governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco.

"Il Governo non dice la verità"
"Non è vero", scrive Renzi, "che il Governo non sia stato informato per tempo dei commissariamenti delle banche in crisi, a cominciare da Banca Etruria. Ogni passaggio è stato concordato tra Palazzo Chigi e Mef in perfetta sintonia». "Nessuna freddezza legata alle vicende di Banca Etruria, nessuna mancata collaborazione" tra governo e Bankitalia. "Il Governo, che ha agito in modo concertato e coeso come potrà agevolmente confermare il ministro Pier Carlo Padoan, e la Banca centrale hanno cercato insieme di affrontare le numerose sfide che si sono presentate in quei mesi. Nessun problema istituzionale, dunque. Nessuno".

L'attacco alle autorità di vigilanza
Il giudizio politico negativo sulla gestione degli organismi di vigilanza, prosegue il segretario dem, "che il Pd ha espresso nelle sedi proprie istituzionali al momento del rinnovo degli incarichi, non prima né dopo, non trae dunque spunto da presunte difficoltà istituzionali ma da una constatazione: le cose non hanno funzionato come avrebbero potuto e dovuto. Il nostro giudizio politico è che in questi anni Banca d'Italia e Consob non abbiano garantito un sistema di controlli efficiente. E i primi segnali che vengono dalle sedute della commissione d'inchiesta rafforzano questa valutazione». "Se in questi anni le autorità della vigilanza avessero passato il proprio tempo leggendo meglio i documenti dei loro colleghi anziché parlando coi giornalisti per raccontare discutibili retroscena, probabilmente il mondo del credito e della finanza oggi starebbe meglio", rimarca Renzi.